L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 gennaio 2019

La prima solidarietà è quella della famiglia

A noi piace lo spot Conad, con la famiglia, la mamma, il dialetto e i prodotti tipici (video)

giovedì 3 gennaio 10:35 - di Annalisa Terranova


Le critiche allo spot natalizio della Conad, realizzato dal premio Oscar Gabriele Salvatores, risultano talmente stucchevoli che anche a riassumerle qui si affacciano sbadigli. In pratica quello spot non è piaciuto ad alcuni/e per il suo mettere in scena la famiglia tradizionale, una famiglia del Sud con mamma premurosa che si dispiace del fatto che il figlio è stato assunto “lontano” e padre che gli dà una carta Conad per “comprare i prodotti della nostra terra”. Salvatores inoltre, come ha notato da buon cinefilo Omar Camiletti, incastra nello spot una citazione dal famoso e amato film Totò Peppino e la malafemmina (un cult sui meridionali che vanno al Nord). Arrivati a Milano, infatti, Totò e Peppino disfano la valigia e tirano fuori olio, vino, spaghetti e … un caciocavallo. Proprio come vorrebbe fare la mamma pugliese dello spot Conad. 

Lo scandalo della normalità 

Scandalo: si nega il valore del villaggio globale che non deve avere confini, si mette in discussione l’assunto progressista e politicamente corretto secondo cui la famiglia è solo un fatto convenzionale, retrogrado, limitante e che festeggiare con i parenti a Natale è anche un po’ noioso e fuori moda. Aggiungiamoci che la fidanzata del rampollo pronto a spiccare il volo per una destinazione di lavoro lontano da casa se ne sta lì zittina e sorridente e il quadretto domestico conservatore e tradizionale è servito. E infastidisce. E urta la sensibilità post-moderna che vede solo individui tesi a realizzare i propri bisogni e i propri desideri, senza alcun legame con le proprie radici, senza alcuna identità. 

Come avvertiva il compianto filosofo Costanzo Preve, infatti, più la persona è sradicata, sola, priva di caratteri identificanti (che siano il genere, i genitori, la città d’origine, le convinzioni religiose) più è manipolabile dal mercato, che potrà vendergli alla fine anche un bel suicidio assistito, cosa che in effetti sta puntualmente avvenendo. 

Ecco perché lo spot Conad non piace ad alcuni e piace invece a molti, i normali, che nella rappresentazione della tipica madre italiana – premurosa col figlio e tesa a dimostrare il suo affetto attraverso il dono di cibi tradizionali – non vedono altro che il rispetto di una caratteristica nazionale di cui non occorre necessariamente vergognarsi. 

Si sottolinea infine che lo spot manca di realismo. Ah sì? Vi sono genitori contenti del fatto che i figli se ne stanno sui luoghi di lavoro anche durante le feste natalizie? Vi sono genitori esultanti per il fatto che i figli lavorano in Germania o in Inghilterra o in Cina invece che nel Paese dove sono nati? Ma forse questi critici così allergici ai valori dello spot di Salvatores in cuor loro si augurano che il Natale diventi un fatto di raccoglimento privato, non esibito, non così importante per gli individui e per le famiglie. In pratica che venga cancellato e con esso che vengano cancellati i riti di contorno. Sono una minoranza certo, ma lottano per diventare maggioranza e per toglierci – con il caciocavallo e le lacrime delle madri-chiocce – ogni residuo di memoria e di ancoraggio al passato. Per toglierci ogni parvenza di normalità.


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