L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 2 aprile 2019

Energia pulita - puntare sull'autosufficienza energetica si può e si deve, ma non ditelo al fanfulla Salvini

Le energie rinnovabili hanno vinto la gara contro il carbone e stanno iniziando a battere il gas

Ma Trump e Salvini ignorano la rivoluzione dell'energia pulita e delle batterie

[1 Aprile 2019]


Negli ultimi anni, il costo in rapida diminuzione delle energie rinnovabili ha sconvolto l’economia energetica, con nuovi impianti solari ed eolici che sono ora decisamente più economici rispetto alle centrali a carbone. Ora la nuova BNEF’s LCOE Analysis pubblicata da Bloomberg New Energy Finance ( BNEF), conferma che «Due tecnologie che erano immature e costose solo pochi anni fa ma che sono ora al centro della dispiegarsi della transizione energetica low-carbon hanno visto nell’ultimo anno guadagni spettacolari in termini di competitività dei costi.

L’ultima analisi BNEF’s LCOE dimostra che «Dalla prima metà del 2018, il costo di riferimento dell’elettricità, (levelized cost of electricity – LCOE) per le batterie agli ioni di litio è sceso del 35% a 187 dollari per megawatt/ora. Nel frattempo, il benchmark LCOE per l’eolico offshore è diminuito del 24%. Anche l’energia eolica e il fotovoltaico onshore sono diventati più economici, il loro LCOE di riferimento rispettivo ha raggiunto i 50 e i 57 dollari per megawatt/ora per i progetti che iniziano la costruzione all’inizio del 2019, in calo del 10% e del 18% rispetto ai dati equivalenti di un anno fa».

Il LCOE misura le spese complessive per la produzione di un MWh di elettricità di un nuovo progetto, tenendo conto dei costi di sviluppo, costruzione e attrezzature, finanziamento, materie prime, funzionamento e manutenzione. La BNEF’s LCOE Analysis si basa sulle informazioni su progetti reali per i quali è stata avviata la realizzazione e sui prezzi. Il suo database copre quasi 7.000 progetti di 20 tecnologie, comprese le centrali a carbone, gas e nucleare e le fonti rinnovabili, in 46 Paesi di tutto il mondo.

Elena Giannakopoulou, responsabile economia energetica di BNEF, haevidenziato che «Guardado indietro, in questo decennio ci sono stati incredibili miglioramenti nella competitività in termini di costi di queste opzioni a low-carbon, grazie all’innovazione tecnologica, alle economie di scala, alla forte concorrenza sui prezzi e all’esperienza produttiva. La nostra analisi dimostra che dal 2010 l’LCOE per megawattora per eolico onshore, solare fotovoltaico ed eolico offshore è diminuito rispettivamente del 49%, dell’84% e del 56%. Che per lo stoccaggio delle batterie agli ioni di litio è diminuito del 76% dal 2012, in base ai recenti costi di progetto e ai prezzi storici del pacco batterie».

La scoperta più sorprendente del nuovo aggiornamento della BNEF’s LCOE Analysis per la prima metà del 2019, riguarda il miglioramento dei costi delle batterie agli ioni di litio che «stanno aprendo nuove opportunità per bilanciare il mix di produzione di energie rinnovabili». Già a dicembre 2018 Credit Suisse aveva evidenziato lo stesso trend: «L’accumulo di energia solare utility scale già più economico degli impianti a gas». Infatti, le batterie al servizio di progetti solari o eolici «stanno iniziando a competere, in molti mercati e senza sussidi, con la produzione a carbone e gas per la fornitura di “energia dispacciabile” che può essere erogata ogni volta che la rete ne ha bisogno (al contrario di solo quando soffia il vento o splende il sole)».

I ricercatori del BENF ricordano che la domanda di elettricità è soggetta a picchi e bassi pronunciati durante il giorno e finora questi picchi venivano soddisfatti grazie a tecnologie come le turbine a gas open-cycle e a motori a gas, ma ora devono affrontando la concorrenza delle batterie di accumulo di energia che possono rifornire i picchi da 1 a 4 ore.

