L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 aprile 2019

Roma - forse è il fanfulla Salvini il mandante che ha bruciati i due centri di raccolta della monezza, i 600 cassonetti e un loro deposito, per non parlare degli autobus incendiati e scale mobili rotte

15 APR, 2019

Scontro Salvini-Raggi, è cominciata la marcia su Roma

Traffico, rifiuti, maxidebito a carico degli italiani: il vicepremier ha una prateria di fronte a se e può colpire la sindaca senza che nessuno, dal M5S, abbia il coraggio di difenderla

Matteo Salvini e Virginia Raggi in un incontro dello scorso anno (foto: Fabrizio Corradetti/LaPresse)

Che Salvini volesse Roma si sapeva. Lo avevamo spiegato in tempi ancora non sospetti, evidenziando come il prossimo sindaco della capitale – salvo scossoni dei prossimi mesi – sarà un leghista o comunque un candidato del centrodestra trainato dal Carroccio. A cui dunque la “Roma ladrona” di un tempo interessa non poco e che d’altronde ha lanciato da mesi la campagna per indebolire Virginia Raggi, una sindaca già estremamente fiacca e politicamente isolata dalla dirigenza nazionale del Movimento 5 Stelle.

Nessun big dei grillini si è visto né sentito, in questo fine settimana di lotta col capo della Lega, in sua difesa.

Ma entriamo nel merito, vediamo qual è la strategia del vicepremier e quali i punti su cui ha ricominciato a martellare l’avvocata. Dal circuito della Formula E all’Eur – una bella vittoria per la Capitale, va detto, ottima prova logistica per un evento di scala mondiale – e poi da un evento sempre nel Lazio Salvini si domanda se occorra “uno scienziato” per “portare via la monnezza, per svuotare i cestini ed evitare gabbiani stile avvoltoio che svolazzano? Ho invitato la gente a votare la Raggi ma ora la gente mi dice di fare presto”. Come dire: al ballottaggio del 2016 ho sbagliato. Già così il ministro dell’Interno si ripulisce la coscienza e ricomincia da zero la sua storia recente (quella passata è incancellabile) sulla città.

L’attacco ha poi toccato il traffico, vero punto drammatico della capitale: “Il giorno della Formula E era l’unico in cui le macchine a Roma giravano senza fermarsi. La Raggi ci è rimasta male ma se scegli di fare il sindaco devi avere le spalle larghe”. Raggi ha risposto colpo su colpo, non è una che se ne rimane zitta, spostando il tema sulla legalità (stamattina, fra l’altro, ci sono stati nuovi arresti ai danni dei Casamonica): “Ho le spalle larghe e non mi spavento facilmente. Io le villette dei clan mafiosi le ho abbattute, dopo decenni di silenzio delle precedenti giunte: otto case del clan Casamonica buttate giù dalla ruspa. Infine, per togliere la spazzatura non serve assolutamente uno scienziato ma sono necessari duro lavoro e costanza. Di certo non bastano due tweet e qualche battuta ad effetto” ha postato su Facebook.

Questi i primi due punti sui quali oggettivamente vince Salvini. La situazione della gestione dei rifiuti romana è in effetti drammatica, un vicolo cieco: Roma produce quotidianamente poco meno di 5mila tonnellate di rifiuti. Secondo l’Ama – ma sono numeri per certi versi dubbi – il 44,2% è differenziato, il resto va trattato nei cosiddetti “tmb”, i centri di trattamento meccanico-biologico, prima di essere smaltito e trasferito a caro prezzo. I centri per farlo sono ai minimi termini: uno ha preso fuoco l’anno scorso, sulla Salaria, e non si capisce quando sarà bonificato. L’altro pure – a Rocca Cencia – e lavora a mezzo servizio. Le alternative, a parte il tmb fermo di Colleferro, non appartengono alla municipalizzata, che ha un debito di circa un miliardo: uno è del Re Mida dell’immondizia Manlio Cerroni a Malagrotta, uno di Acea. Così le ecoballe devono spesso partire, ancora tal quali, per altre destinazioni. Aumentando i costi e devastando il servizio.

Sui traporti, il quadro parla da solo: senza scomodare un altro debito monstre, quello di Atac – salvata solo grazie al congelamento delle pendenze e all’estensione senza concorso europeo del contratto di servizio al 2021 – è un altro bilancio impazzito fra cambi di dirigenza e scelte che ne hanno velocizzato l’implosione. Tre fermate cruciali della metro A – Repubblica, Barberini e Spagna – sono chiuse la prima da mesi e le altre da diverse settimane. Circa 27 stazioni, sulle 75 che servono le tre linee e un pezzo (la B1) della città, sfoggiano un qualche disservizio, dalle scale mobili agli ascensori.

Il mezzo privato è dunque spesso una scelta obbligata, nella capitale, e il traffico un male endemico che si autoalimenta. Forme alternative di mobilità non se ne vedono (se non qualche frammento di ciclabile costruita qui e là con lunghi tempi d’inaugurazione), piattaforme come Uber vengono ostacolate in modi spesso ai limiti della legalità, a volte capita anche di attendere a lungo un taxi e si festeggia come un successo l’arrivo di qualche autobus di seconda mano da Israele, alimentato a diesel, in attesa di una commessa dalla Turchia che non si sa che fine farà. Su questo, Salvini vince due a zero e infatti Raggi gli risponde fuori fuoco, parlando dei Casamonica.

Il punto centrale dello scontro è però il debito cittadino, un pachiderma senza testa e senza origine – un mix di debiti finanziari, mutui, espropri, contenziosi di cui spesso mancano anche le parti in causa e debiti fuori bilancio – che si è cercato di risolvere qualche anno fa, senza successo: “Sessanta milioni di italiani non possono pagare per l’incapacità di un sindaco” ha attaccato Salvini alludendo alla norma “salva Roma” inserita dal M5S nel “decreto Crescita” in fase di approvazione alle Camere.

La Lega, al solito in una propaganda senza memoria, promette battaglia ma dimentica di aver approvato già nel 2008 qualcosa di simile col famoso “patto della pajata” che appena eletto Gianni Alemanno tagliò 12 miliardi di euro affidandoli a un commissario che lo ripaga con 500 milioni all’anno fra la fiscalità generale (200) e quella romana (300). Rispetto a quel fardello l’attuale sindaca ha evidentemente poche responsabilità, per quanto la dinamica non sembri essere mutata: con un video volutamente infantilistico e con l’aiuto delle molliche di pane ha risposto al vicepremier sul funzionamento del debito capitolino.

La realtà è che quella gestione sarà chiusa entro il 2021 e gran parte del debito passerà alle casse dello Stato – che però lo gestirà come vuole, ricontrattandolo, e risparmierà parte dei 300 milioni – anche per il timore che quella stessa gestione avesse avuto bisogno di maggiori risorse per continuare il percorso di rientro. Una situazione complessa su cui comunque vince ancora una volta Salvini, visto che la sostanza non è tanto diversa: ai cittadini romani sarà tolta la maxi-addizionale Irpef, ai passeggeri di Fiumicino l’euro in più su ogni biglietto, e il peso passerà sulle spalle pubbliche. La campagna verdebruna sul Campidoglio entrerà nel vivo dopo le elezioni europee, con l’obiettivo di accorciare la permanenza di Raggi a palazzo Senatorio già nei prossimi mesi.

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