L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 luglio 2019

Arezzo - Roberto Rossi, finalmente, forse

Csm, ribaltone in commissione: no alla conferma del procuratore Rossi

Ma ora la decisione spetta al plenum, Il ministro cambia parere e i membri si adeguano: vicenda legata al caso Etruria

Ultimo aggiornamento il 28 luglio 2019 alle 11:57

Roberto Rossi

Arezzo, 28 luglio 2019 - Colpo di scena al Csm. La commissione direttivi, a larga maggioranza (4-1) ha proposto al plenum di non confermare Roberto Rossi a capo della procura di Arezzo. Il ribaltone arriva dopo il parere negativo del ministro Bonafede alla conferma, il cosiddetto «concerto», che pure inizialmente era stato accordato dal Guardasigilli. E’ quest’ultimo il terzo pronunciamento della commissione: il primo favorevole a Rossi, il secondo interlocutorio e adesso il terzo negativo. 
Ma il voto non significa affatto che il siluro arrivi a segno: a favore di Roberto Rossi è infatti schierato il consiglio giudiziario di distretto, senza dimenticare il giudizio positivo scaturito dall’ispezione ministeriale sull’organizzazione degli uffici. E non per ultime ci sono le statistiche che indicano il buon funzionamento della procura e il dimezzamento dei tempi per istruire le pratiche. Risulterà dunque decisivo il plenum del Csm che a settembre potrebbe presumibilmente ignorare la proposta della commissione e confermare Rossi, andando a un giudizio sul merito ed evitando di cadere in politica.
La vicenda che riguarda il procuratore è infatti politica, a lui contrari sono i membri laici della commissione, appartenenti alle forze che contro Rossi si erano schierate sulla gestione del caso Etruria e Pier Luigi Boschi , il punto nodale di una questione che si trascina da tempo e che ha fatto la spola tra plenum del Csm e Commissione. Di diverso c’è adesso la posizione dei magistrati di Area, finora a favore della conferma, per «leale collaborazione» tra il Csm e il ministro.

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