L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 24 aprile 2019

Grazie al Fanfulla l'imbecillagine entra nel governo. Fanfulla non ha capito che il Salva-Roma è a costo zero

La notte dei lunghi coltelli gialloverdi. Conte sbotta con Salvini: “Non siamo a fare i tuoi passacarte”. E alla fine il Salva-Roma passa solo a metà

24 aprile 2019 dalla RedazionePolitica


“Il Cdm è un organo collegiale non siamo qui a fare i tuoi passacarte. Devi portare rispetto a me e a ciascuno dei ministri che siedono intorno a questo tavolo”. È lo sfogo del premier Giuseppe Conte durante il Consiglio dei ministri di ieri sera finito a tarda notte. A quanto si apprende lo scontro nel governo Lega-M5S si fa sempre più acceso, fino a spingere il presidente del Consiglio a scagliarsi contro il ministro degli Interni Matteo Salvini. A far sbottare il premier è stata l’accelerazione del leader della Lega, che, a Cdm appena cominciato, è sceso nel cortile antistante Palazzo Chigi annunciando lo stralcio della misura “Salva Roma” dal dl crescita.

Una dichiarazione, quella del vicepremier leghista, che ricalca solo la proposta della Lega. L’intraprendenza di Salvini ha mandato su tutte le furie Conte, che di solito svolge il ruolo del mediatore. Intorno alle 21 di ieri sera non a caso è arrivato anche Luigi Di Maio per parlare anche del caso del sottosegretario Siri, chiedendo ancora le sue dimissioni, ritenute invece non necessarie dalla Lega.

Alla fine, dopo 4 ore di Consiglio dei ministri, si è saputo quale sarà il futuro di una delle norme più discusse contenuta nel decreto Crescita, il cosiddetto Salva Roma. All’uscita da Palazzo Chigi, la Lega, per bocca del vicepremier Matteo Salvini, si dichiara soddisfatta perché “i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani, ma restano in carico al sindaco”: “Lega soddisfatta. Stralciati i commi 2,3,4,5,6 della norma salva Raggi”, ha detto ai cronisti. Parla di “norma approvata a metà” pur dichiarandosi contento anche il Movimento 5 Stelle: “Il Cdm ha dato via libera ai commi 1 e 7, sugli altri deciderà il Parlamento – dicono fonti di governo M5S– È un punto di partenza, siamo sicuri che il Parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani”.

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