L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 31 gennaio 2019

La Fed ferma la sua Strategia di Recessione, per il momento

Powell della Fed farà il trumpiano sui tassi?

31 gennaio 2019


Che cosa dice e non dice il comunicato del Fomc della Fed

La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi tra il 2,25% e il 2,50%. La banca centrale americana alla «luce degli sviluppi globali economici e finanziari e delle mutate pressioni inflazionistiche» ha confermato che la sua politica «sarà paziente».
POWELL SEGUIRA’ TRUMP?

Il presidente della Fed, Jerome Powell, sembra così seguire il pressante consiglio del capo della Casa Bianca Donald Trump, che più volte ha esclamato di smetterla di aumentare il costo del denaro. All’inizio della conferenza stampa seguita alla riunione del Comitato di politica monetaria della Fed (Fomc), Powell ha affermato che le condizioni per continuare ad aumentare i tassi «si sono indebolite». Ormai è diffusa la convinzione che i tassi rimarranno invariati per tutto il 2019. I future sui Fed Funds indicano solo un 6,8% di probabilità che il costo del denaro venga aumentato nel 2019, mentre una settimana fa erano al 24%.

CHE COSA FARA’ LA FED DI POWELL

Alla domanda se la prossima mossa della Fed sarà un aumento o una diminuzione dei tassi di interesse, Powell ha risposto: «Dipende interamente dai dati. Attenderemo con pazienza che i dati chiariscano le cose». E a chi gli chiedeva se ci fosse un «Powell put», ovvero se la Fed agirà per impedire che i mercati scendano troppo, il banchiere centrale ha replicato con un secco no, spiegando che «la mia motivazione è quella di fare la cosa giusta per l’economia e per il popolo americano, aggiungendo che l’attuale politica della Fed non viene fatta per rinvigorire i mercati.

LE FRASI DEL COMUNICATO

Nel suo comunicato, la Fed ha spiegato che «le informazioni ricevute dall’ultima riunione di dicembre indicano che il mercato del lavoro ha continuato a rafforzarsi e che l’attività economica è cresciuta a tassi solidi». La Fed «continua a vedere una sostenuta espansione dell’attività economica, solide condizioni del mercato del lavoro e una inflazione vicina all’obiettivo del 2% come gli scenari più probabili». Ma «alla luce dell’economia globale e degli sviluppi finanziari e delle mutate pressioni inflazionistiche, la Fed sarà paziente nel determinare quali futuri aggiustamenti ai tassi di riferimento potrebbero essere opportuni per sostenere questi scenari».

I COMMENTI

Secondo Mark Grant, capo strategist di B. Riley Fbr, la Fed «non avrebbe potuto essere più colomba sui tassi». Grant ha sottolineato che uno dei più importanti cambiamenti del comunicato del Fomc è l’aver tolto la menzione di «aumenti dei tassi graduali», che è sempre stata preminente da quando la banca centrale ha cominciato ad alzare il costo del denaro alla fine del 2015. «Non potrebbe andare meglio per le obbligazioni, le azioni e i mercati del credito», è la conclusione dello strategist.

LE PREVISIONI

Gli economisti di Capital Economics sono convinti che a metà di quest’anno ci sarà un incremento del costo del denaro, ma un forte rallentamento dell’economia porterà la Fed a tagliare i tassi all’inizio del 2020.

Articolo pubblicato su MF/Milano Finanza

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