L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 luglio 2019

Ci abbiamo messo vent'anni per capire che lo zombi Berlusconi era tutto lustrini e paillettes, ci sono voluti un pò più di anni per accorgerci che il Pd è corrotto ed euroimbecille, chi sa quanti anni ci occorreranno per capire che Salvini è un fanfulla, un falso ideologico

Salvini ormai è il premier ombra: ecco i motivi per cui non fa cadere il governo

25 Luglio 2019 - 11:13 

Gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno tolto ogni dubbio: Matteo Salvini può adesso permettersi di fare il bello e cattivo tempo all’interno del governo, forte del consenso elettorale e della paura dei 5 Stelle di andare al voto.


Un bravo giocatore di poker quando capita in una serata fortunata, oppure si accorge di essere seduto a un tavolo di principianti, ha un solo obiettivo davanti a lui: scucire più soldi possibile ai suoi compagni di gioco aspettando il momento opportuno per salutare tutti e alzarsi con le tasche piene prima che le sorti possano cambiare.

Matteo Salvini da quando è nato il governo del cambiamentosembrerebbe comportarsi in maniera simile, visto che più passa il tempo e più aumenta il suo consenso elettorale oltre al numero dei provvedimenti desiderati che vengono approvati senza battere ciglio.

Il tutto sta adesso per il leader della Lega nel capire quando sarà il momento opportuno per smettere di tirare la corda, anche se di fatto è ormai lui a manovrare i fili del governo tanto da potersi permettere di dire che “le parole di Conte mi interessano meno di zero” dopo l’intervento del premier in Senato sul caso Russia-Savoini.

Salvini il premier ombra

Da tempo si parla di un cospicuo numero di parlamentari della Lega che, specie dopo l’exploit delle elezioni europee, quotidianamente insiste per porre fine all’alleanza con il Movimento 5 Stelle e tornare alle urne per incassare una scontata vittoria.

Nonostante questo pressing, Matteo Salvini è da mesi irremovibile nel suo mantra del “il governo va avanti”, anche perché politicamente parlando difficilmente si potrebbe essere in una posizione migliore della sua.

Di fatto attualmente il ministro può permettersi di rifiutarsi di dare spiegazioni in Parlamento sulle varie inchieste che stanno coinvolgendo il Carroccio, imporre la sua agenda politica al governo e anche incontrare al Viminale i sindacati per parlare della legge di Bilancio come se fosse lui il premier.

Se poi qualcosa dovesse andare storto nel cammino del governo gialloverde, ci sono sempre gli ottimi parafulmini del Presidente del Consiglio e del ministro dell’Economia, con Conte e Tria pronti a essere sacrificati sull’altare del populismo quando ci sarà da prendere scelte dolorose vedi trovare i soldi per evitare l’aumento dell’Iva.

In sostanza perché mai Salvini dovrebbe porre fine a un governo dove riesce a far passare tutte le leggi desiderate, ha garantita una visibilità monstre, cresce di giorno in giorno nei sondaggi e in più gli permette di non metterci direttamente la faccia nei momenti di difficoltà?

C’è da considerare poi che il gioco “poliziotto buono, poliziotto cattivo” recitato in tandem con i 5 Stelle, permette al vicepremier di portare avanti anche tematiche sociali (vedi Reddito di Cittadinanza) che sono buone a dribblare le accuse di chi parla di un esecutivo tutto spostato a destra e strizzare l’occhio anche al fondamentale elettorato del Sud.
Niente elezioni, non adesso

Fermo restando che non ci sono più i tempi tecnici per andare al voto a settembre, il governo gialloverde andrà avanti almeno fino al nuovo anno con eventuali elezioni che potrebbero cadere solo a primavera 2020.

Se il presente è roseo per Matteo Salvini, in futuro però potrebbero addensarsi diverse nubi sopra il cielo del Carroccio. La prossima legge di Bilancio da affrontare si presenta infatti come una delle più difficili della nostra storia.

Per evitare la procedura di infrazione, l’Italia si è impegnata con Bruxelles a tenere i conti in ordine in vista del 2020. Ci sono poi i 23 miliardi da dover trovare per poter sterilizzare le clausole di salvaguardia, fattori questi che rendono al momento impossibile realizzare una manovra espansiva come chiesto dalla Lega per fare la riforma fiscale.

Votando contro l’elezione di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione Europea, a differenza del Movimento 5 Stelle, Matteo Salvini senza dubbio si è già creato il nemico perfetto a cui addossare le colpe di ogni freno alla prossima manovra.

Questo però potrebbe non bastare a evitare di finire sulla graticola nel caso di una legge di Bilancio in qualche modo lacrime e sangue, dove per evitare l’aumento dell’Iva verrebbe chiesto un sacrificio agli italiani.

Se dovesse riuscire a non scottarsi anche in questo caso, Salvini non avrebbe motivo per staccare la spina al governo anche in futuro per la felicità di un Movimento 5 Stelle che ha il terrore del ritorno alle urne visto che, oltre alle cadreghe perse forse per sempre, per la regola del doppio mandato non sarebbe più candidabile in pratica l’intera attuale classe dirigente pentastellata.

Come il bravo giocatore di poker, se invece un eventuale malumore popolare dovesse coinvolgere anche la Lega e non soltanto gli alleati grillini, ecco che quello per Matteo Salvini sarebbe il momento opportuno per alzarsi dal tavolo e passare all’incasso elettorale.

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