L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 marzo 2019

Gli Stati Uniti invece di pensare di togliere i 40-50 milioni dalla povertà della sua popolazione vogliono impedire a stati sovrani di fare scelte politiche per gli Interessi Nazionali. Chiaramente si accodano gli euroimbecilli di tutte le razze invece di pensare ai milioni di disoccupati esistenti nell'Unione Europea

Bufera sull’Italia per adesione a Via della Seta tra Cina e Ue

8 Marzo 2019, di Mariangela Tessa

Solleva forti preoccupazioni la decisione dell’Italia di aderire alla Belt and Road Initiative cinese, altrimenti nota come “nuova Via della Seta”. È il mega programma di investimenti infrastrutturali che comprende porti, linee ferroviarie, strade e corridoi marittimi con cui il presidente cinese Xi Jinpingpunta a connettere la Cina a Europa e Africa.

Per l’Italia è un ritorno ai tempi di Marco Polo che costituisce una sfida alle autorità europee. È infatti l’unico paese del blocco ad aver firmato un accordo del genere. Lo smacco è pesante soprattutto nei confronti della Francia, con cui da qualche mese non scorre buon sangue. Il porto di Genova, infatti, è in competizione diretta con quello di Marsiglia.

La prospettiva di un’intesa Roma-Pechino, che il sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci, come ha riportato il Financial Times due giorni fa, vorrebbe chiudere a fine marzo, ha già provocato la dura reazione non soltanto dell’Ue ma anche degli Stati Uniti.

“Continuiamo a sollecitare l’Italia ad esaminare attentamente gli accordi commerciali e gli investimenti per garantire che siano economicamente sostenibili, che si ispirino ai principi del libero mercato di apertura ed equo accesso, e che rispettino la sovranità e il ruolo della legge”: ha detto un funzionario del Dipartimento di Stato all’ANSA: “Rimaniamo preoccupati per l’opacità e la sostenibilità degli accordi per la Belt and Road Initiative (Bri)”.

Via della Seta cinese: Italia isolata, unico paese UE ad aver firmato

Altrettanto fredda la reazione di Bruxelles. Ieri un portavoce della Commissione ha commentato dicendo che “né la Ue né nessuno Stato membro può ottenere efficacemente i suoi obiettivi con la Cina senza piena unità. Tutti gli Stati membri individualmente, e nell’ambito della cooperazione sub regionale come il formato 16+1, hanno la responsabilità di assicurare coerenza con le leggi e le politiche Ue e di rispettare l’unità dell’Ue nell’attuare tali politiche”.

Se gli Stati Uniti e l’Ue remano contro, la Cina invece plaude la decisone italiana, rimarcandone l’indipendenza.

“Storicamente, l’Italia è stata una fermata della Via della seta. Diamo il benvenuto all’Italia e ad altri Paesi europei che prendono parte attiva alla “Belt and Road Initiative”. L’Italia è un Paese indipendente e confidiamo possiate attenervi alla decisione presa da voi in modo indipendente” ha detto oggi il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, a una domanda sulle “pressioni esterne alla riflessione”, in particolare dagli Usa, sull’adesione di Roma alla “nuova via della Seta”.

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