L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 maggio 2019

L'Euro è un Progetto Criminale e non accettarlo dimostra in pieno la propria imbecillità. Paradisi fiscali nell'area euro, la Banca centrale europea non prestatore di ultima istanza, eliminazione del tessuto produttivo italiano unico in grado di competere con la Germania...

Ettore Gotti Tedeschi: il problema non è l’Euro ma chi lo ha gestito

15 Maggio 2019 - 09:33 

“L’Italia è cresciuta fino al 2011, dunque non può essere l’Euro, che è solo uno strumento, il responsabile dei mali italiani e del debito pubblico. Da una parte le responsabilità vanno individuate in chi lo ha applicato e gestito, dall’altra alle politiche di austerità introdotte in Italia nel 2011. Il nostro Paese ha bisogno di una politica economica fondata su due vantaggi competitivi unici: PMI e risparmio degli italiani”.

Questa la visione dell’economista ed ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, ospite della nuova puntata di “Testa o Croce”, il format originale di Money.it che ha aperto un dibattito di qualità sulla moneta unica.

Sovranità monetaria senza governo

“L’Euro dovrebbe essere uno strumento gestito da un governo in grado di esercitare sovranità sulla moneta. L’Europa ha questa sovranità ma non è un governo. Quando è scoppiata la crisi del 2008, nata 20 anni prima trovando alcuni addetti ai lavori piuttosto impreparati, ci si è resi conto che una moneta unica rappresentava un problema, all’interno di un sistema con economie diverse, in cui veniva impedito l’aggiustamento automatico tradizionale della moneta.

Se non ci fosse l’Euro e la Germania avesse ancora il marco con il suo avanzo e crescita economica, oggi la sua sarebbe una moneta fortissima. Si ridurrebbero però allo stesso tempo le sue esportazioni a causa del riequilibro automatico, quindi i tedeschi in questo scenario dovrebbero aggiustare i prezzi.

Se invece l’Italia avesse la lira, si verificherebbe la sua svalutazione. In un’Europa con Stati ed economie diversi è difficile pensare che non ci sia uno scontro tra una visione dell’Europa ed una visione politica di nazionalismo o sovranismo. Leggi anche Cuniberti: “Meglio rimanere nell’Euro che tornare alla Lira”.

Il problema dell’economia italiana presenta dei caratteri soggettivi di cui bisogna tenere conto. Fino al 1993 l’economia italiana era sostanzialmente in mano allo Stato, che gestiva il 65% del Pil del paese. Per entrare nell’Euro si sono dovute fare le privatizzazioni e il taglio del deficit, che nel 1993 costituiva il 7,7% del bilancio. Le privatizzazioni hanno indebolito il Paese e si è resa necessaria una manovra con grandi impatti per rientrare nei parametri europei. Quindi la situazione italiana è stata più complessa di altre. ”

Il crollo italiano dipende dall’austerità

“Bisogna vedere l’andamento del Pil e dei redditi pro-capite italiani, francesi, tedeschi dal 1999 in avanti. Nel periodo 1999-2008 l’andamento di queste economie segue lo stesso ritmo, è evidente quindi che in 10 anni circa non può essere stato l’Euro la causa del loro indebolimento. È stato invece l’effetto della crisi del 2008 a produrre dinamiche diverse. Dal 2008 ad oggi si notano le differenze: la Francia resta uguale, l’Italia fa registrare un trend simile fino al 2011, mentre per la Germania inizia una netta crescita.

Dal 2011 l’Italia crolla, con le politiche di austerità che portano al crollo della nostra economia. La Germania invece cresce di percentuali talmente alte da avere un Pil pro-capite del 50% superiore a quello che aveva nel 1999. In Italia le politiche di austerità, tra cui il fiscal compact, hanno portato il nostro Paese in una situazione di stallo”.

I vantaggi competitivi dell’Italia

Servirebbe una politica economica per l’Italia basata sui nostri veri vantaggi competitivi: le piccole e medie imprese ed il risparmio degli italiani. Se ci fossero governanti in grado di valorizzarli, l’Italia crescerebbe e inizierebbe a ripagare il proprio debito pubblico, che di per sé è un falso problema.

Il vero problema, invece, è il debito totale dei vari Paesi: quello pubblico, delle imprese, delle banche e delle famiglie. L’Italia ha avuto una crescita economica sostenuta dal debito dello Stato, altri Paesi dai debiti del sistema bancario, altri ancora dai debiti del sistema industriale. Se sommassimo questi quattro debiti non saremmo molto lontani dalla Germania e staremmo meglio della Francia, della Spagna e del Regno Unito. Se io ho un debito sovrano, devo semmai stare attento al rating che viene dato ad un Paese e quindi allo spread.

Gli Stati Uniti rappresentano un caso esemplare. Dopo il fallimento Lehman Brothers gli Usa avevano un debito pubblico sul Pil del 60-65% circa. Quando nel 2008 si scopre cosa è accaduto, la Federal Reserve decide di intervenire. Dal 1998 al 2008 l’economia americana, cresciuta del 32%, vede aumentare il debito delle famiglie dal 68% al 96% del Pil. L’85% della crescita è stata dunque tutta a debito delle famiglie.
L’Euro non ha un’autonomia morale

L’Europa è un sistema economico composto da più sottosistemi governati in modo diverso se non in concorrenza. Il problema non è l’Euro ma l’Europa. Le difficoltà dipendono dai governanti europei che non hanno saputo conciliare lo spirito di nascita dei padri fondatori che doveva essere federalista e sussidiario nei confronti dei problemi dei singoli stati europei. Dunque le responsabilità sono da attribuire non allo strumento, che non ha un’autonomia morale, ma a chi lo gestisce.


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