L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 maggio 2019

4 marzo 2019 abbiamo votato una politica che investisse 100 miliardi anno per cinque anni e ci troviamo ad aver partorito un topolino (governo) che ha paura della sua ombra


Italia terrorizzata dal debito, gli altri spendono e corrono. Le lezioni di USA e Cina

Davide 15 Maggio 2019 , 11:33 

DI PAOLO BECCHI E GIOVANNI ZIBORDI


In Italia si discute, si polemizza, si fanno drammi o ci si esalta per gli zero virgola, per le briciole, per 700 euro al mese che vanno, forse, a mezzo milione di persone su 40 milioni di adulti. Poi alla fine si scopre che invece che a 4 milioni di persone il cosiddetto reddito di cittadinanza andrà forse a 0,5 milioni di persone e costerà 5 o 6 miliardi di euro, cioè lo 0,6% del PIL. Si sono posti così tanti filtri, complicazioni e controlli che già adesso in migliaia vi rinunciano. Ma per un anno è sembrato che in milioni sarebbero stati mantenuti senza lavorare e questo “scassava i conti dello Stato”.

Per tutto il 2018 il dramma politico è stato se il deficit pubblico doveva essere il 2,0% o il 2,2% quando nel mondo si fanno deficit del 5% del PIL da dieci anni senza problemi. Trump scrive ieri che “il debito pubblico forse è troppo piccolo” e può essere aumentato, anche se la disoccupazione è scesa al 3,2% il livello più basso dal 1969 e nel frattempo in USA il debito pubblico è passato da 10 mila a 22 miliardi di dollari in meno di dieci anni (una cifra pari a tutto il PIL dell’eurozona).

Negli Stati Uniti e in Giappone la disoccupazione è scesa al 3%. Da noi invece si discute animatamente del fatto che la disoccupazione è ora al 10,5% e un anno fa era all’11% dimenticando che dieci anni fa in Italia era al 6% e quando è arrivato l’euro era più alta in Germania che in Italia.

In Italia si fanno editoriali per uno 0,1% del PIL (aumento del PIL italiano negli ultimi dodici mesi), quando in qualunque altro Paese il problema è se fai il 2 o 3% di crescita. In Cina sembrava che la crescita stesse rallentando e il governo ha dato ordine di pompare il credito per cui nei primi due mesi del 2019 si è avuto uno strabiliante aumento di circa 750 miliardi (in dollari) del credito. In due mesi! Da noi intanto nell’ultimo anno le banche lo hanno tagliato di altri 60 miliardi circa alle imprese e negli ultimi dieci anni di circa 250 miliardi. Nel frattempo il governo lascia che Blackrock compri Carige, anche se il piano del fondo americano è di concentrarsi sul gestire il risparmio e chiudere il credito alle imprese liguri. Un bel risultato per i liguri.

Ma la Germania…. E piantiamola con la Germania. Grazie all’euro ha un cambio svalutato, esattamente come l’Italia aveva un cambio svalutato con la Lira. In secondo luogo ha ancora un sistema bancario pubblico al 60% che non è soggetto alle regole della UE e non taglia il credito. Come l’Italia aveva del resto una volta. I tedeschi non sono così stupidi da lasciare senza credito le loro piccole e medie imprese privatizzando e facendo controllare da fondi esteri le loro banche come abbiamo fatto noi.

Ci si eccita perché la produzione industriale, dopo essere scesa per sei mesi, risale nei tre successivi e poi alla fine fa segna 0,8% rispetto ad un anno fa, dimenticando che negli ultimi 10 anni è crollata del 18% mentre nel resto del mondo (USA, Germania, anche Giappone) è aumentata in media del 10 o 15%.

Tutto il resto del mondo aumenta PIL, occupazione, produzione e anche debito, pubblico e privato e ragiona di 2 o 3% l’anno. Solo noi siamo fermi agli zero virgola e abbiamo timore di qualunque cosa che “sfondi i parametri” come se sfondarli fosse finire in un burrone e rompersi l’osso del collo. Siamo fermi da venti anni e stiamo declinando da dieci. Questa è la realtà. Gli italiani inoltre scompaiono come italiani al ritmo di circa 350 mila in meno l’anno mentre i giovani con qualche specializzazione e ambizione vanno in cerca di fortuna all’estero.

Non è giusto lasciare morire un paese di una lenta agonia. Ma si ripete che invece è giusto perché “abbiamo il debito”. Questa è la grande bugia. In percentuale del PIL siamo un poco sotto la media, perché negli altri paesi banche, famiglie e imprese hanno in realtà più debito delle nostre. Facciamo un esempio abbastanza clamoroso. Il debito complessivo dell’Italia (Stato, famiglie, aziende e banche) è di 4mila miliardi, più o meno la stessa cifra di dieci anni (perché quello dello Stato è un poco aumentato, ma quello dei privati calato). Dieci anni fa la Cina aveva un debito complessivo di 6mila miliardi (espresso in dollari). Oggi è esploso a 40mila miliardi. Dieci anni fa l’Italia aveva 4mila miliardi di debito complessivo dell’economia e la Cina 6mila miliardi. Oggi noi siamo sempre a 4mila e loro sono saliti a 40mila miliardi. Usano dei libri di economia diversi dai nostri? I cinesi, è vero, sono un miliardo e mezzo ma lo erano anche dieci anni fa: come hanno fatto a “trovare” 35 mila miliardi in più? La risposta ovviamente è che lo Stato tramite le banche pubbliche crea questo denaro e poi in Cina lo usano abbastanza bene per produrre. Ma non si indebitano sui mercati esteri, “trovano” il denaro stampandolo in casa.

In Giappone idem. Hanno debito pubblico doppio del nostro in % del PIL, ma i nostri vari esperti economici dei talk show non ne parlano volentieri, perché altrimenti dovrebbero spiegare come mai in Giappone lavorano 75 persone su 100 (degli adulti in età lavorativa) e in Italia 62 su 100. In Giappone se si guardano le statistiche hanno smesso di aumentare le tasse nel 1993, più o meno quando in Italia si è cominciato a fare una “manovra” dopo l’altra sempre con il pretesto del debito pubblico e sempre per aumentare le tasse. Come mai loro no che hanno più debito? La risposta ovviamente è che lo Stato, tramite la Banca centrale, in Giappone crea denaro. E se ci provassimo anche noi?

Paolo Becchi e Giovanni Zibordi



11.05.2019

su Libero, 11/05/2019

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