L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 13 gennaio 2019

Charlie Hebdo - Nessuno si chiede come mai due feroci sicari non sanno come aprire una porta blindata, aspettano che una Coco per caso apra loro, la lasciano in vita, vanno al piano superiore e uccidono dodici persone. Inizia la Strategia della Paura e del Caos che interviene ogni volta che il potere ha bisogno di essere puntellato, per non far dimenticare, per limitare la libertà in nome della sicurezza. Il ministro degli interni parla di tre killer MA i terzo si fa vivo solo il giorno dopo all'Hiper Cacher, dono di preveggenza


Francia: quattro anni fa l’attentato all’Hyper Cacher

11 Gennaio 2019 Mondo
di Roberto Zadik

Sono passati 4 anni da quel tragico gennaio parigino del 2015. A distanza di due giorni, infatti, quell’anno si verificarono due efferati attacchi terroristici, firmati Isis e che cominciarono la lunga spirale di attentati ai danni delle società europee di questi anni. Il primo nella redazione satirica di Charlie Hebdo con l’uccisione di 12 persone da parte dei due terroristi, i fratelli Kouachi. Il secondo venerdì 9 gennaio quando il negozio ebraico Hyper Cacher venne preso d’assalto da Amedy Coulibaly.

Furono ore di terrore quando, come ha ricordato il sito di Algemeiner, il locale, situato a Porte de Vincennes nel 20esimo circondariato della capitale francese, venne assediato dai due delinquenti che presero in ostaggio 12 persone. Alla fine quattro di esse morirono e, fra i morti, il giovane Yohav figlio del Rabbino Capo di Tunisi Benjamin Hattab accorso per salvare gli ostaggi.
La commemorazione

In ricordo di quanto avvenuto, mercoledì 9 gennaio, davanti al negozio si è tenuta una cerimonia in cui vari esponenti sono intervenuti. Primo fra tutti François Kalifat, presidente del Crif, Consiglio Rappresentativo delle Istituzioni Ebraiche Francesi e organizzatore dell’iniziativa, che ha ricordato come “il nostro dolore è sempre presente e la nostra rabbia è ancora forte.” A commentare la ricorrenza sul web anche numerose istituzioni ebraiche americane. Come l’Anti Defamation League (ADL) che ha ricordato che “non smetteremo mai di contrastare l’antisemitismo in Europa e nel mondo”. Fra le reazioni anche Il Comitato Ebraico Americano ha detto “Onoriamo le vite delle vittime innocenti uccise quattro anni fa oggi all’Hyper Cacher. Che possa il loro ricordo essere benedetto”. Infine il Congresso Ebraico Mondiale ha menzionato i nomi delle vittime “Philippe Braham. Yohan Cohen, Yoav Hattab e Francois Michel Saada. Uccisi solo perché ebrei”.

In diversi articoli apparsi sulla stampa francese vengono raccontati alcuni dettagli della cerimonia di commemorazione organizzata dal Crif. Stando al sito di Le Figaro all’evento hanno partecipato oltre a Khalifat, il gran Rabbino di FranciaHaim Khorsia e quattro candele sono state accese davanti alla targa in ricordo dei morti di quel giorno e altre 6 per le vittime di Charlie Hebdo secondo il sito Europe1.

Durante l’iniziativa, oltre al minuto di silenzio, sono state recitate da Rav Khorsia, diverse preghiere per i morti e l’inno nazionale francese. Il sito ha fatto sapere inoltre che dopo 4 anni di inchieste e accertamenti giudiziari lo scorso 21 dicembre le autorità giudiziarie francesi hanno richiesto un processo in assise per le 14 persone implicate a diversi livelli negli attentati. Gli inquirenti sospettano che essi abbiano avuto tutti collegamenti coi fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly.


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