L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 febbraio 2019

Landini in piazza sposa il precariato, il mantenimento delle prebende dei sindacalisti sopratutto quelli che vanno sono andati in pensione che con artifici contabili se la sono triplicata quadruplicata, il mantenimento dei poveri

Sindacati in piazza per le pensioni. Con la Fornero non mossero un dito. A Roma la manifestazione contro il Governo Conte

9 febbraio 2019 di Paolo VitaPolitica


I sindacati scendono in piazza? “Io vado ad incontrare i truffati dalle banche in Veneto cui abbiamo dato un miliardo e mezzo per risarcirli”, taglia corto il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Mentre Cgil, Cisl e Uil invaderanno oggi Piazza San Giovanni per protestare contro il Governo Conte, il leader del Movimento Cinque Stelle ha gioco fin troppo facile a smontare, una ad una, le pretese dei confederali. Anche considerato che, dopo gli anni del Jobs Act del Pd e dello smantellamento dell’articolo 18 che ha sancito di fatto la libertà di licenziamento, i primi provvedimenti dell’Esecutivo gialloverde in materia di lavoro andati in direzione opposta. A cominciare dal decreto Dignità, che punta a ridurre la precarietà, fino al Reddito di cittadinanza che sarà operativo dal prossimo aprile.

“Mi dispiace che promuovano un’azione contro quota 100, una misura con cui si fa andare in pensione la gente prima rispetto alla Fornero – mette il dito nella piaga il vicepremier -. Non li ho visti in piazza quando la Fornero ha firmato la Fornero”. E se a pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci si indovina, non manca neppure il sospetto, velatamente evocato da Di Maio, che ad animare la protesta ci sia anche dell’altro. “La prossima settimana depositeremo un emendamento al cosiddetto decretone, quello che contiene Quota 100 e reddito di cittadinanza, per tagliare pensione degli ex sindacalisti”, ribadisce il titolare del Mise.

Una norma, insomma, che di certo, la manifestazione di oggi non fermerà. Una manifestazione che Di Maio critica pure nel merito. “Il fatto che i sindacati vengano adesso a dirmi che il reddito di cittadinanza è un ibrido tra lotta alla povertà e politiche attive del lavoro per non farlo essere assistenzialismo dopo che per anni mi hanno hanno detto che lo era, mi fa ridere – taglia corto il vicepremier -. Ora che gli abbiamo associato le politiche attive del lavoro, ci dicono che il problema è nell’essere ibrido”.

Una premessa che porta all’unica spiegazione plausibile che il leader M5S riesce a darsi: “Se mi attaccavano quando non c’erano le politiche attive e mi attaccano ora che ci sono, vuol dire che vogliono solo attaccarmi. Se ottengono più visibilità attaccandomi facciano pure”. Ma tant’è. La manifestazione andrà in scena regolarmente. E le richieste di Cgil, Cisl e Uil al Governo sono chiare: creazione di lavoro di qualità; investimenti pubblici e privati a partire dalle infrastrutture; politiche fiscali giuste ed eque; rivalutazione delle pensioni; interventi per valorizzare gli asset strategici per la tenuta sociale del Paese, a partire dal welfare, dalla sanità, dall'istruzione, dalla Pubblica Amministrazione e dal rinnovo dei contratti pubblici; maggiori risorse per i giovani, le donne e il Mezzogiorno.

“Il Governo fino adesso non ci ha ascoltato, abbiamo una piattaforma, chiediamo di aprire una vertenza e il premier, che è il nostro interlocutore, sa benissimo che non ci fermeremo alla manifestazione di domani visto che le cose vanno sempre peggio”, avverte, spiegando le ragioni della manifestazione di oggi, il segretario della Cgil, Maurizio Landini. Che non le manda a dire neppure a Di Maio. “È singolare che un rappresentante del Governo incontri un movimento francese che contesta il Governo francese mentre in Italia non si confronta con i sindacati”. Anche perché, “se sono così attenti a chi contesta dovrebbero stare attenti anche a chi contesta loro”, aggiunge l’ex segretario della Fiom.

http://www.lanotiziagiornale.it/sindacati-in-piazza-per-le-pensioni-con-la-fornero-non-mossero-un-dito/

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