L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 5 gennaio 2019

Stati Uniti ed Italia saranno in grado di trovare del terreno comune per difendere ognuno i propri Interessi Nazionali?


La grande sfida dell’Italia:
asse con Trump ma senza rinunce

GEN 4, 2019

Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi sbarca a Washington. In programma una serie di incontri particolarmente importanti. Il capo della Farnesina incontrerà il segretario di Stato Mike Pompeo, il consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton, il genero e consigliere di Donald Trump, Jared Kushner e infine, la speaker della Camera, Nancy Pelosi.

Quattro incontri che serviranno agli Stati Uniti per registrare la politica estera italiana, in un momento in cui Washington vuole rafforzare l’asse con Roma ma ricevere anche ulteriori garanzie da parte del governo giallo-verde. Garanzie non solo sul fronte dei rapporti con la Russia, ma anche per una serie di dossier in cui sono coinvolti gli Stati Uniti, dalla Libia all’Iran, passando per l’ultimo caso del diplomatico nordcoreano e i rapporti con l’Unione europea.

Il governo italiano è una delle sponde degli Stati Uniti in Europa, ed è per questo che hanno concesso l’esenzione dalle sanzioni all’Iran per alcuni mesi così come sostenuto le politiche italiane. L’avvicinamento delle elezioni europee potrebbe stravolgere la politica dell’Ue influenzando i rapporti con Washington. E le posizioni del governo italiano sono particolarmente apprestate dall’amministrazione Trump, come confermato anche dalla sinergia mostrata negli incontri fra il presidente Usa e Giuseppe Conte.

Ma questo non significa che l’Italia abbia totale campo libero: appartenere a un blocco, a un’alleanza strategica, implica anche che Roma debba delinearsi uno spazio di libertà all’interno della cornice fornita dall’altro lato dell’Atlantico. Ed è chiaro che se gli Stati Uniti appoggiano l’Italia nella transizione libica e nei rapporti con l’Unione europea, dall’altro lato pretendono garanzie sul rispetto degli interessi Usa.

Proprio per questo motivo, La Stampa spiega che una fonte della Casa Bianca ha confermato al quotidiano che “l’agenda degli appuntamenti con Kushner e Bolton sarà molto fitta, perché il governo Usa vuole dialogare con quello italiano su vari problemi comuni”. In questo senso, la nota della Farnesina era stata chiara, ricordando che fra i temi del viaggio vi sarebbero stati: ‘la sicurezza globale; la situazione nell’area del Mediterraneo; l’impegno per la stabilizzazione della Libia; il percorso di pace nel Medio Oriente; la crescita economica e sociale in Africa; i rapporti politici, economici e commerciali transatlantici. L’azione di Onu e Osce; dei rapporti in seno alla Nato; delle relazioni fra Usa e Ue; la comune motivazione a preservare la piena efficacia del collaudato sistema di regole del diritto internazionale, e il rispetto degli accordi volti a garantire la non-proliferazione nucleare e bio-chimica”.

Un elenco lungo che si può sintetizzare nei diversi dossier in cui Italia e Stati Uniti si trovano coinvolte: Iran, Russia, Nato, Libia, Unione europea. Un coinvolgimento che però non si sostanzia sempre in posizioni identiche, ed è per questo che da parte di Washington c’è la volontà di ricevere garanzie da Roma, così come c’è la volontà da parte italiana di dimostrare che su alcuni interessi, il governo non può accettare una posizione totalmente atlantica. E su questi punti, pur mantenendo il forte asse con Trump, Moavero dovrà manifestare tutta la volontà di garantire gli interessi italiani.

Sulla Libia, Italia e Stati Uniti hanno una strategia comune. Condividono il piano delle Nazioni Unite e la volontà di evitare elezioni prima della stabilizzazione del Paese. Gli Stati Uniti hanno accolto con favore i risultati della Conferenza di Palermo. Ma il piano Usa non è totalmente sovrapponibile a quello italiano, visto anche il diverso ruolo assegnato alla Russia.

Per quanto riguarda l’Iran, l’Italia considera Teheran un partner strategico. I rapporti economici fra i due Paesi sono fondamentali, dal momento che l’Italia è coinvolta nel tessuto industriale iraniano e l’import-export è tornato a crescere proprio grazie alla fine delle sanzioni dovute all’accordo sul nucleare. L’Italia è da sempre schierata con il blocco europeo che vuole confermare il regime precedente al ritorno delle sanzioni di Trump. Ma l’amministrazione Usa, dopo la sospensione dell’Italia, non sembra vole rinnovare il waiver sulle sanzioni al petrolio iraniano. Ora, con l’arrivo di Giuseppe Perrone come ambasciatore in Iran, l’Italia sta cercando di avere un collegamento profondo sia con Washington che con Teheran per gestire la complicata partita iraniana.

Sul fronte russo, Moavero dovrà portare avanti un programma doppio: sguardo rivolto a Oriente ma profondamente radicato in Occidente e nel blocco euro-atlantico. L’Italia non può fare a meno degli accordi energetici con la Russia, visto che il 40% del gas in Italia arriva da Mosca. Ma questo status-quo non può piacere agli Stati Uniti, che vogliono fare di tutto per diversificare le fonti energetiche, come dimostrato dall’impegno Usa nel Tap. La Farnesina dovrà garantire il rispetto dell’alleanza con gli Usa: ma non può rinunciare ai rapporti con Mosca, soprattutto perché anche in Libia siamo partner del Cremlino.

E per quanto riguarda l’Unione europea, la partita dell’Italia è complessa. Condividiamo con gli Stati Uniti le posizione critiche su Bruxelles e siamo uniti nella cabina di regia per il Mediterraneo allargato. Ma essere legati all’amministrazione Trump significa anche che Washington vede Roma come avamposto della strategia americana in Europa. Una posizione utile, soprattutto in un momento di declino sia Angela Merkel che di Emmanuel Macron e con il Regno Uniti fuori dai giochi. Ma questo deve anche dimostrare la capacità italiana di non appiattirsi sull’agenda di Washington: noi possiamo essere euro-critici, ma lo siamo all’interno dell’Unione europea. E dei partner economici e politici del continente non possiamo fare a meno.

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