L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 22 giugno 2019

Rai - La Lega solo a caccia di prebende. Marcello Foa che fine che hai fatto una poltrona e il pensiero logico e coerente buttato via


Doppia poltrona a Viale Mazzini. Foa rischia di fare la fine di Meocci. Laganà ricorda il precedente caso di incompatibilità. Determinante diventa la decisione dell’Ad Salini 

22 giugno 2019 di Fausto Tranquilli

La doppia poltrona di Marcello Foa sembra ormai appesa a un voto. Quello dell’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini. E se la posizione del presidente di Viale Mazzini continua ad essere difficile, nonostante cerchi di resistere in ogni modo anche dopo la pesante bocciatura ricevuta dalla Commissione Vigilanza, non è più semplice quella dell’Ad, che da una parte cerca di difendere a tutti i costi le sue scelte e dall’altra rischia di finire in rotta di collisione con il Movimento 5 Stelle che l’ha voluto come manager. Una previsione tutt’altro che azzardata dopo le prese di posizione di ieri dei consiglieri Rita Borioni e Riccardo Laganà.

L’AFFONDO. La risoluzione presentata dal pentastellato Primo Di Nicola, vice presidente della Vigilanza, contro il doppio incarico di Foa, presidente sia della Rai che della controllata RaiCom, dunque controllore e controllato al tempo stesso, è stata approvata dai Cinque Stelle insieme al Pd e a Leu. Un brutto colpo per la Lega, dopo che Matteo Salvini ha voluto con forza Foa in viale Mazzini. Ma non è bastato a far cedere al presidente la poltrona di RaiCom, per cui non percepisce neppure stipendio. Tra assunzioni, un nuovo canale in inglese e un ricco budget da gestire sono tanti i motivi che spingono i leghisti a non mollare la controllata.

Sul caso dovrà pronunciarsi il prossimo 5 luglio il Consiglio di amministrazione. E nell’attesa ieri il consigliere Laganà, espresso dai dipendenti di Viale Mazzini, ha paventato il rischio che con Foa possa finire come in passato con Alfredo Meocci, direttore generale e consigliere dell’Agcom, un’incompatibilità che costò alla Rai una multa milionaria. “Corsi e ricorsi storici – ha scritto Laganà sul suo profilo Facebook – sembrano non insegnare nulla. Ad esempio, ricordo che il caso Meocci costò diversi pareri legali per maturare l’unica decisione che non andava presa: Meocci era infatti incompatibile”.

A dargli manforte il consigliere Rita Borioni, espressione del Pd: “Temo che si dovranno percorrere le vie formali”. A votare contro Foa, nel CdA, oltre ai due dovrebbe essere sicuramente il consigliere in quota M5S, Beatrice Coletti. A questo punto, oltre al suo voto, il presidente potrà contare su quelli del leghista Igor De Biasio, che si trova tra l’altro nella sua stessa situazione, e di Giampaolo Rossi, di FdI. A fare da ago della bilancia finirebbe così l’AD.

TRA DUE FUOCHI. Salini cerca da giorni di difendere la doppia poltrona di Foa, avendo dato lui l’ok al doppio incarico. Dopo il voto della Vigilanza l’azienda ha anche diramato un comunicato stampa, specificando che “i vertici aziendali, convinti della correttezza del proprio operato, effettueranno tutte le valutazioni conseguenti nel prossimo consiglio di amministrazione”. L’amministratore delegato è però anche lo stesso manager voluto dal M5S e votare per l’uomo forte della Lega corrisponderebbe a votare contro i pentastellati. Una vicenda particolarmente spinosa e che rappresenta anche una delle ferite aperte all’interno della maggioranza gialloverde di governo.

Ma se anche il presidente dovesse resistere nell’incarico in RaiCom rischia di perdere direttamente quello in Viale Mazzini. Il Movimento 5 Stelle, davanti a tale resistenza, potrebbe infatti decidere di sfiduciarlo come presidente Rai dopo averlo votato. E in quel caso la risoluzione sarebbe vincolante. Molto più di un’ipotesi stando a diversi rumors. Del resto sulla Rai si gioca ormai una partita a scacchi.

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