L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 maggio 2019

E' guerra vera - Cina e Giappone vendono treasury e non comprano più

Guerra commerciale: i veri numeri del ricatto della Cina sul debito americano

14 Maggio 2019 - 12:21 

Dal 2014 l’esposizione della Cina verso i Treasury è calata dell’11,3%, passando da 1.275,6 miliardi agli odierni 1.130,9. Solo nell’ultimo anno Pechino ha livellato la propria esposizione verso i Treasury americani di 3,2 punti percentuali


È ormai appurato che il baricentro del duro confronto fra Stati Uniti e Cina non riguarda più solamente la guerra commerciale ma la supremazia sull’intera economia globale.

Con l’inizio di maggio il presidente Usa Donald Trump ha voluto scuotere i mercati con un repentino inasprimento dei toni. La risposta di Pechino non si è fatta attendere: i cinesi hanno praticamente disertato le aste del Tesoro Usadel 7 e 8 maggio (clicca qui per approfondire), facendo scendere le richieste sul decennale Usa ai minimi da 11 anni.

Una mossa che ha senz’altro preoccupato Trump tanto che il numero uno della Casa Bianca sembra esser ritornato sui suoi passi.


Oggi in Borsa, linea diretta con i mercati: puntata lunedì 13 maggio

Ma la Cina è davvero in grado di poter ricattare gli Stati Uniti d’America minacciando di non comprare più Treasury? Vediamo nel dettaglio i veri numeri sul debito Usa, chi lo detiene e come si sta muovendo in questi mesi pieni di tensione.

Cina: la ritirata dal debito Usa inizia da lontano

Il grafico mostra l’evoluzione delle esposizioni dei principali creditori degli Usa dal 2014 al 2019. Fonte: Bloomberg

Il disimpegno di Pechino è partito da più lontano, ben prima che Donald Trump vincesse le elezioni 2016 e si insediasse alla Casa Bianca nel 2017.

Dal 2014 l’esposizione della Cina verso i Treasury è calata dell’11,3%, passando da 1.275,6 miliardi agli odierni 1.130,9. Da sottolineare che anche la dinamica del Giappone, il terzo creditore degli Usa, è stata simile passando da 1.201,4 miliardi a 1.072,4 miliardi (-10,7% dal 2014 a oggi).

Fonte: Bloomberg

Nell’ultimo anno le cose non sono andate affatto meglio. La Fed sta proseguendo con il processo di riduzione di bilancio iniziata nel 2017 e dal momento dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca (19 gennaio 2017) il bilancio della Federal Reserve Bank è sceso di circa 14 punti percentuali, passando da un valore aggregato di 2.463,6 miliardi agli attuali 2.124,1 miliardi, praticamente sui livelli del 2014.

Come vediamo nel grafico, la gran parte della vendita di Treasuries da parte della Fed è avvenuta solamente nell’ultimo anno. Il punto è che, però, la Banca centrale Usa non è stato l’unico detentore a vendere titoli di Stato americani.

Anche la Cina ha fatto la sua parte: in un anno il Governo di Pechino ha livellato la propria esposizione di 3,2 punti percentuali passando da 1.168,2 miliardi (gennaio 2018) a 1.130,9 miliardi di dollari il portafoglio di T-Bond americani.

I dati sull’evoluzione del portafoglio straniero di bond Usa in marzo e aprile 2019 saranno comunicati giovedì 16 maggio, quindi l’attesa è altissima. Un nuovo calo potrebbe far esplodere anche la tensione sul fronte commerciale pregiudicando le possibilità di un accordo in extremis.
Debito Usa: chi lo detiene?

I maggiori creditori degli Stati Uniti d’America. Fonte: Bloomberg

Quanto segue è un aggiornamento di quanto l’Ufficio studi di Money.it aveva sviscerato ad inizio anno (Shutdown Usa: a quanto ammonta il debito pubblico americano e chi lo detiene?).

Al momento il debito della prima economia mondiale è pari a 22.027,59 miliardi di dollari (dato aggiornato al 10 maggio 2019). Al 31 dicembre 2018 il debito della prima economia globale era di 17.603,3 miliardi di dollari.

I detentori principali sono, in ordine decrescente, la Federal Reserve per 2.124,1 miliardi, la Cina per 1.130,9 miliardi e il Giappone per 1.072,4 miliardi. Per quanto riguarda gli investitori privati è Vanguard quello che ha la maggiore quota di passivo statunitense, con 371,311 miliardi di dollari. Blackrock conta un’esposizione aggregata intorno ai 250 miliardi di dollari (divise fra la Blackrock Fund Advisors e la Blackrock Advisors). Fidelity Management & Research possiede invece 165,695 miliardi di dollari.

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