L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 4 maggio 2019

Fubini è un poraccio che non riesce a comprendere i più elementari meccanismi della Teoria moderna della Moneta (MMT)

Chiudi il cerchio, Fubini!

4 Maggio 2019



Ci siamo giocati il boom economico

Federico Fubini riassume in questo titolo la situazione dell’Italia di oggi. Gli Italiani, nell’analisi del giornalista del Corriere della Sera, sono tornati indietro in termini di standard di vita alla seconda metà degli anni ’50 o ai primissimi anni ’60.

Ci siamo. Finalmente Federico Fubini smette gli abiti del narratore del potere e analizza il ruolo e l’impatto delle politiche di austerità! Purtroppo no, neanche questa volta. E neanche di fronte all’evidenza scritta di suo pugno.

La lunga rincorsa si sarebbe conclusa tra gli anni ’80 e i primi anni ’90, anche se molta della crescita italiana in quella fase è artificialmente drogata dalla forte accumulazione di debito pubblico che il Paese sta scontando adesso. È come se gli elettori di quell’epoca avessero preso a noi una parte della loro prosperità, lasciando il conto da pagare.

È come se avesse davanti a sé la rappresentazione dei saldi settoriali ma non volesse coglierne la correlazione. Debito pubblico alto e risparmio privato alto: come leggere questa correlazione tutelando la mitologia secondo cui è il debito pubblico IL problema? Ricorrendo alla narrazione del conto lasciato alle generazioni successive. Ma il cerchio non si chiude. La mancata conoscenza dei saldi settoriali e del funzionamento della moneta moderna crea una sorta di cortocircuito nell’analisi di molti commentatori. Le generazioni di quell’epoca non ci hanno rubato la prosperità. Al contrario, lo Stato di quell’epoca tramite la spesa in deficit ha mosso capacità, idee, potenzialità, lavoro, realizzando quella prosperità che le politiche di austerità hanno distrutto.

A Fubini e a tutti i commentatori che non sanno come chiudere un cerchio che non si chiude, suggeriamo la lettura di una serie di articoli pubblicati da Rete MMT sui saldi settoriali

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