L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 maggio 2019

Roma - Gasman ha ragione sull'albero ma lui deve stare zitto fa i film con i soldi dei contribuenti attraverso la Rai e la regione Lazio del corrotto euroimbecille Pd ma dov'era quando Rutelli Veltroni Alemanno si sono mangiati la città?

Roma, Gassmann contro Virginia Raggi e i 5Stelle: «Dovrebbero cementargli i piedi»

giovedì 2 maggio 14:25 - di Sveva Ferri


La proposta è un tantino estrema, ma rende l’idea dell’arrabbiatura: «A coloro che hanno rifatto la pavimentazione di questi marciapiedi nel quartiere Aurelio, andrebbero cementati i piedi per vedere se riescono a sopravvivere …». A scriverlo è stato Alessandro Gassmann sul suo profilo Twitter, postando la foto di un albero, la cui base appare completamente circondata dall’asfalto, senza neanche un po’ di spazio per le radici o per far passare l’acqua. Una denuncia che il popolare attore ha rilanciato dal sito “Roma fa schifo”, ma rafforzandola con altri due cinguettii e taggando ripetutamente il profilo ufficiale di Roma Capitale. Insomma, dando una chiara indicazione, qualora non fosse stato già abbastanza chiaro, su chi sono quei «coloro» cui andrebbero cementati i piedi.
Hashtag “Una manica di incapaci”

Quanto al giudizio di Gassmann sull’amministrazione pentastellata, poi, ci sono gli hashtag a fugare ogni eventuale dubbio residuo: #unamanicadiincapaci, #trovareicolpevoli, #nacosaorenda. «Ma al quartiere Aurelio di Roma, chi ha fatto questo orrore? Bene rifare i marciapiedi, ma così?… ma come è possibile? @Roma, secondo me vi conviene rispondere presto e rimediare, più passa tempo piu non ci fate bella figura e il danno si amplia», ha scritto Gassmann, taggando Roma Capitale.
Gassmann posta i dati del dirigente comunale

Ma il vero affondo arriva alla fine di questa sequenza di tweet a difesa dei poveri alberi romani, martoriati come pochi altri, tra potature rese necessarie dalla mancata manutenzione e tentativi di soppressione messi in atto per incuria. Gassmann, infatti, ha concluso la sua denuncia facendo nome, cognome e numero di telefono del responsabile del Dipartimento sviluppo Infrastrutture e manutenzione urbana del Comune di Roma. «Come segnalatomi lascio a disposizione dei cittadini del quartiere Aurelio di Roma e non, i recapiti del direttore della manutenzione Urbana di Roma, dal sito del Comune, per chiedere di intervenire su questo piccolo, ma significativo disastro», ha scritto l’attore, aggiungendo lo screenshot dalla pagina web di Roma Capitale. A suggerire a Gassmann «i riferimenti di chi deve dare delle risposte» era stato un follower che aveva commentato uno dei suoi precedenti post. «Se lo contatta lei, può darsi che le darà retta», è stato il commento dell’utente. Un’affermazione che, a sua volta, la dice lunghissima su come funzionino le cose a Roma nell’era del pentastellato «uno vale uno».

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