L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 febbraio 2019

NoTav - inutile costosa dannosa ma è diventata una battaglia ideologica è la barricata del Sistema massonico mafioso politico per fermare ed eliminare il M5S. E secondo Voi il fanfulla Salvini da che parte della barricata si trova? semplice quella del mantenimento delle prebende, non non vuole proprio bene all'Italia agli italiani, questi non devono non possono avere la possibilità di emanciparsi di crescere di riprendere contatto con la propria storia cultura identità

POLITICA

Beppe Grillo: “Salvini lo sceriffo e una marea di dotti, medici e sapienti”

Da Iacchite
-8 Febbraio 2019



di Beppe Grillo e il suo neurologo – Esistono livelli di simbolicità totemica così elevati, da poter condizionare la curvatura del cosmo mediatico. Nulla è più vero o falso, quando si parla della/del TAV.

Il Dio di tutti i Talk Show deve per forza sottomettersi a quello dell’avidità umana. Il valore in peso, spinta necessaria o potenziale inquinante; i costi in moneta e quelli sociali (delirio collettivo) dell’oggetto della contesa hanno superato la soglia dell’araba fenice: neppure costruita e già sorge dalle sue ceneri.

In un clima come questo l’umanità non ha mai saputo fermarsi: l’uomo, di fronte ad una cazzata di dimensioni infinite, perde la sua identità. Persone all’apparenza serie, che non comprerebbero neppure un gratta e vinci, sostengono che, se in gioco ci sono decine di miliardi, allora è la scommessa per il futuro che conta.

Ma quale stima dei possibili benefici è mai possibile per un’opera di tale monumentalità? E’ come se qualcosa di superomistico ci dicesse: “ehi ragazzi, questa è una piramide, portate rispetto!” Non si fanno i conti sull’Expo oppure sul Mose, vergognatevi!!!

Salvini, lo sceriffo, dice che si può rivedere il progetto (…), il governo non si spaccherà mai su una cosa del genere. Migliaia di passatelle invadono le piazze a Torino, come api pacchiane sostenendo che essere “si Tav” vuol dire credere nel progresso, nella crescita. E’ inutile e costa più del reddito di cittadinanza ma… cosa mi viene in mente! Come oso mettere sullo stesso piano un enorme, lunghissimo buco nella montagna, una piramide insomma, con una misura per riportare ai limiti della decenza la società?

Una discussione sul/la TAV non si nega a nessuno ed è obbligatoria per tutti, cessi e salotti.

Oramai il seme della discordia è nel mainstream e vengono coinvolti dotti, medici e sapienti di ogni provenienza, sino ad ottenere idiozie quasi perfette, staminali. Questo significa che l’opera non è più concepibile dalla mente, ed alla mente non interessa più. Il suo potenziale distruttivo sull’ambiente ed i suoi costi sono sviliti a quisquilie, perché, parlando di piramidi, non è necessario che nulla abbia un senso.

E’ un braccio di ferro fra tutti con tutti, perché nessuno sente che la questione lo riguarda per davvero, è solo la linea di separazione fra civiltà e caos, che cazzo ce ne frega.

Il futuro non è la globalizzazione, la scomparsa del lavoro umano, l’intelligenza artificiale… no: buco si e buco no. Forse perché è un linguaggio universale che ci unisce ad Adamo ed Eva, buco si e buco no….

No, su questo muro vale la pena di sbattere, se è possibile andare su Marte, è anche possibile sapere se ci sarà o meno un vantaggio: il/la TAV non dovrà rimanere un bluff non visto nelle mani di nessuno, varrebbe la pena tornare all’età della pietra; perché non c’è neppure un millesimo di metafora in questa faccenda, è stramaledetta realtà!

http://www.iacchite.com/beppe-grillo-salvini-lo-sceriffo-e-una-marea-di-dotti-medici-e-sapienti/

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