L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 maggio 2019

Giulio Sapelli sferza il governo tutto, meno parole e più lavoro. La burocrazia deve essere servizio e non annichilire le persone

Crescita, Sapelli: “Gomez? Ha ragione. La cultura cambia le cose, l’economia no”. Stoccata a Di Maio

di Gisella Ruccia | 2 Maggio 2019

Le parole di Peter Gomez sulle previsioni degli economisti e il suo invito a una maggiore prudenza? Mi è parso un ragionamento ben fatto. Bisogna parlare di meno e pensare di più“. Sono le parole pronunciate ai microfoni de “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus, dall’economista Giulio Sapelli.

E spiega: “C’è ormai un imperialismo economicistico. Si parla sempre e tanto di economia, perché questi neo-bocconiani, che sono soprattutto matematici, riducono tutti gli aspetti della vita sociale all’economia. Sembra che l’universo possa essere mosso solo dagli incentivi economici e dalla quantità economica. Quindi, si deve parlare sempre di economia. La verità è che l’economia ha invaso tutto come criteri di riferimento e, contrariamente a quanto sosteneva Hegel, l’eccesso di quantità non è accompagnato dalla qualità“.

Il docente aggiunge: “Tutta questa follia sullo 0,2% del pil cosa vuol dire? Tu puoi essere disceso di 6 punti netti l’anno prima e poi, per alcuni mesi, crescere di 0,2. E tutti dicono che c’è la ripresa, ma quale ripresa? Poi c’è il protagonismo degli attori dell’economia. Si pensi ai banchieri centrali, che, un tempo, parlavano una volta all’anno. Adesso i banchieri centrali, nazionali, europei, lo stesso signor Draghi parlano a porte aperte. Si consideri anche il protagonismo dell’Istat – continua – che in passato faceva una relazione annuale. Oggi pubblica dati continuamente. E questo comporta condizionamenti per i cittadini. Prima c’era molto più cautela. Il neo capitalismo finanzializzato e schiavistico è accompagnato dal capitalismo del protagonismo, che diffonde terrore sulle masse. Non abbiamo mai visto lo schiavismo come adesso. Si guardi anche il numero degli infortuni e delle morti sul lavoro. Significa che qualcosa non funziona“.

Sapelli ribadisce che è necessario un ritorno alla qualità e alla cultura umanistica. E sottolinea: “C’è anche questa campagna sul debito pubblico. Ma il mondo è cresciuto grazie al debito pubblico. Attualmente, quindi, c’è un impasto di ignoranza spaventosa e di protagonismo, a cui si aggiunge il fatto che al ministero del Lavoro sono tutti boccaloni e si bevono tutto. E’ troppo presto dire che quel +0,2% di pil inverte la tendenza. Non abbiamo ancora raggiunto i punti di pil che abbiamo perso nel 2007. In 20 anni gli altri Paesi europei, come Germania e Francia, sono cresciuti attorno al 25-30%. Noi siamo cresciuti del 7%. Ma cosa volete invertire la tendenza? Sono 20 anni di politiche economiche sbagliate“.

E rincara: “Come fa quel giovanotto lì, Di Maio, e i suoi giovanotti del club di Armani, tutti pelati, distinti e ben vestiti, a dire che abbiamo invertito la rotta? L’economia è un’altra cosa, ragazzi. Parlate poco, non terrorizzate le masse e non datele illusioni, perché poi la gente torna a casa e vede che il figlio non ha il posto di lavoro. L’economia non ha mai cambiato niente, è la cultura che cambia le cose. Ora invece la cultura è ridotta all’economicismo“.

Scetticismo assoluto di Sapelli anche per il salario minimo e la flat tax, sulla quale, in particolare, osserva: “Parole, parole, parole. Si leggessero il manuale di finanza di Francesco Forte. Bisogna diminuire le tasse sulle imprese. Se non si riforma la burocrazia e non si rivedono le leggi, come quella Madia, che hanno distrutto la Pubblica Amministrazione, non si risolve la situazione. Ma sapete quanti documenti deve fare un imprenditore per aprire qualsiasi attività?”

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