L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 10 aprile 2019

Alceste il poeta - ogni atto della nostra vita implica una scelta, questo è l'anno in cui si mettono la Pera d'Abruzzo (una qualità di pomodoro)

L'illusione di scegliere


Nelle tenebre si cerca la luce, non gli occhiali
Urszula Zybura

L’illusione di scegliere s’impara disapprendendo, sottoponendosi e non imponendosi.
Ma è un discorso sul non-fare che non attiene ai corpi senz’anima.
Nella microfisiologia del potere esternato, velato, sottaciuto, si ottempera alla funzione di saper scegliere tra gesti, oggetti, occasioni, ciò che gratifica chi segna i limiti e chi li deve rispettare.
Un solco invisibile, scavato nel nostro patrimonio genetico, ci ricorda le nostre origini umane e latine, entrambe cominciate con un fratricidio, scelta-non scelta che sfoca il giudizio sulla vittima e il carnefice.
Si può essere insultati per aver letto Vae victis e condiviso molti dei ragionamenti di Erich Priebke?
Chi veramente è in grado se privo di onniscienza, infinita giustizia, infinito amore, di soppesare le colpe senza indulgenza e accanimento, decidere per l’assoluzione o la pena con infinita equità nel giudicare vincitori e vinti?
Gli infiniti ossessionano, ci conducono sulla via scivolosa delle semplificazioni, delle riduzioni, delle generalizzazioni, delle sfumature, dei colori, del dubbio, dell’imperfezione, del caduco senso del libero arbitrio, anch’esso scelta e non scelta tra Provvidenza, destino, caso e necessità.
Nel tripudio orgiastico-anarchico dell’impuro edonismo si violano le norme per il diritto di farlo, se non per il gusto amaro della frustrazione di non detenere il potere di imporle.
Ecco una spiegazione dell‘89, del ‘17 e del ‘68, numeri che si svelano grattando e perdendo in tutte le aule di tribunale sotto lo slogan murale: La Legge è uguale per tutti.
Il talento e la fede non si scelgono.
Sotto il velo di Maya tiriamo alla cieca fili nei quali ci siamo invischiati; diamo forti o deboli strattoni che pensiamo come atti del volere; ci abbozzoliamo prede del nostro falso ragionare di libertà sul tessuto diafano, imbrigliati dalla tenace stregoneria entomologica di setacciaio, vomitata dai sortilegi di uno spietato apparato boccale dell’immenso aracnide che ha nome Nulla ed è ridicolmente affine al polpo Cthulhu, in fatto di voracità.

Assicurazione, banca, finanziamento, casa, scuola, vacanze, moglie, amanti, figli, sesso, vita, morte, successo, sconfitta, avvocato, commercialista, medico, chirurgo … scegliere di non cogliere l’attimo?
Il mercato ci è arrivato prima: Scarpe diem ti aiuta a passeggiare per la fine dei tempi tra le macerie dei templi dove si officiava la morte dell’uomo sorto da un uovo di madre allevata a Terra.

Il condominio. La ragazzina del piano di sopra storpia sguaiata canzonette tribali alle sette della domenica mattina; la madre è un’impotente conservatrice di regole abbandonate da un uomo scappato via con una cosa giovane che anela alla prima fecondazione e alla volontà di incastrare quel che resta del narcisismo, del testosterone stressato e del patrimonio di un over 50 fuori tempo massimo.
Per arrestare la demonia scatenata che balla sul palchetto con gli anfibi a mezzanotte: schiaffo fisico o sberla morale?
Gli esposti piovono alle assemblee elencati come segue: gli studenti del terzo piano disturbano; i cani cagano e pisciano nell’androne; qualcuno sbatte porte, portoni, cancellate; i muri sono una galleria di macchie schifose d’avanguardia insolente; l’amministratore fotte i condomini a colpi di mazzette prese dai fornitori; qualcuno continua a dare il pane ai colombi e le cacate ornitologiche hanno fritto la facciata e i balconi che a breve si dovranno rifare; si conosce, ma non si accusa pubblicamente, chi molla la macchina davanti al passo carrabile per scaricare le borse della spesa e buona parte della sua misera esistenza; le barriere architettoniche non saranno rimosse e i girelli, i trolley da mercato dovranno omologarsi alle scale dell’ingresso comune anche se il 40% dei condomini ha più di 80 anni: la rampa che conduce ai box, gli accessi alle cantine, le aree comuni non hanno funzione di depositi personali.

Desiderio totale di indipendenza.
Misantropia amante, amica.
Delizia di trovare in sé stessi il giardino, il deserto, le cime tempestose.

Lo sbraito resta il medesimo ad ogni pianerottolo: a casa mia faccio il cazzo che mi pare.
Le piante grasse, i ficus Benjamin, i tronchetti dell’infelicità cedono all’incuria siccitosa.
La sedicenne mocciosetta s’intromette all’assemblea con fare e cultura da tronista diUomini e donne: “Ammé nessuno middice cosa devvo fare”.
Tutti a fissare la lettera scarlatta sull’inetta madre che non si scusa per l’arroganza della figlia: d’altronde l’educazione è un chiaro sintomo fascista, canticchiava Stefano Rosso.
Silenzio.

