L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 maggio 2019

La Mosler economics - La teoria Moderna della Moneta (MMT) - è l'anticamera dell'applicazione del marxismo

Dalio: la MMT è il futuro della politica monetaria

3 Maggio 2019, 

Il controllo dell’inflazione dovrebbe essere affidato a una politica monetaria indipendente dalle richieste del governo: questo modello, da perfetto manuale di economia, potrebbe essere superato in un prossimo futuro. E’ quanto sostiene il fondatore del maggiore hedge fund al mondo, Ray Dalio, in post su LinkedIn nel quale indica la Modern Money Theory (MMT) non come una scuola di pensiero minore, bensì come qualcosa che potrebbe assomigliare al futuro comportamento dei policy-maker.

Se per la teoria economica mainstream la banca centrale indipendente garantisce un comportamento più efficiente verso la stabilità dei prezzi, sottraendola alle esigenze elettorali dei governi, la MMT ritiene che la politica fiscale e quella monetaria dovrebbero agire in modo coordinato. La monetizzazione del debito, ovvero l’acquisto diretto di titoli di stato di nuova emissione da parte della banca centrale tramite nuova moneta, diventerebbe uno strumento chiave per il finanziamento degli investimenti in grado di rivitalizzare la crescita. Un principio che, secondo i critici, potrebbe innescare un’inflazione fuori controllo e ridurre la fiducia.

Dalio, tuttavia, ritiene che dopo il quantitative easing e i tassi ultrabassi, sia questa la nuova frontiera che i governi dovranno varcare per rispondere alla prossima crisi. Secondo il fondatore di Bridgewater Associates, questa nuova fase, battezzata MP3, sarà caratterizzata “dal coordinamento delle politiche monetarie e fiscali”. Il governo stabilisce i progetti, la banca centrale li finanzia creando moneta. Con tassi d’interesse bloccati vicino allo zero in Europa e in Giappone il ritorno della della politica fiscale è “in linea di massima quanto sta già accadendo”, scrive Dalio.
Il ritorno della politica fiscale: sta già accadendo

Il fund manager riassume in questo modo il rapporto tra MMT e realtà attuale:

“Mentre ai tempi cui eravamo abituati, i tassi di interesse si muovevano in modo flessibile e i deficit/surplus fiscali erano molto fissi (quindi i tassi di interesse erano più importanti nella produzione del potere d’acquisto e dei cicli), nel futuro i tassi d’interesse saranno molto appiccicati allo 0% e le politiche fiscali saranno molto più fluide e importanti – e i debiti prodotti dai deficit saranno monetizzati. Nel caso in cui non l’aveste notato, è in linea di massima ciò che sta accadendo e sarà sempre più necessario che accada”.

Secondo i sostenitori della MMT il finanziamento della spesa pubblica tramite iniezioni di liquidità non provocherebbe i problemi paventati dalle teorie economiche dominanti. A sostegno di questa tesi, si può osservare l’andamento dell’inflazione e dei tassi in Giappone, da anni impegnato in massicce monetizzazioni e deficit pubblici. Anche gli Usa, dopo la crisi del 2008 hanno spinto sul pedale del deficit senza provocare vampate inflattive.

Il rischio non sarebbe costituito dall’utilizzo in sé del denaro di nuova emissione da parte dello stato, sostiene il fund manager, quanto dal fatto che questo potere in mano alla politica potrebbe anche essere utilizzato male o in misura eccessiva. “Il potere di creare e stanziare denaro, credito e spesa” passerebbe in buona parte nelle mani dei politici, scrive Dalio, prima di concludere che:

“è inevitabile che si sia diretti su questa strada” perché la gestione dei tassi e il Qe non “saranno efficaci nella produzione di moneta e nella crescita crescita del credito, né nel condurre quest’ultimo nelle mani della maggior parte delle persone, affinché aumentino la propria produttività e prosperità”.

Come sempre, però, da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

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