L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 7 aprile 2019

Gli Stati Uniti hanno permesso ad Haftar di minacciare Tripoli e noi ancora gli permettiamo di avere nelle nostre terre basi e bombe atomiche, devono andare via nel loro Nord America

Tutti gli Stati che finanziano Haftar in Libia. L’articolo di Micalessin

7 aprile 2019


Se Haftar si fermerà sarà solo perché i fondi messigli a disposizioni da Riad e Abu Dhabi non saranno bastati a comprare tutti i gruppi armati di Tripoli e a dividere le milizie schierate da Misurata in difesa della capitale. L’analisi di Gian Micalessin del Giornale

L’offensiva del generale Khalifa Haftar era un segreto di Pulcinella. I nostri Servizi ne erano a conoscenza e avevano informato il governo. Ma nessuno ha mosso un dito. O meglio nessuno ai vertici dell’esecutivo è riuscito a mettere insieme la trama di relazioni internazionali indispensabile per disinnescare la minaccia.

COME SI MUOVONO GLI STATI UNITI IN LIBIA

Anche perché la Casa Bianca, indispettita per gli accordi commerciali con la Cina ha fatto orecchie da mercante. E così Emirati Arabi e Arabia Saudita, principali mandanti dell’assalto a Tripoli, hanno potuto agire indisturbati.

LE INFORMAZIONI DEI SERVIZI ITALIANI

Ma cominciamo dall’inizio. I responsabili della nostra intelligence che periodicamente incontrano Haftar se lo sentono ripetere da mesi. «Appena avrò l’occasione andrò a Tripoli e regolerò i conti con criminali e terroristi». O, meglio, con tutti coloro ancora restii a mollare il premier Fayez al Serraj.

I VOLI DI HAFTAR

Il momento arriva a fine marzo quando Haftar vola ad Abu Dhabi e concorda con il principe ereditario Mohammed Bin Zayed il colpo finale. Al termine dei colloqui il principe convoca negli Emirati il premier di Tripoli Fayez al Serraj e lo mette davanti ad un drastico ultimatum: o incontrare seduta stante Haftar e accordarsi per una spartizione del potere o regolare i conti militarmente.

IL RUOLO DELL’ARABIA SAUDITA

Davanti al no di Serraj il generale Haftar rinuncia ad incontrarlo e vola in Arabia Saudita. Lì il principe ereditario Mohammed Bin Salman, vero sovrano di fatto, è pronto a dargli il beneplacito e garantirgli i fondi necessari, assieme a quelli promessi dagli emirati, per comprarsi le milizie di Serraj. La nostra intelligence, sempre attenta a seguire le mosse del generale, non tarda ad informare il nostro governo. Anche stavolta la reazione è inefficace.

IL PESO DEGLI EMIRATI ARABI

Oggi né i sauditi, né gli emirati, né l’Egitto, né tanto meno la Francia di Emmanuel Macron, hanno interesse a fermare la corsa dell’alleato verso Tripoli. Se Haftar si fermerà sarà solo perché i fondi messigli a disposizioni da Riad e Abu Dhabi non saranno bastati a comprare tutti i gruppi armati di Tripoli e a dividere le milizie schierate da Misurata in difesa della capitale.

LO SCENARIO

Ma non solo di soldi si tratta. L’appoggio dell’Arabia Saudita orienta anche i gruppi di osservanza salafita makhdali. La Forza Speciale di Deterrenza, una delle milizie più agguerrite fra quelle sul libro paga di Serraj, risulta, non a caso, assai restia a combattere Haftar.

(estratto di un articolo pubblicato sul Giornale; qui la versione integrale)

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