L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 maggio 2019

Gaetano Pedullà - Il Fanfulla perde terreno e non può essere altrimenti, lo zombi Renzi (il bomba) morì dicendo castronerie ...

Gli slogan della Lega castrano le imprese

30 aprile 2019 di Gaetano Pedullà


Dalla castrazione alla castroneria il passo è breve, come si capisce leggendo la proposta di legge della Lega dove questa punizione di tipo farmacologico per gli stupratori è prevista solo su base volontaria e alternativa al carcere. Dunque parlarne non è neppure un deterrente. Eppure ieri Matteo Salvini non ci ha pensato un attimo a rilanciare la sua personale soluzione finale al problema, rafforzando l’immagine di uomo forte che con la ruspa o senza passa su tutto. Un giochino che però funziona sempre meno.

In Sicilia, dove il leader del Carroccio ha appena testato le possibilità di presa fuori dal tradizionale schieramento del Centrodestra, non ha sfondato. E in altri ambienti sta perdendo persino più consenso. Poco strombazzata dai grandi giornali nazionali, disposti a farsi levare tutto ma non un’antica e viscerale ostilità verso i Cinque Stelle, il presidente degli industriali Boccia ha rilasciato un’intervista al Financial Times, riconoscendo per la prima volta l’utilità dei provvedimenti economici sostenuti dai 5S, la forza politica più antisistema, che con realismo e a costo di sacrificarsi elettoralmente si è fatta carico di non farci sommergere di penali bloccando dal gasdotto Tap alla Variante di valico, sino all’Ilva ceduta con un contratto tra privati quando era ministro Calenda.

Resta la convinzione che il Tav sia un’opera inutile, ma dove non si spreca Di Maio & C. perdono pure i loro voti pur di non far perdere al Paese. Atti di responsabilità ben differenti dagli slogan ad effetto con cui si sale nei sondaggi, ma giusto fin quando gli elettori non si svegliano.

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