L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 8 aprile 2019

Avere come nemici la Russia, Cina, Iran è una scelta ideologica non dettata dalla realtà, ma tant'è

Trump contro Russia e Cina: il budget per le spie Usa sale a 86 miliardi

–dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam
07 aprile 2019

NEW YORK - Le minacce alla sicurezza nazionale nell’America di Trump vengono da Cina e Russia. Il presidente in questa nuova guerra fredda, al già accresciuto budget per la Difesa, ha incrementato la richiesta di finanziamenti per l'intelligence. Spesa che nell'anno fiscale 2020, che comincia in ottobre, potrebbe salire alla astronomica cifra di 86 miliardi di dollari: oltre 7 miliardi di dollari al mese, più di 230 milioni di dollari al giorno, con un incremento del 6%, per lo spionaggio.

Il direttore della National Intelligence Dan Coats, l'ufficio governativo che raggruppa sotto il suo ombrello le attività di Cia, Fbi e Nsa, ha appena rivelato la sua proposta di budget. A cui va aggiunta la quota di spesa del Pentagono per l’intelligence militare. Il budget presentato da Coats al Congresso comprende diversi capitoli di spesa. Si va dai satelliti spia alle armi cibernetiche, fino al nutrito network internazionale di spie e informatori da pagare in giro per il mondo che fanno capo alla Cia.

Non sono stati rilasciati dettagli né da parte dell'Amministrazione né tantomeno dal Congresso sul cosiddetto “black budget”, tutto il capitolo di spese di intelligence secretate che non figurano nei bilanci pubblici.
La spesa degli Stati Uniti per lo spionaggio nel biennio 2011-2012, in piena tempesta finanziaria, ha avuto il massimo declino in concomitanza del rientro del contingente americano dall'Iraq e della conseguente riduzione delle necessità di intelligence. Con la presidenza Trump nel 2016 le cose sono mutate.

E il budget per le spie americane è cresciuto a partire dal 2018 assieme ai nuovi investimenti dell'Amministrazione per la Difesa, ai massimi da decenni. Uno dei capitoli di spesa che, assieme alla drastica riduzione delle entrate fiscali seguita al taglio delle imposte societarie, ha contribuito maggiormente all'incremento record del deficit federale degli Stati Uniti d'America che nell'anno fiscale 2018, concluso il 30 settembre, ha raggiunto i massimi, toccando i 779 miliardi di dollari. Con un balzo del 17% in soli dodici mesi.

Degli 86 miliardi di spesa totale per lo spionaggio messi nel bilancio preventivo dal direttore della National Intelligence, 63 miliardi riguardano i programmi gestiti da Cia, Fbi, Nsa e tutte le altre attività di intelligence dell'amministrazione. I restanti 23 miliardi invece riguardano i programmi di spesa del Pentagono, a supporto delle missioni militari e delle unità tattiche.
I dettagli dei programmi di spesa ovviamente non ci sono, né è possibile conoscerli. Tuttavia l'aumento di fondi destinati allo spionaggio americano riflette i costi crescenti per le attività di controterrorismo e contro le minacce cibernetiche che arrivano dalle altre nazioni: la sfida con la Cina – leggi le accuse a Huawei per il controllo delle reti 5G- e la Russia nella cyberwar.

Fonti vicine all'intelligence Usa spiegano che le minacce che arrivano dalla cyberwar da Cina e Russia – che hanno reparti dell'esercito dedicati all'attività di hackeraggio – sono sempre più complesse e costose. Attività che impegnano l'intelligence Usa più che la lotta al terrorismo degli ultimi anni post 11 settembre. Le attività di spionaggio americano si stanno concentrando su questa “competizione” per il primato nella cyberwar, una sfida che richiede sempre più risorse economiche, conoscenze e profili operativi super specializzati.
Come tutte le proposte di budget, i finanziamenti all'intelligence Usa per l'anno fiscale 2020 dovranno essere approvati dal Congresso. La spesa per lo spionaggio è tipicamente un capitolo “non partisan” come succede ad altre parti del bilancio federale. Gran parte dei legislatori americani, repubblicani ma anche democratici, sostiene gli sforzi dell'amministrazione contro l'aumento dell'influenza di Russia e Cina via guerra elettronica.

Dan Coats, il capo delle spie Usa, ha assecondato le richieste del presidente Trump per incrementare il budget dell'intelligence. Nonostante i rapporti non sempre facili tra il presidente e le agenzie di spionaggio Usa. 
A gennaio Coats nella sua testimonianza al Senato durante l'audizione annuale sulle minacce mondiali della Commissione intelligence, con accanto i direttori di Cia, Fbi e Nsa, aveva contraddetto Trump su diversi punti. In particolare sulle dichiarazioni del presidente secondo cui la Corea del Nord non sarebbe più una minaccia: il direttore della National Intelligence in quell'occasione aveva sostenuto che la Corea continua a realizzare armi nucleari. Sempre in contrapposizione con Trump, Coats aveva detto che l'Iran non sta violando le sanzioni Onu e non sta realizzando armi nucleari.

Parole che avevano mandato su tutte le furie Trump, che aveva bocciato l'udienza dei capi delle spie americane e la loro lettura sulle minacce reali alla sicurezza nazionale con un categorico: «Go back to school». Dovete tornare a scuola.

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