L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 3 marzo 2019

Ma dove si è mai visto un paese che fa il tifo per avere la patrimoniale? In Italia abbiamo giornalisti giornaloni Tv industrialotti politicanti intelettualoidi radical chic che l'agognano la desiderano ad ogni costo. La realtà come sempre supera la fantasia

Tutti gli errori dei fan della patrimoniale

2 marzo 2019


Le buone ragioni per scongiurare un’imposta patrimoniale. L’analisi di Antonio Maria Rinaldi e Fabio Dragoni

L’Italia è tecnicamente in recessione avendo registrato due trimestri consecutivi di diminuzione del Pil rispetto al precedente (rispettivamente -0,1% e -0,2% stando alle rilevazioni Istat). E puntuali tornano le bislacche richieste di manovre correttive sul bilancio, ma non per contrastare l’andamento del ciclo economico (con necessario aumento del deficit), quanto per diminuire l’indebitamento netto della Pubblica Amministrazione. Che è un po’ come immaginare un salasso per un paziente anemico.

Inaccettabili sono a maggior ragione le richieste di una maxi imposta patrimoniale per abbattere il debito pubblico come avanzate anche da chi questo Paese lo ha già governato o da chi si propone di governarlo avendo sfiorato lo scranno di Palazzo Chigi a maggio dello scorso anno. Maggiori imposte grazie alle quali si otterrebbero risultati deprecabili in termini di decrescita economica e conseguente insostenibilità dell’indebitamento.

La ricchezza finanziaria degli italiani ammonta infatti a circa 4.250 miliardi cui sottrarre grossomodo 950 miliardi di passività finanziarie. Una ricchezza finanziaria netta di circa 3.300 miliardi (Conti finanziari gennaio 2019 Banca d’Italia). A questa si aggiunga l’entità del patrimonio immobiliare che nel 2014 Via Nazionale stimava in circa 5.800 miliardi.

Asset che in questi ultimi anni non hanno certo conosciuto incrementi di valore significativi o comunque tali da far tornare gli italiani a guardare con fiducia al patrimonio, al reddito e al futuro. Una ricchezza complessiva netta stimabile pertanto in oltre 9.000 miliardi di euro che se da una parte non giustifica dubbi in termini di sostenibilità del debito pubblico – avendo gli italiani risparmi sufficientemente capienti per sottoscrivere le emissioni di Bot e Btp – non deve dall’altro alimentare sociopatici progetti di chi immagina di mettere un’imposta patrimoniale (si è parlato del 5% se non addirittura del 10%) per abbattere parte del debito pubblico che ammonta attualmente a circa 2.345 miliardi. Debito le cui nuove emissioni – ricordiamolo – continuano ad incontrare il favore del mercato in misura marcatamente superiore rispetto agli importi richiesti dal Tesoro.

I fan della patrimoniale continuano inoltre incredibilmente ad ignorare (o a far finta di non sapere) che l’Italia di imposte patrimoniali ne ha già molte; anzi troppe e peraltro in costante aumento.


Ricorderanno tutti le più che raddoppiate imposte patrimoniali sugli immobili (ICI-IMU-TASI) nel 2012 rispetto al 2011 come inserite nel famigerato Salva Italia. Il gettito salì da poco meno di 10 miliardi totalizzati con l’ultimo governo Berlusconi ai quasi 24 miliardi estorti nel 2012 (Cgia Mestre). Qualora l’imposizione patrimoniale sul mattone si fosse mantenuta costante nei successivi anni a partire dal 2012 rispetto al 2011 l’Italia avrebbe invece incredibilmente risparmiato circa 80 miliardi di imposte patrimoniali.

Di quanto è stato ridotto il debito pubblico? Di nulla essendo anzi costantemente aumentato. Quanto si sono impoveriti gli italiani? Quanto in più avrebbero potuto risparmiare o consumare così alimentando la crescita? Chi concepisce queste proposte non si rende conto che l’80% delle famiglie italiane possiedono la casa dove abitano e la gran parte di esse non è nelle condizioni di poter pagare un balzello del 5/10% del valore catastale ormai molto allineato a quello di mercato? Di quanto si sono già depressi i valori degli immobili diminuendo conseguentemente la ricchezza delle famiglie? Chi impone una tassa non deve semplicemente porsi il problema di quante risorse si raccolgono quanto anche e soprattutto degli effetti della stessa sul ciclo economico.

Oppure si vuole replicare il famoso prelievo notturno sui conti correnti di Amato memoria? Allora fu “solamente” del sei per mille mentre ora si invoca il 5 se non addirittura il 10% dimostrando che i proponenti non hanno mai avuto a che fare neanche con l’amministrazione di un condominio in quanto ignorano gli effetti devastanti di un provvedimento coercitivo del genere non solo nei portafogli delle famiglie ma anche nei conti economici delle aziende con prevedibile ricadute nefaste nell’economia del Paese!

Sempre nel decreto Salva Italia del 2011 venivano messe imposte patrimoniali sui mezzi nautici col risultato di alimentare il gettito di appena 27 milioni di euro deprimendo però il fatturato dell’industria nautica di quasi 1 miliardo (da 3,4 miliardi a quasi 2,5. Fonte UCI NAUTICA). Quanta ricchezza in più e quanta ulteriore Iva si sarebbe incassata senza quella delirante imposizione? Tacere spesso è la miglior cosa!

(Articolo uscito sul settimanale Milano Finanza sabato scorso e da ieri on line su Scenari Economici)

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