L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 dicembre 2018

Quel corrotto euroimbecille Pd si è inventato le clausole di salvaguardia che ha spostato sempre più avanti la problematica, la cui eliminazione è diventata sempre più pesante. Scarica le sue incapacità su questo governo, tipico degli irresponsabili

Iva, Tria sbotta con Padoan: ​"Quelle clausole ereditate da voi"

Scontro in commissione Bilancio della Camera. Il ministro sbotta: "Mi avete massacrato per un'ora". Il Pd: "Qui sei ospite" 

Sergio Rame - Ven, 28/12/2018 - 08:27

La manovra eonomica ancora al centro dello scontro politico. Dopo il violentissimo braccio di ferro al Senato, ora il testo approda sui banchi della commissione Bilancio della Camera.


E lo scontro non è certo più lieve, con le opposizioni che fanno la guerra a una legge tanto importante sulla quale l'esecutivo gialloverde ha deciso di forzare la mano. Che i nervi siano tesi lo si evince dai durissimi botta e risposta di ieri sera. Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, in audizione per spiegare i pilastri della finanziaria, si è trovato più volte messo all'angolo. Finché, come riporta l'agenzia AdnKronos, non ha sbottato: "Mi avete massacrato per un'ora" (guarda il video). Quindi sono partite le proteste da diversi componenti della commissione. "Massacrato a chi? - replica il piddì Enrico Borghi - il governo è ospite del Parlamento".

Tria porta in commissione Bilancio tutti i numeri della manovra economica. "Abbiamo raggiunto il miglior risultato possibile sia dal punto di vista economico-finanziario che politico - assicura - un risultato che conferma gli obiettivi fondamentali di riforma del governo e li conduce dentro un livello di indebitamento netto più contenuto di quello preventivato - continua - ciò ci consentirà di ricondurre lo spread verso livelli più vicini ai fondamentali dell'Italia e soprattutto di ridare fiducia ai consumatori, agli investitori e ai mercati". Quindi passa a illustrare le due misure bandiera della legge: il reddito di cittadinanza e quota 100. Il primo partirà dal primo aprile 2019 ha una dotazione che per il 2019 ammonta a 7,1 miliardi di euro. Tutti i dettagli saranno definiti con un decreto che verrà emanato a inizio del nuovo anno. Tuttavia, ci tiene ad assicurare, resterà "inalterata la platea dei potenziali beneficiari e l'entità massima del sostegno erogato". Anche per quota 100 conferma l'impianto e l'impatto della riforma: si potrà andare in pensione con 62 anni e 38 di contributi senza alcuna riduzione dell'assegno pensionistico. Tutti i dettagli verranno stabiliti con un apposito collegato alla manovra. E anche in questo caso arriverà a inizio del prossimo anno.

"Stiamo cercando di uscire dalla trappola della bassa crescita...". Le tensioni crescono quando Tria affronta lo spinoso tema delle clausole di salvaguardia. Assicura di averle portate per il 2020 a circa 23 miliardi e per il 2021 a poco meno di 28,8 miliardi e confida di poter intervenire per gli anni prossimi, "sperando in una maggiore crescita e sulla capacità di reperire maggior coperture come fatto quest'anno con molta fatica". "Si lavorerà fin da gennaio per fare quello che abbiamo fatto quest'anno: abbiamo eliminato 12,4 miliardi di clausole di salvaguardia", assicura. Poi, però, ammette: "La situazione non è facile, dovremo lavorare a lungo, bisognerà fare un grosso lavoro su questo, dovremo partire subito e non è che non ci preoccupi". In commissione il confronto è durissimo. E presto si polarizza nel botta e risposta con l'ex ministro dell'economia Pier Carlo Padoan. "Il famoso sentiero stretto di cui si parlava in passato è chiaro che c'è anche adesso ma il sentiero stretto non ha portato a niente perchè il problema sta lì", tuona Tria replicando alle critiche che gli vengono mosse dal Pd. "È chiaro che la situazione non è semplice e non ce l'avete lasciata semplice ma non è solo colpa vostra. Anche per le regole fiscali europee che dovremo cambiare e per l'eredità dell'onere del debito che avevamo prima e abbiamo adesso". Volano urla e proteste. Tanto che il presidente della Commissione, il leghista Claudio Borghi, ha deve più volte richiamare all'ordine.

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