L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 7 aprile 2019

Il fanfulla Salvini banchetta ma dovrà pagare il conto

IL PROFESSORE
Paolo Becchi e la cupa profezia su Matteo Salvini: "La gente inizia a stufarsi, perché così non puoi durare"

5 Aprile 2019


È innegabile il fatto che Salvini stia attraversando un momento di particolare successo, almeno in termini elettorali: ha conquistato, combattendo con grande impegno, un paio di Regioni, ed ora si appresta a conquistare il Piemonte con il centrodestra e ad incassare, da solo, anche un buon risultato alle elezioni europee (sino a che punto buono peraltro è ancora tutto da vedere).

Sembra che, in questo periodo, qualsiasi cosa egli faccia trovi, come per magia, un vasto consenso popolare. Dice che i porti sono chiusi, e anche se in realtà sono aperti poco importa, perché tutti sono persuasi che siano chiusi. Gli sbarchi sono diminuiti - è vero - drasticamente (dai circa 24.000 del 2017 ai 6.500 dell' anno dopo, fino ai 524 di quest' anno), ma un discorso diverso vale, ad esempio, per i rimpatri, i quali sono, sostanzialmente, in numero costante dal 2017, circa 6.000 all' anno. E, con una media di circa 600 rimpatri al mese, i numeri promessi da Salvini sono molto lontani (voleva superare di gran lunga i diecimila rimpatri all' anno). Ma importano poco i dati "reali".


Conta, per ora, la sua capacità "camaleontica" di seguire l' umore della gente, come si è visto per il caso dell' incendio sull' autobus: prima nega la cittadinanza a Rami, poi, dopo aver visto i sondaggi, cambia idea e dice che gli vuole bene come a suo figlio. Analogo discorso vale per le posizioni espresse sulla Cina. Per non parlare della sua difesa della famiglia "tradizionale" a Verona, ma proprio qui crediamo - forse sbagliando - che la strategia comunicativa abbia toppato. Beninteso, ognuno è libero di fare quello che vuole sotto le lenzuola, ma certi comportamenti, quando diventano pubblici, possono apparire quanto meno incoerenti rispetto al modello tradizionale di famiglia che in linea di principio si intende invece sostenere.

Il leghista che spesso è "tradizionalista" resta confuso e disorientato. Valeva un tempo per i cattolici che seguivano Casini, vale oggi anche per Salvini: si chiama perdita di credibilità. A Verona poi il Capitano forse è andato un po' sopra le righe, anche perché il suo ministro per la Famiglia ha in effetti sinora fatto ben poco per le famiglie italiane.

LA VISIONE DEL PAESE
L'impressione che si ha è che Salvini viva alla giornata, mettendosi ogni giorno una divisa adatta per l' occasione, senza però avere una visione complessiva e anzi persino contento di non averla. Non ragiona sul lungo periodo e non sembra avere un progetto per il futuro, quello suo privato non ci interessa, ci interessa la sua visione del Paese. Per il momento è sufficiente che gli altri abbiano le loro "visioni", completamente bacate e prive di corrispondenza con la realtà: basti pensare ai "sinistrati" che vogliono lo ius soli, e che ogni volta che intervengono fanno aumentare i consensi in favore del leader leghista. Salvini, insomma, vince e stravince: non si sa fino a che punto per merito suo, ma certo grazie all' incapacità degli altri. Il problema però è: quanto può durare questa situazione? L' Italia avrebbe bisogno di risposte che vanno al di là di leggi - a mio avviso - di pura propaganda, come quella sulla legittima difesa approvata (non me ne voglia Feltri e l' intero giornale se la vedo così) e quella in itinere sulle facilitazioni per acquistare armi da fuoco destinate alla difesa personale, leggi che non incidono nella vita di milioni di cittadini.

Salvini non sembra - spero vivamente di sbagliarmi anche in questo caso - aver alcuna idea su che cosa fare sotto il profilo economico per rilanciare uno sviluppo sostenibile, se non puntare su alcune opere pubbliche come la Tav, su cui peraltro è possibile avanzare dubbi e perplessità. Il governo tedesco ha lanciato in questi mesi una sua Nationale Industriestrategie 2020 focalizzando l' attenzione su dieci settori (Metallurgia, Chimica, Meccanica, Auto elettrica, Ottica, Robotica, Biomedicina, Difesa aerospaziale, Tecnologia verde, Digitalizzazione) e in particolare su cinque Megatrend che puntano ad uno sviluppo futuro "nachhaltig", sostenibile. Noi su cosa cazzo puntiamo? Sul farci ricostruire i porti dai cinesi?

NOVE MESI
Finora Salvini è riuscito a capitalizzare i risultati dell' opera di governo, scaricando sugli alleati il disagio crescente dei cittadini rispetto alla situazione economica. Ma prima o poi i nodi verranno al pettine e non sarà facile cavarsela continuando ad attribuire tutte le colpe al Movimento 5 stelle. Il dramma dell' Italia è di non avere una seria politica industriale e di investimenti pubblici di lungo periodo e di avere invece una moneta che comunque impedisce qualsiasi sviluppo. In nove mesi - questa è la replica contro i cosiddetti "tuttosubitisti" - non si può "risorgere" (per la verità per risorgere sono bastati solo tre giorni), ma in nove mesi può nascere qualcosa di bello, un piano di sviluppo complessivo per il Paese, e di questo purtroppo non c' è traccia. O almeno io non lo vedo.

Salvini ha certo avuto il merito di bloccare l' immigrazione clandestina, ma oggi puntare solo su questo non basta più. E un po' di sussidio ai disoccupati attraverso il reddito di cittadinanza lascia il tempo che trova, se non è inserito in un programma complessivo di politica economica. Al Sud c' è bisogno di lavoro, al Nord delle "autonomie" da tempo richieste dalle Regioni. In questi giorni si è tornato a parlare di moneta fiscale, come moneta complementare rispetto all' euro, persino sul Sole 24 Ore, in quel contesto si è discusso anche dei "minibot", utili a rilanciare l' economia. Da parte di Lega e 5 stelle un silenzio assordante su questo, eppure i "minibot" sono nel sempre citato contratto di governo.

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