L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 16 febbraio 2019

Erdogan il padre della Fratellanza Musulmana che vuole la sharia in Europa che utilizza la strategia della gradualità&dissimulazione

PUTIN RESPINGE LE MIRE DI ERDOGAN SULLA SIRIA

Maurizio Blondet 15 Febbraio 2019 

Lo ha fatto giovedì a Sochi durante un incontro bilaterale con il turco: la Turchia non ha il diritto di stabilire una zona-tampone in Siria senza il consenso di Damasco e l’invito del presidente siriano Assad.

Da notare: prima di entrare nella riunione a due, Erdogan aveva espresso davanti a giornalisti che contava di ottenere da Mosca (e dall’altro alleato, l’Iran) il coordinamento per ritagliarsi una zona di sicurezza in una fetta del territorio siriano a Nord.


Il bilaterale è avvenuto nel quadro della riunione dei tre stati “garanti” del processo di pace deciso ad Astana, in cui ha partecipato l’iraniano Hassan Rouhani. Putin ha invitato farla finita con l’ultima enclave di terroristi . Rouhani si è detto d’accordo, mentre Erdogan non ha risposto. Come poi ha confermato il portavoce presidenziale Peskov, nessuna operazione militare contro Idlib è stata decisa dai tre, evidentemente a causa della diserzione turca.

La Reuters vede giustamente in questo un intensificarsi delle tensioni fra Mosca ed Erdogan. Costui di fatto continua a non riconoscere Assad come legittimo governante. E di fatto i caccia americani che coprono dal cielo le milizie curde anti-Daesh, continuano a decollare dalle base (NATO) della Turchia. Commandos e comandi americani restano operative nella zona nord della Siria, a fianco delle milizie curde; Putin ha commentato che l’annuncio di Trump di ritirare le sue truppe è “un passo molto positivo”; ma ha subito aggiunto che il presidente Usa potrà non adempiere a queste promesse per ragioni di politica interna”. Erdogan: “Se il ritiro dlele truppe USA si realizza, questa decisione avrà numerose conseguenze nella regione”. Evidentemente vuole sostituire le sue truppe a quelle che usciranno, invece che restituire il territorio al governo legittimo di Damasco. Nella conferenza stampa finale, Putin ha nonostante tutto definito molto positivo il clima del trilaterale, e s’è detto fiducioso che la crisi “sarà risolta dal processo politico e dai negoziati”.

Noi ricordiamo padre Paisios dell’Atos: “Ci sarà una guerra tra Russia e Turchia. All’inizio i Turchi crederanno di vincere, ma ciò sarà la loro rovina. I Russi alla fine vinceranno e la Città (Costantinopoli) cadrà in mano loro. Poi la prenderemo noi… Saranno costretti a darcela…».
Gli Inglesi e gli Americani ci concederanno Costantinopoli.
Non perché ci amino, ma perché ciò concorderà con i loro interessi.»

I Turchi saranno distrutti. Saranno cancellati dalle mappe, poiché sono una nazione non scaturita dalla benedizione di Dio.


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