L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 21 aprile 2019

Siri non doveva fare il sottosegretario proveniente da reato come bancarotta fraudolenta, forse il fanfulla non lo sapeva


La vicenda Siri. Le sparate di Salvini. Gli attacchi alla Raggi. Ora vi dico se il Governo dura o no 

19 aprile 2019 di Gaetano Pedullà


Curiosa metamorfosi ieri per Matteo Salvini, effetto evidente dei nuovi venti in arrivo dalle Procure. Il ministro che vuole mettere i prefetti al posto dei sindaci incapaci – a suo dire – di agire con forza contro il degrado delle città, se l’è presa ancora una volta con la sindaca Virginia Raggi, registrata illegalmente in una conversazione nella quale cercava ruvidamente di risolvere il problema dei rifiuti a Roma.

La prima cittadina, accusata dall’ex amministratore della società (ir)responsabile della raccolta, dice quello che tutti i romani ripetono ogni giorno, senza per questo correre il rischio di commettere un crimine, e cioè che la Capitale è tremendamente sporca. Il suo manager però non ci sta a modificare i conti dell’azienda che non funziona, nonostante il bilancio sia stato già bocciato in Campidoglio, e pertanto invece di dimettersi incide tutto e vedremo se la magistratura ravviserà eventuali elementi di reato.

L’accanimento della Lega contro la sindaca Cinque Stelle riesce però a dirottare parte dell’attenzione su tutt’altro caso, quello del sottosegretario Armando Siri finito in un’inchiesta per corruzione avviata da due Procure. Dunque non un ipotetico reato di pressioni su un dirigente, ma un indagato in una vicenda dove si incrociano il capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, faccendieri e imprenditori accusati di fare da lavanderia dei proventi della mafia.

Un giochino insomma per mischiare storie totalmente diverse, e che invece marcano ancora una volta la differenza tra chi lavora per gli interessi generali e chi invece per gli interessi personali, tra l’unica forza politica che caccia chi sbaglia e chi si tiene gli accusati di fatti gravissimi, magari cercando di farla pagare proprio a chi batte i pugni sul serio per servire i cittadini.

Alla luce di tutto questo, la domanda che tutti si fanno è se il Governo può continuare ad andare avanti come se niente fosse. Una domanda che ha diverse risposte: il Pil del Paese sta tornando a crescere, la produzione industriale è ripartita più della Germania, la Borsa italiana è la seconda migliore al mondo, mentre le misure chiave del Reddito di cittadinanza e Quota cento non hanno ancora neppure disteso i loro effetti. Serve aggiungere altro?

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