L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 23 maggio 2019

L'Euro è un Progetto Criminale e l'Unione Europea lo strumento operativo - ormai gli elementi sono talmente tanti che far finta di niente ci si rende complici

ECONOMIA

Mercoledì, 22 maggio 2019 - 08:29:00

Banche italiane, Rossi: "La crisi? Berlino non permise il salvataggio"

Nella sua prima intervista rilasciata da quando è uscito da Banca d'Italia, l'ex dg di Via Nazionale ripercorre i momenti in cui è nata la direttiva del bail-in


“L’Europa che osserviamo oggi non è certo quella delle origini. L’Unione bancaria, non è nata anche per un ideale, come è stato per l’unione dei mercati o della moneta, ma solo per rispondere ai rischi di un possibile circolo vizioso: la preoccupazione che i debiti sovrani in pancia alle banche provocassero anche una crisi bancaria e aggravassero i problemi dei sovrani. La risposta avrebbe dovuto essere che se una banca fosse entrata in difficoltà il sistema europeo l’avrebbe salvata quasi subito, per evitare il diffondersi di crisi; poi – per i motivi che ho detto – le cose sono andate in un altro modo; si è deciso che una banca in crisi andava salvata dai suoi soci, obbligazionisti e depositanti”. 


Salvatore Rossi, ex direttore generale della Banca d’Italia, membro del Direttorio che la guida e presidente dell’Ivass, che vigila sulle assicurazioni, ripercorre, nella sua prima intervista rilasciata (a Repubblica) da quando ha deciso di rendersi indisponibile a un nuovo mandato in Via Nazionale, le tappe di quei momenti del 2013 e del 2014 in cui a Francoforte e a Bruxelles si decisero i destini di Montepaschi, Popolare Vicenza e Veneto Banca, Etruria e di altre banche del Centro Italia, crisi che hanno caratterizzato gli ultimi sei anni dell’organo direttivo della Banca d’Italia. 

“Quando nel 2013-14 era in discussione la direttiva Brrd sulla risoluzione delle crisi bancarie - spiega Rossi a Repubblica - Banca d’Italia e il ministero dell’Economia ci provarono (a ottenere che in Europa si facessero norme più adatte, ndr): presentammo assieme un documento tecnico in cui si sosteneva che il cosiddetto “bail-in”, ossia il salvataggio delle banche con i soldi di chi ce li aveva messi, a partire dagli azionisti, e non il “bail-out”, che si faceva invece con i soldi pubblici, non poteva essere retroattivo e che ci sarebbe voluto un periodo di transizione perché tutti si abituassero alle nuove regole”.

Ma, aggiunge Rossi, “non potevamo contrastare una tendenza che si affermava in tutta l’Europa a guida tedesca. Era anche scoppiata la crisi dei debiti sovrani che aumentava i sospetti tra Paesi del Nord e del Sud Europa”. 
Una situazione in cui la Germania ma anche il Regno Unito e altri avevano già salvato le proprie banche con soldi pubblici.
 “Tanto che si potrebbe attribuire alla Germania - dice sempre l’ex direttore generale di Palazzo Koch - questo pensiero: 
“Noi abbiamo salvato le nostre banche, adesso non diamo il permesso agli altri di salvare le loro”. Anche per il clima di sfiducia che si era creato”.


E sulla Vigilanza in questi anni dice: “Di fronte a questi casi (Mps, banche venete, four banks, ndr) Banca d’Italia ha vigilato al meglio delle sue possibilità. Non avrebbe potuto fare altro con le norme che aveva a disposizione. Il dibattito allora si può spostare sulla giustezza di quelle norme, ma quel che è certo è che il Direttorio ha agito sempre in buona fede e nel rispetto delle leggi” (?!?!).


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