L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 marzo 2019

Noi uomini non amiamo la nostra casa, la Terra. Le risorse tutte sono finite e far finta che non sia vero è da stupidi

‘Verso il precipizio’, di Noam Chomsky

- 3 Marzo 2019 

Titolo: Verso il precipizio
Autore: Noam Chomsky
Edizione: Castelvecchi
Collana: Irruzioni
Anno di pubblicazione: 2018
Prezzo di copertina: £5,00

‘Verso il precipizio’ è un piccolo testo dell’autorevole filosofo statunitense, Noam Chomsky, che riporta all’attenzione il grave problema del disastro ambientale globale e ribatte su quanto sia, altrettanto grave, il silenzio dei media e dei cosiddetti intellettuali a riguardo.

In India, oggi, circa trecento milioni di persone sono a rischio carestia per i continui allagamenti, le falde acquifere sono sempre più basse, i ghiacciai dell’Himalaya si sciolgono e l’Asia meridionale soffre, ormai già da anni, di una feroce siccità.

Ovviamente, tutto ciò comporta un innalzamento del livello del mare che rischia di sommergere interi paesi e città. Siamo la causa principale della cosiddetta sesta estinzione, vale a dire l’ultima, la contemporanea, che vede il dimezzamento di intere specie animali.

Di contro a tutto questo disastro, imbarazzanti si mostrano le politiche dei governi occidentali e capitalisti che continuano a sfruttare in maniera smodata le risorse del pianeta per il puro principio del consumo, costringendo le generazioni future a una responsabilità ingiustamente ereditata. Sono le popolazioni indigene ad avere più a cuore il benessere e la salute della Terra, mente le civiltà che quelle popolazioni indigene hanno sterminato continuano a dirigersi e a dirigere tutti verso il punto di non ritorno.

Questo libro è l’ennesimo grido al megafono di uno degli studiosi più attivi sull’argomento che sottolinea la gravità del momento climatico e ambientale e avverte la popolazione mondiale che non c’è altro tempo. In ballo è il destino dell’umanità intera.

Tale imminenza è resa graficamente molto bene dal celebre Orologio dell’apocalisse del Bulletin of the Atomic Scientists, realizzato nel 1947, all’alba dell’era nucleare.
La fine del mondo coincide con lo scoccare della mezzanotte. Nel 2015 e nel 2016 la lancetta fu spostata a tre minuti dal rintocco finale.

Certamente di molto è coinvolta l’industria del petrolio che direziona ingenti flussi di denaro ai lobbisti di Washington al fine di assicurarsi il benestare del Congresso.
In un articolo del Washington Post del 2017 si leggeva:

Le temperature dell’acqua sulla superficie del Golfo del Messico e vicino al Sud della Florida sono incandescenti: c’è stato un inverno storicamente caldo da Houston a Miami. Per la prima volta, nel Golfo la temperatura media della superficie del mare non è mai scesa sotto i ventidue gradi centigradi durante l’inverno.

Galveston, in Texas, ha pareggiato o infranto un record impressionante di trentatré gradi dal primo novembre, mentre la vicina Houston ha avuto l’inverno più caldo di sempre. Entrambe le città hanno avuto pochi giorni con temperature vicino alla norma dal tardo autunno in poi.

Lo stesso Washington Post riferiva che il Congresso stesso riconosce la gravità e l’urgenza della questione climatica, ma non proferisce parola a causa dei lauti finanziamenti che arrivano dall’industria dei combustibili fossili. Questo vuol dire soltanto una cosa: data la linea aziendale, la si segue con assurda cecità.

Ovviamente chi si oppone alla linea oppure ne denuncia la fallacia, viene zittito a suon di tagli economici e finanziari. All‘Office of Science e al Dipartimento dell’Energia, insieme all’EPA, Agenzia per la Protezione dell’Ambiente, viene decurtato il 20% dei proventi, stessa cosa per la NOAA, Amministrazione Nazionale Oceanica e Atmosferica, e alla NASA viene tagliato il 5% sul bilancio per le ricerche scientifiche sulla Terra.

A riguardo, Chomsky cita il commento di Stephen Colbert:

Se la scienza ti dà un risultato che non ti piace, approvi una legge dicendo che il risultato è illegale, e il problema è risolto.

Dopotutto, afferma Chomsky, è soltanto il problema più importante della storia umana.

Eppure, qualcosa si muove al di fuori di questi circuiti autolesionisti e distruttivi indicandoci una possibile strada da seguire. In Danimarca sta cercando di arrivare al 100% di elettricità rinnovabile entro il 2040 e in tutti i settori entro il 2050, la Germania, fortemente capitalista, ha triplicato l’energia rinnovabile per l’elettricità negli ultimi dieci anni e si propone di aumentarla fino all’80% entro il 2050. La Cina, paese di forte impatto ambientale, ha iniziato ad eliminare le centrali a carbone.

Harvey Michaels, il direttore della ricerca sulla gestione dell’energia alla MIT Sloan School, ha dimostrato come misure applicabili potrebbero riportare le temperature planetarie a buoni regimi di vivibilità.

A proposito di vita intelligente, il biologo Mayr, riporta Chomsky, ha affermato che le specie di successo sono quelle che cambiano velocemente come i batteri o che mostrano una certa refrattarietà agli stimoli esterni. Appena si alza la soglia di ciò che per noi è l’intelligenza, il successo biologico diminuisce. Questo è il motivo per cui non esistono tanti mammiferi, così come le scimmie e l’unico motivo per cui abbiamo tante mucche è perché le domestichiamo.

Per concludere, Mayer smentisce l’affermazione per cui la sopravvivenza dipenda dall’intelligenza delle specie.

Cosa possiamo dire e fare per avvalorare o smentire questo assunto? Chiede a se stesso e agli altri Noam Chomsky.

Meglio essere stupidi o intelligenti?

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