L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 maggio 2019

Venezuela - come sempre gli statunitensi promuovono e favoriscono colpi di stata nei paesi non subordinati al loro volere

Gli Stati Uniti sostengono in Venezuela l’Operazione Libertà contro Maduro

30 aprile 2019


Il Segretario di Stato Pompeo: "La democrazia non può essere sconfitta. Il governo degli Usa sostiene totalmente il popolo venezuelano nella sua lotta per la libertà e la democrazia"

Ore di tensione in Venezuela e non solo. Da quando il presidente ad interim, Juan Guaidó, ha annunciato l’inizio dell’Operazione Libertà, l’ultima fase per porre fine all’usurpazione di potere e la dittatura di Nicolás Maduro, sono molte le voci che girano.

Alcuni giornalisti locali sostengono che l’operazione militare, attivata con la liberazione del leader dell’opposizione Leopoldo López, è condotta dal generale dell’esercito ed ex capo di sicurezza di Hugo Chávez, Ornella Ferreira. “Si tratta di una ribellione interna, manca solo il sostegno dagli Stati Uniti”, spiegano alcuni giornalisti.

Intanto, dalla Casa Bianca confermano che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (nella foto con la moglie di Juan Guaidó) è stato informato della situazione in corso in Venezuela. “Stiamo monitorando i fatti in corso”, ha dichiarato la portavoce, Sarah Sanders, citata dalla Bbc.

Il consigliere per la Sicurezza nazionale americana, John Bolton, ha inviato un tweet al ministro della Difesa, Vladimir Padrino: “Le Forze Armate Nazionali Bolivariane devono proteggere la Costituzione e il popolo venezuelano. Dovrebbe stare dalla parte dell’Assemblea nazionale e dalle istituzioni legittime contro l’usurpazione della democrazia. Gli Stati Uniti si alzano con il popolo del Venezuela”.

Conferma di assoluto sostegno anche da parte del segretario di Stato americano, Mike Pompeo: “La democrazia non può essere sconfitta. Oggi il presidente ad interim Juan Guaidó ha annunciato l’avvio dell’Operazione Libertà. Il governo degli Stati Uniti sostiene totalmente il popolo venezuelano nella sua lotta per la libertà e la democrazia”.

La ribellione militare contro Maduro non si limita alla capitale venezuelana, secondo il segretario di Stato americano. Ieri Pompeo aveva confermato che “esponenti della cerchia ristretta di Maduro ora stanno cercando di vedere come è un biglietto d’oro. Quando le persone cominciano a porsi queste domande, sicuramente qualcuno potrà decidere che avrà un futuro migliore se smetterà di sostenere quel bandito”. Inoltre, Leopoldo López ha confermato che l’opposizione venezuelana è in conversazione diretta con funzionari del vertice del regime.

Prima ancora, il senatore repubblicano Marco Rubio, da sempre impegnato nella causa venezuelana, ha chiesto ai militari venezuelani di appoggiare l’iniziativa di Guaidó in queste ore: “Popolo del Venezuela, il destino ora è nelle vostre mani. È arrivato il momento di recuperare la patria e la libertà”.

Rubio ha scritto anche che le strade intorno alla stazione televisiva dello Stato, VTV, sono bloccate dalle forze di sicurezza ancora fedeli al regime; segno che sono preoccupati che qualcuno possa entrare per prendere controllo dell’emittente. Soprattutto perché l’appello ad uscire in piazza deve aggirare la censura. “Come al solito – ha aggiunto il senatore americano – il regime di Maduro, con l’aiuto di tecnici cinesi, ha buttato giù tutti i social media all’interno del Venezuela”.

Le informazioni girano comunque su Whatsapp, anche grazie ai 4 milioni di venezuelani residenti all’estero. Nonostante in alcuni quartieri popolari all’ovest di Caracas il clima è di totale calma, in molti sono usciti a manifestare, sfidando le bombe lacrimogene lanciate dai sostenitori di Maduro.

La tensione si diffonde in Sudamerica. Il presidente della Colombia, Iván Duque, ha seguito l’esempio americano, esortando militari e cittadini venezuelani a mettersi “dalla parte giusta della storia”. Ha anche chiesto una riunione straordinaria del Gruppo di Lima per valutare la situazione.

Resta però qualcuno ancora dalla parte di Maduro. Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha denunciato un “tentativo di colpo di Stato” in Venezuela, puntando il dito contro gli Stati Uniti: “Condanniamo energicamente il tentativo di colpo di stato in Venezuela da parte della destra sottomessa a interessi stranieri […] Siamo sicuri che la coraggiosa Rivoluzione bolivariana capeggiata da Nicolás Maduro si imporrà a questo nuovo attacco dell’impero”.

A sostenere Maduro potrebbe essere l’alleato Vladimir Putin. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato all’agenzia statale russa che lo sviluppo della crisi venezuelana è uno degli argomenti in discussione nel Consiglio di sicurezza.

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