L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 dicembre 2018

Salvini fanfulla, spessore politico zero, solo servo del sionismo ebraico, è la politica estera che determina il tutto


dicembre 11, 2018 


di Niram Ferreti – 

Sono sempre loro, gli inappellabilmente virtuosi, quelli che un tempo furono la meglio gioventù e ora, a maggioranza abbondantemente oltre la mezza età, risplendono sempre della luce di chi sta perennemente dalla parte del Bene, del Vero, del Giusto. Si tratta dei cento ebrei italiani i quali firmano una lettera aperta al Ministro dell’Interno, Matteo Salvini in queste ore in Israele, perché fermamente condanni l’antisemitismo.

Brillano i nomi di Gad Lerner, Anna Foa, Giorgio Gomel, Michele Sarfatti, i quali, in base all’autorità superiore conferita a loro da essi medesimi, esigono da un ministro italiano, dichiaratamente amico di Israele, un attestato che lo renda se non degno ai loro occhi di ricoprire l’incarico che ricopre, perlomeno di mettere piede in Ertez Israel, che essi, il non plus ultra della diaspora italiana, tutelano fermamente con la loro autorità morale.

Lo fanno puntualmente quando Israele per esempio si difende dai jihadisti di Hamas che tentano di violarne i confini per perpetrarvi atti terroristici. Allora si armano di carta e penna e pongono nuovamente la loro firma in calce a lettere che condannano “l’uso sproporzionato della forza”, oppure firmano altre lettere con cui si chiede di fermare l’occupazione dei territori che il Mandato Britannico della Palestina del 1922 assegnava incontrovertibilmente agli ebrei e che Hamas e l’OLP affermano essere interamente appartenenti all’Umma islamica.

Gad Lerner è il capofila della firma apposta a quasi tutti questi appelli, e facendo parte della schiera degli adepti della teologia dell’immigrazione, naturale proseguimento di quella della liberazione, ha in Matteo Salvini, la sua bestia nera. Vedere il leader della Lega andare in Israele e stringere la mano a Netanyahu è troppo, bisogna fare qualcosa, intervenire. Certo, anche gli altri firmatari sono perplessi, tutti assai preoccupati che nuovamente risorga il fascismo, Anna Foa in testa. Sono tempi duri.

Peccato che nessuno di loro abbia mai chiesto con la stessa fermezza all’ex Presidente del Consiglio e poi Ministro degli Esteri e amico di Hezbollah, Massimo D’Alema, sempre così prodigo di complimenti verso Israele, di prendere le distanze da sue spericolate dichiarazioni, come quella recentissima secondo cui, durante i tumulti ai confini tra Gaza e Israele, giunti all’apice il maggio scorso, l’esercito israeliano avrebbe fatto fuoco su “ragazzi inermi”, ovvero i 52 miliziani di Hamas che tentavano di sabotare la barriera divisoria.

Non si ricordano nemmeno appelli firmati dai 100, o 200, o 300, ebrei illuminati, contro l’estremismo islamico che in merito all’odio contro gli ebrei, trova nel Corano il suo testo fondante, e, a proposito del quale, una indiscussa autorità islamica come Ahmad al Tayyib, Grande Imam dell’Università di Al Azhar al Cairo, durante una trasmissione televisiva, il 25 ottobre del 2013 disse, commentando il versetto 5:28 del Corano, “Scoprirai che i più veementi nella loro ostilità contro i credenti sono gli ebrei e gli idolatri”, “Questa è una prospettiva storica che non è mutata fino ai nostri giorni”. Estremismo ben rappresentato sia da Hamas, per cui, il jihad è normativo nella “lotta di liberazione” nei confronti degli ebrei in Palestina, sia dal più “moderato” Fatah, prodigo nell’intitolare strade ai terroristi palestinesi e nel promuovere mappe della Palestina in cui Israele è scomparsa.

Su questi temi i 100 sono fragorosamente assenti. La questione sul tappetto, quellla incandescente, è che Matteo Salvini prenda le distanze dall’antisemitismo.
“I firmatari” ci informa La Repubblica “si dicono ‘Preoccupati per l’acuirsi di forme di intolleranza in Italia come altrove’, e si auspicano che Salvini in Israele, ‘nazione di immigrati e rifugiati’, pronunci ‘una condanna ferma di atti di antisemitismo, di rimozione della memoria, di banalizzazione degli orrori degli anni ’30 e ’40 del ‘900, in movimenti e partiti della destra etno-nazionalista in Italia e in Europa’” e perché no? anche una ferma condanna dalle Leggi Razziali del 1938, del Manifesto della Razza e forse anche dagli articoli di Giovanni Preziosi su La Vita Italiana.

“Israele nazione di immigrati e rifugiati” è poi un capolavoro; come se Israele fosse di fatto fondata sopra questo e non su un movimento di emancipazione come il sionismo, come se essa fosse stata priva, fino alla metà dell’800, di una permanente, se pur minoritaria presenza ebraica. Ma la teologia dell’immigrazione enuncia un Verbo onnicomprensivo, in cui l’immigrante e il rifugiato diventano corpo sacro, eucarestia, a cui ogni altro aspetto del reale è sottomesso.

Nessuna preoccupazione viene espressa per l’antisemitismo di matrice musulmana maggioritario e omicida, che ha avuto in Francia il proprio apice e che ha fatto dire a uno dei maggiori intellettuali francesi, Alain Finkielkraut, “Sono estremamente preoccupato, sia per gli ebrei francesi che per il futuro della Francia.

L’antisemitismo che stiamo sperimentando oggi in Francia è il peggiore che io abbia mai visto nella mia vita e sono convinto che andrà peggiorando” . Tutto questo è rimosso dalla scena.
Il sinedrio di sinistra dei 100 illuminati chiede solo a Matteo Salvini conto. E’ lui che deve discolparsi, solo così gli sarà concesso entrare nella Terra Promessa.


!Sheik of Al-Azhar Ahmad Al Tayeb Justifies Antisemitism On The Basis of the Koran, Memri, 25 ottobre 2013

“Robert Sarner, Controversial Jewish analyst Alain Finkielkraut is worried for France’s future, The Times of Israel, 24 agosto 2018

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