L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 luglio 2019

E' guerra vera è guerra totale, nessuna illusione - Il 5g è Huawei - Gli statunitensi isterici si muovono come amebe impazzite, cercano di limitare o impedire la diffusione di una nuova tecnologia senza avere la capacità di offrire alternative

American Psyco contro Huawei

di ilsimplicissimus
25 luglio 2019

La mail di un ricercatore austriaco conosciuto moltissimi anni fa durante i giorni in cui infuriava l’illusione della fusione fredda, mi ha aperto una nuova prospettiva sulla questione Huawei, ribaltandola completamente e mostrandomi quali sono le vere preoccupazioni Usa riguardo alla leadership cinese nella banda larga mobile 5G: niente a che vedere con la pretestuosa minaccia di intercettazioni di Pechino che è nel migliore dei casi solo un processo alle intenzioni, ma piuttosto con la probabilità che le intercettazioni elettroniche diventino quasi impossibili, grazie alla crittografia quantistica, altro campo nella quale la Cina è in testa, quantomeno nella realizzazione concreta. Era il 29 settembre 2017 quando a Pechino il fisico Jian-Wei Pan ha posato la mano su un globo cerimoniale di vetro, parte simbolica e decorativa della prima rete sperimentale di comunicazione quantistica criptata a lunga distanza comunicando con Shanghai su una distanza di oltre 1800 chilometri. Lo stesso giorno a Vienna, il professor Anton Zeilinger, direttore dell’Istituto di ottica e informazione quantistica ha ricevuto una video chiamata dai suoi colleghi in Cina: la prima intercontinentale con crittografia quantistica, resa possibile dal satellite di comunicazione quantica cinese noto come Micius nome latino del filosofo e scienziato Mozi vissuto al tempo degli stati combattenti. Questa sperimentazioni ci dicono che l’applicazione alla rete non dovrebbe essere poi molto lontana.

Questo satellite opera già su cinque stazioni in territorio cinese e una in Austria, costituendo il nucleo di possibile rete di comunicazioni assolutamente indecifrabile che potrebbe essere applicata alla futura generazione di cellulari 5g che com’è noto sono realizzati principalmente in Cina e che vedono in Huawei una delle colonne portanti. A questo punto gli Usa si trovano per la prima volta a non poter gestire direttamente una tecnologia secondo i loro scopi e la loro supervisione ed è questo il motivo dell’allarme rosso cui stanno reagendo con tanta scompostezza. L’insieme dei servizi segreti americani spende ogni anno la bellezza di 80 miliardi di dollari, non solo per spiare gli stessi cittadini americani visto che nel solo 2018 sono stati intercettati mezzo miliardo di telefonate e messaggi, ma anche e soprattutto per poter spiare leader di governi amici e nemici, multinazionali, terroristi, enti di ricerca e tutto quanto costituisce la vera ossatura del potere planetario Usa. Insomma la paura non è che il 5g in un futuro abbastanza vicino possa consentire intercettazioni ai cinesi , quanto che non le possa consentire agli americani. Non è certo un caso se Washington abbia fatto fuoco e fiamme perché anche i Paesi europei chiudessero le porte a Huawei, cosa che fortunatamente non è accaduta: è il timore di perdere una posizione di assoluto predominio nel vecchio continente grazie alla conoscenza di tutto ciò che vi accade e di tutte le tecnologie che vi si sviluppano.

Il problema è che fare male alla Cina nel contesto attuale significa fare ancora più male agli Usa e soprattutto in prospettiva rischia di compromettere il monopolio dei sistemi operativi informatici che Washington ha visto da sempre, come interesse strategico primario, proprio per le ragioni esposte prima: già adesso migliaia di programmatori stanno lavorando alla migrazione di un’infinità di App da Android – che Google, il primo spione americano ad honorem ha negato a Huawei – verso il nuovo sistema operativo del colosso cinese che si presenta come più performante e veloce di quello di Mountain view grazie a una gestione della memoria decisamente migliore. D’altro canto pensare di limitare o impedire la diffusione di una tecnologia senza la capacità di offrire un prodotto migliore, anzi senza offrire alcun prodotto sul piano hardware è una follia, soprattutto perché Washington non vuole chiedere aiuto ai suoi amici europei ed asiatici per recuperare il tempo perduto e riprendere la leadership in questo campo, come probabilmente potrebbe fare con successo: tenta al contrario in maniera prepotente e patetica insieme di impedire lo sviluppo di una tecnologia perché questa rischia di compromettere uno dei suoi più sensibili strumenti di dominio.

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