Ordine del giorno: cacciare l’amministratore, l’impresa rumena di polizie che non cambia stracci da sei mesi, inserire il videocitofono al più presto e la buca esterna per la carta straccia pubblicitaria che rechi il solito rimando all’articolo del codice penale che vieta l’ingresso agli estranei nello stabile … sempre che i soliti non aprano senza accertarsi dell’identità dei seccatori (aggiungere nota riguardante la possibilità di inserire tastiera per codice cifrato di apertura su nuovo videocitofono).
Risoluzioni spicce delle beghe condominiali: applicare la nuova legge sulla legittima difesa, dotarsi di armi con proiettili di gomma, taser, e quant’altro possa garantire la pace tra le scale.
Istituire ore obbligatorie mensili per pratica al poligono di tiro.
Mani alzate, votazioni, scelte … quali scelte?
Voglio andare a vivere in campagna … o-oh, o-oh!
Confini, recinzioni violate, assicurazione fabbricato, bosco invaso dal bracciante bulgaro che non sa usare il GPS del trattore.
Che fine ha fatto la stretta di mano?
Il fico delimita le proprietà: prima o dopo la base del tronco?
Non riferire ad altri vicini, nessuno s’impiccia, sanno chi ha falciato la recinzione, ma si accordano per accusare i turisti che hanno bevuto troppo vino nelle loro cantine.
E il bosco, chi lo rimette su?
La mappa catastale non è aggiornata, non corrisponde, il confine è mobile, liquido ben prima che Bauman ne parlasse.
Scegliere di accordarsi senza strascichi perché la casa resta incustodita per mesi e qualcuno un occhio lo butta, una telefonata di avvertimento la fa se un gruppo di zingari se ne dovesse impossessare.
Scegliere di non lavorare più, di andare oltre, dipendenti o autonomi, schiavi di se stessi, dello Stato o d’altri aguzzini.
Scegliere di spendere tutto in vizi … patrimonio e tasse evase.
L’unica cosa su cui essere intransigenti e di non scegliere la coerenza di affermare con chiarezza che gli altri sono sterco e tu il sole che lo secca.
Cristo non ha scelto il suo calice, la sua Passione, il Golgota su cui patire.
Neanche il martirio si sceglie, è un andare incontro a una decisione irrevocabile altrui.
Brahma “convince” Siddharta a non lasciare il mondo dei non illuminati per il Nirvana ed è per tale altruistico atto che il futuro Buddha, in poesia, sfodererà questo lungo epitaffio contro il mondo, contro la vita:

"Io considero la posizione dei re e dei governanti come quella dei granelli di polvere. Osservo tesori di oro e di gemme come se fossero mattoni e ciottoli. Guardo le più belle vesti di seta come cenci strappati. Vedo le miriadi di mondi dell'universo come i piccoli semi di un frutto, e il più grande lago dell'India come una goccia d'olio sul mio piede. Mi accorgo che gli insegnamenti del mondo sono l'illusione di maghi. Distinguo il più elevato concetto di emancipazione come un broccato d'oro in un sogno, e considero il sacro sentiero degli illuminati come fiori che si dischiudono ai nostri occhi. Vedo la meditazione come il pilastro di una montagna, l'Illuminazione come un incubo delle ore diurne. Considero il giudizio del bene e del male come la danza serpentina di un drago, e il sorgere e il tramontare delle credenze come null'altro che le tracce lasciate dalle quattro stagioni".

E il Principe De Curtis, il più nobile de’ li commedianti jettatori, nutrito di geniale e generosa concisione partenopea, con sté vive rime si fece cassamortaro d’ogni prosopopea:

A morte 'o ssaje ched"e? ... è una livella.
'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò, stamme a ssenti ... nun fa"o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie ... appartenimmo à morte

… e al sonno della memoria e dell’intelletto ...Ci svegliamo per una manciata di mattine disseminate nell’eternità e la Terra ruota senza attendere una nostra decisione politica, economica, buona, cattiva, intelligente, imbecille che sia.
La maggioranza degli italiani ha scelto… per la non violazione della privacy o della proprietà privata, di non ricevere da terzi offerte commerciali… ma il cellulare suona lo stesso risvegliato venti volte al giorno da call-center disseminati tra i balcani.
La maggioranza degli italiani ha scelto ... i buffoni in Parlamento, code alle poste, sputi sui marciapiedi, ponti che crollano, città che sprofondano, assenza di luci nelle periferie, ristoranti stellati, McDonald's, la focaccia d’er Bonci, menù, conti, tasse, vilipendio, la via della violenza sulle rotte dei migranti, siccità, nubifragi, neve al sud, caldo al nord, un’ora di fitness, due ore di viagra, il polcor, la famiglia arcobaleno, il pagamento del Canone RAI, la paytv, il gestore telefonico, l’anarchia pop assorbita nel più bieco, avido e vile merchandising.

Il Nullaracnide velenoso, signore del tramonto dell’occidente, immobile al centro della sua indistruttibile tela, rimpiange i succosi pasti di altre specie d’uomini, di altre epoche e mai gli fu più gradito il cuore grondante sangue dell’ermetico vate trafitto da un raggio di sole … ed è subito sera.

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