L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 31 luglio 2019

emerge la melma del Sistema massonico mafioso politico in Calabria

Terremoto giudiziario a Reggio: arrestato Alessandro Nicolò, Sebi Romeo ai domiciliari

VIDEO | Esponenti politici di primo piano finiti nell’inchiesta. Tra le accuse associazione mafiosa e corruzione. Demetrio Naccari Carlizzi indagato per concorso esterno. Nel mirino anche gli imprenditori Francesco e Demetrio Berna

di Consolato Minniti 
mercoledì 31 luglio 2019 08:29

Nicolò e Romeo

È un vero e proprio terremoto politico-giudiziario quello scoppiato oggi con l’esecuzione dell’inchiesta “Libro nero”. La Dda di Reggio Calabria, infatti, ha arrestato 17 persone, fra cui figurano politici di spicco della Regione Calabria, nonché imprenditori di particolare rilievo.

I politici coinvolti

Nell’elenco degli indagati, infatti, compaiono, l’attuale capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Sebi Romeo (finito ai domiciliari), l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi (indagato a piede libero) ed Alessandro Nicolò (finito in manette).

Nello specifico, Nicolò è accusato di associazione mafiosa, quale referente politico delle sue articolazioni territoriali (in particolare cosche Libri e De Stefano-Tegano) stringendo uno stabile e permanente accordo con gli esponenti di tali consorterie mafiose e assicurando benefici di vario genere.

Demetrio Naccari Carlizzi, cognato del sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa perché, secondo l’accusa, in occasione delle competizioni elettorali per il rinnovo degli organismi elettivi delle istituzioni comunali e regionali, chiedeva e riceveva, per sé o per altri candidati da lui indicati, i voti raccolti dai rappresentanti delle cosche di ‘ndrangheta.

Come controprestazione, Naccari assicurava la sua disponibilità per garantire ai rappresentanti di quelle articolazioni di ‘ndrangheta l’aggiudicazione di appalti, la risoluzione di problematiche di vario genere presso la pubblica amministrazione, l’assunzione in enti pubblici o privati di affiliati o comunque di soggetti vicini al sodalizio, oltre all’inserimento in prestigiosi circuiti politico-relazionali.

Sebi Romeo, invece, è accusato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio insieme ad un maresciallo della guardia di Finanza, Francesco Romeo. Questi, chiedeva a Sebi Romeo di far assumere una persona in una locale impresa di trasporti ed autolinee ed in cambio gli prometteva di fornirgli informazioni, coperte da segreto istruttorio, relative a procedimenti pendenti presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria.
Gli imprenditori

Ma nel mirino della Dda ci sono anche grossi imprenditori della città reggina. Si tratta di Francesco e Demetrio Berna (il primo presidente Ance Calabria), ritenuti «imprenditori di riferimento della cosca Libri». Essi, a giudizio della Dda, investivano e riciclavano (in Calabria e nel territorio nazionale) capitali del sodalizio mafioso, garantendone una parte dei profitti; inoltre avrebbero agevolato l’espansione economico-imprenditoriale della cosca, tramite subappalti, commesse, affidamenti, accordi societari con i suoi rappresentanti. Così potevano ottenere la possibilità di eseguire lavori edili e di avviare attività commerciali nell’area reggina, godendo della protezione della cosca. Ai domiciliari è finito anche l'avvocato Giuseppe Putortì, già coinvolto nel processo "Rifiuti 2".

Tutti i coinvolti

In carcere


1. Antonino Caridi
2. Giuseppe Libri
3. Rosa Libri
4. Saverio Pellicanò
5. Gianpaolo Sarica
6. Giuseppe Serranò
7. Giuseppe La Porta
8. Demetrio Berna
9. Francesco Berna
10. Stefano Sartiano
11. Alessandro Nicolò
12. Antonio Zindato

Ai domiciliari

1. Giuseppe Putortì
2. Giuseppe Demetrio Tortorella
3. Sebastiano Romeo
4. Francesco Romeo
5. Concetto Laganà


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