L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 maggio 2019

La guerra si avvicina - queste non si improvvisano, nel caso gli Stati Uniti hanno stracciato unilateralmente l'accordo internazionale tra diversi soggetti

Trump pressato dai suoi consiglieri per attaccare subito l’Iran

Di Niccolò Di Francesco 16 Mag. 2019


Crisi Usa Iran news | Trump pressato. Non si arresta la crisi tra Usa e Iran. Le ultime news, rivelate dal Washington Post, vorrebbero un Trump frustrato dai suoi consiglieri, che lo pressano per attaccare subito militarmente l’Iran.

In particolare il presidente Usa sarebbe irritato più di tutti con il consigliere alla sicurezza nazionale John Bolton, che preme per usare il pugno duro contro l’Iran.

Trump non sarebbe dello stesso avviso e vorrebbe risolvere la crisi con una soluzione diplomatica, parlando direttamente con i leader iraniani.

La crisi tra Usa e Iran si è acuita negli ultimi giorni dopo che le petroliere saudite Amjad e al Marzoqah sono state sabotate con piccole cariche esplosive nel Golfo Persico nella giornata di domenica 12 maggio, fatto denunciato il giorno seguente, lunedì 13 maggio, dall’Arabia Saudita.

Il sabotaggio, che ha coinvolto anche altre due navi, la petroliera norvegese Andrea Victory (di quest’ultima è stata diffusa anche una foto dello squarcio a poppa) e il cargo emiratino A. Michel, è avvenuto al largo dell’emirato di Fujairah, uno dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti.

Gli Usa, che hanno immediatamente inviato in Qatar una task force aeronavale, composta dalla portaerei Lincoln, due unità da assalto anfibio, sistemi anti-missile Patriot e i bombardieri B52, hanno accusato l’Iran del sabotaggio.

Secondo indiscrezioni pubblicate dai media statunitensi, le indagini effettuate dagli Usa avrebbero confermato che l’esplosivo utilizzato per i sabotaggi sarebbe iraniano. Il fatto, inoltre, avrebbe convinto la Casa Bianca a rivedere i pianti anti Iran, prevedendo, tra le altre cose, l’invio di 120mila soldati in Medio Oriente.

L’Iran, dal canto suo, nega qualsiasi responsabilità, denunciando un complotto a opera di non precisati paesi stranieri volti a destabilizzare la regione.

Per gli Stati Uniti, già alle prese con le problematiche legate al Venezuela e quelle sulla guerra commerciale con la Cina (qui tutto quello che c’è da sapere sull’argomento), un’altra gatta da pelare in fatto di politica estera.

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