Come ricorda Joe Romm si ThinkProgress: «Storicamente, per fornire l’energia di picco ad esempio durante le ondate di caldo estive quando tutti accendono l’aria condizionata e la domanda di elettricità aumenta, sono stati utilizzati impianti a gas naturale relativamente inefficienti. Ma quelle centrali di picco funzionano spesso solo decine di ore all’anno, il che significa che stiamo pagando per una centrale che più del 90% delle volte. Tuttavia, l’energia solare, tuttavia, fornisce già la maggior parte della sua energia elettrica durante le ore di punta, che sono quelle diurne ed estive. Quindi, dato che il prezzo delle batterie per l’energia solare è crollato, le due cose lavorano in tandem sono diventati sempre più l’opzione preferita per la potenza di picco disperdibile. In posti come la California, dove l’energia solare ha raggiunto una significativa penetrazione di mercato, la domanda di picco si è spostata da mezzogiorno alla prima serata , quando il sole tramonta. Ora, il solare con batterie in grado di immagazzinare energia per un massimo di 4 ore può coprire anche questo nuovo picco».

Secondo Tifenn Brandily, un’analista del BNEF, «Nella maggior parte dei Paesi, il solare fotovoltaico e l’energia eolica onshore hanno vinto la gara per essere la fonte più economica delle nuove “bulk generation”, ma l’invasione delle tecnologie pulite sta andando ben oltre, minacciando il ruolo di bilanciamento che speravano di svolgere, in particolare, gli operatori degli impianti a gas».

L’eolico offshore è stato spesso considerato un’opzione di produzione energetica relativamente costosa rispetto all’energia eolica o solare fotovoltaica, ma le nuove aste programmate pe nuove forniture di energia, insieme a pale eoliche molto più grandi, hanno prodotto forti riduzioni dei costi, portando il BNEF’s global benchmark per questa tecnologia al di sotto dei 100 dollari per MWh, rispetto ai più di 220 dollari di soli 5anni fa.

La Giannakopoulou fa notare che «I prezzi bassi promessi dalle aste eoliche offshore in tutta Europa si stanno materializzando, con diversi progetti di alto profilo che negli ultimi mesi sono stati chiusi finanziariamente. Il calo dei costi negli ultimi 6 mesi è il più forte che abbiamo visto per qualsiasi tecnologia».

Sebbene l’LCOE del solare fotovoltaico sia diminuito del 18% nell’ultimo anno, la gran parte di questo calo si è verificata nel terzo trimestre del 2018, quando un cambiamento nella politica cinese ha causato un enorme eccesso di pannelli solari rispetto ai mesi più recenti.

Un altro fattore economico che lavora a favore delle energie rinnovabili è che i prezzi del gas sono molto volatili, mentre i prezzi delle batterie e dell’energia solare sono destinati a diminuire drasticamente. Inolre, Romm è convinto che «Le energie rinnovabili e lo stoccaggio diverranno sempre più competitivi con il gas naturale in più applicazioni, in quanto un numero crescente di Paesi applica un prezzo sull’inquinamento da carbonio che riflette pienamente il danno alla salute umana e a un clima vivibile».

Negli Usa gli oppositori repubblicani dell’energia pulita (ma anche il vicepremier Matteo Salvini in Italia) dicono spesso che i combustibili fossili sono insostituibili perché l’energia rinnovabile non funziona sempre. Recentemente Donald Trump ha preso in giro l’ energia eolica: «Mettiamo un po’ di mulini a vento: quando il vento non soffia, per favore, spegni il televisore». Il presidente Usa ha deriso anche l’energia solare,: «Non abbastanza potente ed è molto, molto costosa». A gennaio Salvini, in piena polemica col ministro dell’ambiente Costa sulle nuove concessioni sulle trivelle offshore ha detto praticamente le stesse cose: «Non si può dire no al carbone, no al petrolio, no al metano, no alle trivelle, mica possiamo andare in giro con la candela e accendere i legnetti».

Romm conclude: «Trump è cieco di fronte alla rivoluzione dell’energia pulita, dimostrando quanto disperatamente il Paese abbia bisogno di un presidente che comprenda davvero sia la scienza del cambiamento climatico sia il business dell’energia pulita. La questione non è se le rinnovabili supereranno il gas naturale, ma se i governi contribuiranno a garantire che lo facciano abbastanza velocemente da evitare la catastrofe climatica». Un suggerimento che vale anche per Salvini e per il governo del cambiamento.

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