L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 marzo 2019

Patrizia Cecconi - gli ebrei hanno creato in Palestina la nuova Auschwitz ma non vogliono ammetterlo

Patrizia Cecconi scrive alla Senatrice Segre

01.03.2019 - Redazione Italia

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo


Pubblichiamo la lettera che una delle nostre autrici ha indirizzato alla senatrice Liliana Segre esprimendole il suo rispetto per le posizioni assunte in merito al dramma dei migranti e chiedendo alla senatrice di esprimersi anche rispetto alle violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani da parte di Israele nei confronti del popolo palestinese. 

Confidiamo, come la nostra autrice, in una risposta della senatrice Segre, tanto più che in questi giorni l’Onu ha espresso una posizione inequivocabile circa i crimini commessi dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. 

La Redazione

Oggetto: Dica qualcosa, Senatrice, la prego!

Gentile Senatrice,
dopo aver letto l’articolo sull’Huffington Post di cui le copio il link in calce, ho ritenuto di condividerlo sulla mia pagina FB perché trovo importanti le Sue parole e gravissima la situazione in cui stiamo precipitando.

Mentre stavo aggiungendo un commento per ringraziarla pubblicamente, anche se Lei forse non lo avrebbe visto mai, mi hanno colpito in modo particolare le parole con cui veniva presentata la Sua intervista e quindi mi sono rivolta direttamente a Lei nel testo che segue e che Le copio anche se la forma non è quella propria della lettera, ma di un testo per FB.

Prima che Lei inizi a leggere, ammesso che voglia farlo, per onestà morale le dico che io da molti anni seguo la causa palestinese – oltre ad altre cause altrettanto tormentate, per la verità – e quelle cinque parole che presentavano la sua intervista (“respinti come me e mio padre”) mi hanno riportato alla mente non solo il dramma terribile dei migranti, ma quel che succede quasi quotidianamente nella prigione chiamata Palestina e in particolare nella Striscia di Gaza.

Anch’io sono stata respinta una volta ed altre volte sottoposta a umilianti interrogatori con tanto di perquisizioni corporali. Ed io sono italiana, cittadina di un governo amico e quindi, in qualche modo, protetta. Ciononostante ho avuto esperienze pesanti, come la simulazione di una fucilazione per puro divertimento di quattro sciocchi soldatelli mentre passeggiavo sola, di sera, per la via Dolorosa a Gerusalemme. Se fossi stata una palestinese forse avrei reagito scappando o urlando e ora sarei stata una martire per i palestinesi e una terrorista in meno per gli israeliani. Credo che Lei mi capisca e per questo Le scrivo. Quelle Sue parole mi hanno fatto pensare alle continue mortificazioni ed alla violazione della libertà del popolo palestinese e quindi mi sono rivolta a Lei, in FB, con le parole che seguono:

“Alla senatrice Liliana Segre, cui va tutto il mio rispetto per le sue posizioni aperte verso i migranti, vorrei dire che le sue esatte parole “RESPINTI COME ME E MIO PADRE…” sono un fatto con cui fa regolarmente i conti la popolazione palestinese e, spesso, anche amici dei palestinesi che VENGONO RESPINTI, come lei e suo padre, dai carcerieri israeliani che tengono le chiavi per aprire o chiudere l’accesso in Palestina. O, meglio, in quel che resta della Palestina dopo che lo Stato ebraico – supportato anche dal silenzio di ebrei per bene come lei – sta seguitando ad annettersi tutta la terra palestinese dal Giordano al Mediterraneo… Per ora!

Dica qualcosa, Senatrice, ci faccia capire che quel che Lei e tutti i suoi correligionari perseguitati dal nazismo avete subito NON può essere la giustificazione per tacere su quel che Israele fa da oltre settanta anni.

“A volte il silenzio è tradimento” diceva Martin Luter King, e il suo silenzio circa i crimini commessi dallo Stato che vuole essere Stato di tutti gli ebrei tradisce quei valori che, pure, per altre cause lei giustamente condivide e tutela.

Dica qualcosa, Senatrice, non solo per il popolo palestinese tormentato e schiacciato sotto il tallone israeliano, ma anche per quei valori universali che valgono solo se valgono per tutti, altrimenti riportano ad una forma di suprematismo di cui ognuno pagherà le tragiche conseguenze ad eccezione, è ovvio, almeno nell’immediato, di chi ha il potere che gli consente di ritenersi “razza” e razza eletta.

Senatrice, la sua sensibilità umana le fa sicuramente capire quanta sofferenza lo Stato di Israele impone ai palestinesi e le fa sicuramente capire che la violenza non può che generare violenza. Non chiuda la sua sensibilità umana dietro le cortine della hasbara che falsificano tempi ed azioni per tacitare le coscienze delle persone per bene e moralmente oneste.

Ma non faccio appello solo alla sua sensibilità umana, Senatrice Segre. Faccio appello anche al Suo sentire politico, inteso in senso alto e nobile e non chiuso in un’etichetta partitica, faccio appello al suo sentire politico per chiederle di parlare, di far capire che ciò che Israele fa da tanti anni comporta la corruzione morale degli stessi israeliani fino alla completa devastazione di quei principi, non solo in Israele, che, solo per parlare del nostro Paese, sono scritti sulla Carta Costituzionale nata dalla Resistenza.

Ecco, Senatrice, dietro quel “respinti come me e mio padre” c’è una memoria storica; bene, usi questa lente, la prego, anche per leggere i crimini di Israele contro il popolo palestinese.

La ringrazio dell’attenzione.

Patrizia Cecconi

Ps. Quello che ho appena copiato si trova sulla mia pagina FB, ma una cosa ancora vorrei dirle.
Io sono nata alcuni anni dopo la seconda guerra mondiale, ma nella mia famiglia certi ricordi erano ricorrenti, soprattutto quando arrivava qualche vecchio zio che era stato al confino o quando sentivo i miei genitori e i miei nonni parlare di parenti e amici socialisti, ebrei, anarchici, comunisti spariti nei campi di sterminio.

Noi bambini eravamo cacciati a giocare in altre stanze, ma i bambini sono curiosi e in quei casi facevamo i turni per origliare. E’ così, forse, che si è formata la base della mia coscienza antifascista che poi, negli anni, si sarebbe affinata facendomi sentire come un imperativo morale reagire contro qualunque ingiustizia. Credo Lei mi capisca e per questo ancora Le chiedo: dica qualcosa, Senatrice. La ringrazio infinitamente. P.C.


Nessun commento:

Posta un commento