L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 24 febbraio 2019

Il fanfulla Guaidò non fa politica ma guerra ideologica, e vuole agogna militari stranieri nel suo paese, l'invasione del Venezuela, la guerra civile, che m.rda

Venezuela, l’appello di Guaidó: “Via Maduro con ogni mezzo”

24 Febbraio 2019 - 10:20 

Messaggio diretto alla comunità internazionale quello trasmesso tramite Twitter dal Presidente autoproclamato del Venezuela: “Liberate questo Paese”


Liberate il Paese con ogni mezzo. È questo il messaggio lanciato da Juan Guaidó alla comunità internazionale. L’autoproclamato Presidente del Venezuela ha invitato a tenere “tutte le opzioni aperte” nella lotta a Maduro, al fine di liberare il territorio da quello che ha più volte definito “un usurpatore”.

Solo ieri il Paese ha vissuto un’altra giornata di tensione, dopo che le forze militari vicine a Maduro hanno nuovamente respinto con la forza gli aiuti umanitari inviati dagli Stati Uniti.

La circostanza ha portato a diversi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, e altri due morti si sono aggiunti alla lunga sfilza di caduti a seguito delle proteste antigovernative di scena negli ultimi mesi.

Il Paese, alle prese con una crisi senza precedenti, vive un momento di difficoltà dai tratti estremi, con un sistema sanitario al collasso, criminalità all’ordine del giorno, carenza di medicine e cibo, inflazione verso il 10.000 per cento e - a distanza di 25 anni dall’ultima comparsa - il ritorno della difterite.
Via Maduro con ogni mezzo

Al termine dell’ennesima giornata di scontri nel Paese, chiusasi ieri con due morti e più di 300 feriti, Guaidó ha evidenziato tutta la sua esasperazione e la smania di un cambiamento tramite una dichiarazione pubblicata tramite Twitter.

Il Presidente dell’opposizione venezuelana ha infatti espresso una volontà forte, che porti a una liberazione del Paese con ogni mezzo:


“Gli eventi di oggi mi hanno obbligato a prendere una decisione: proporre in modo formale alla comunità internazionale di mantenere tutte le opzioni disponibili per liberare questo Paese, che lotta e continuerà a lottare”.

Il giovane leader sudamericano ha poi confermato l’incontro di domani con il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence. La circostanza si inserisce all’interno di un vertice che coinvolgerà i ministri degli Esteri del gruppo di Lima di scena a Bogotà (Colombia), nato per discutere nel dettaglio la crisi venezuelana e le eventuali contromisure in ottica internazionale.

Dagli USA era arrivato, lo scorso 23 gennaio, il primo sostegno ufficiale a beneficio di Guaidó, con Trump che ha riconosciuto il giovane leader come l’unica guida legittima del Paese Sudamericano.

Alla base, una diatriba storica tra il governo statunitense e il regime chavista, con Maduro che ha spesso puntato il dito contro Washington, reo di aver portato il Venezuela al collasso.
Venezuela: le forze anti-governative avanzano

Nicolas Maduro può ancora contare sull’appoggio militare, elemento che gli permette al momento di arginare la forza oppositiva del rivale Guaidò, che vive sotto la costante minaccia di venire incarcerato.

Detto questo, risulta evidente l’avanzata delle forze anti-Maduro, ben confermata nella giornata di ieri, quando il cosiddetto “duello dei concerti” ha visto il Venezuela Aid Live - che riuniva l’opposizione a Maduro - surclassare a livello di partecipazione l’Hands Off Venezuela pro-Maduro, a sole poche centinaia di metri di distanza.

Guaidò ha fatto la sua comparsa insieme ai Presidenti di Colombia, Paraguay e Cile, incontrando il consenso di più di 100.000 sostenitori, contro le poche migliaia che hanno presidiato all’evento pro-regime chavista.

Maduro ha più volte sostenuto, nelle passate settimane, che il rivale Guaidò faccia parte di un piano USA per arrivare ad un colpo di stato nel Paese.

Ma il sostegno militare resta nelle sue mani, malgrado l’obiettivo di Guaidó di spingere membri dell’esercito a disconoscere il loro attuale leader.

Secondo diversi osservatori internazionali, appare inevitabile una risoluzione di stampo militare all’interno del Paese, sempre più sull’orlo di una vera e propria guerra civile.

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