L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 28 luglio 2019

Gli ebrei vampiri di sangue uccidono e corrono verso la guerra

Gli F-35 israeliani hanno sorvolato Teheran e Bandar Abbas

28 luglio 2019 
in News



di Daniele Raineri da Il Foglio del 27 luglio 2019

Lo stato di Israele intensifica i raid militari e assume una postura aggressiva in preparazione di una possibile guerra nel settore nord – quindi lungo il confine con Libano e Siria e contro l’Iran.


All’inizio di luglio il giornale kuwaitiano al Jarida ha pubblicato uno scoop sulla cacciata da parte dell’ayatollah Ali Khamenei (nella foto a lato) del capo dell’Aeronautica militare dell’Iran, generale Farzad Ismail (nella foto sotto), che ne era il comandante dal 2010.

Ismaili aveva tentato di nascondere al regime che nel marzo 2018 alcuni caccia F-35 israeliani modello “Adir” sono entrati nello spazio aereo iraniano, hanno sorvolato la capitale Teheran e altre città, incluso il porto di Bandar Abbas che è all’altro capo del paese, hanno preso immagini delle installazioni militari e sono usciti senza essere scoperti grazie alla tecnologia “stealth” che li rende invisibili ai radar.

La fine di Ismaili è arrivata grazie a un’indagine dell’intelligence iraniana, scrive al Jarida – che secondo molti osservatori funziona da megafono per informazioni passate da Israele. In questo caso il messaggio fatto uscire su al Jarida sarebbe la ripetizione del messaggio dissuasorio dato di recente dal primo ministro israeliano.


Benjamin Netanyahu (nella foto), da un podio montato su una pista in una base militare con alle spalle un caccia F-35: “Israele può raggiungere l’Iran, l’Iran non può raggiungere Israele”.

L’F-35 “Adir” (50 velivoli ordinati in consegna dal 2016: attualmente 16 sono in servizio – NdR) è stato modificato secondo alcune richieste degli israeliani per allungare il suo raggio d’azione e può arrivare in Iran e tornare senza fare rifornimento. A metà giugno per la prima volta Israele ha usato i caccia F-35 Adir in una esercitazione complessa assieme a molti altri velivoli nei cieli di Cipro – che però abbiamo visto arrivare dopo il loro uso in missioni reali.

Pochi giorni dopo ha partecipato sempre con i caccia F-35 a una esercitazione tripartita con americani e inglesi nei cieli del Mediterraneo.


Domenica scorsa il ministro perla Cooperazione regionale di Israele, Tzachi Hanegbi, ha detto che “da due anni Israele è l’unico paese che sta uccidendo iraniani” – si riferiva alle centinaia di azioni militari più o meno clandestine in Siria che tutti attribuiscono alle forze militari israeliane.

Di nuovo, sembra un messaggio di minaccia per dissuadere in modo preventivo. Due giorni fa Israele ha colpito alcune postazioni in territorio siriano usate dall’Iran vicino alle alture del Golan – e fra le vittime ci sono anche sei militari iraniani, secondo fonti locali che è difficile confermare oppure smentire.


Sono operazioni militari sempre più frequenti in quell’area da quando due anni fa il regime siriano ha preso di nuovo il controllo della fascia al confine fra i due paesi. All’inizio della settimana un reclutatore locale di Hezbollah, il gruppo armato libanese che considera l’Iran come un grande sponsor, è morto in un’esplosione non meglio descritta in un villaggio vicino al confine.

Hezbollah sa di essere sotto osservazione e usa molto i combattenti del posto per attirare meno l’attenzione, secondo le dichiarazioni israeliane – che non sono mai legate a un episodio specifico, ma sono sempre fatte circolare come analisi generiche perché queste missioni non sono rivendicate.
Venerdì 19 luglio un bombardamento aereo non rivendicato da nessuno ha colpito una base di milizie filoiraniane a nord di Baghdad, in Iraq.


E’ possibile che nella base ci fossero militari iraniani e che fosse usata – come le basi in Siria – per scopi che non c’entrano nulla con l’Iraq. L’ultima volta che Israele ha effettuato un raid aereo in Iraq risale al 1981, quando gli aerei distrussero un reattore atomico in costruzione con la collaborazione della Francia.

Due giorni fa l’ex generale israeliano Michael Herzog (nella foto a sinistra) ha presentato un rapporto che descrive come sarà la prossima guerra contro Hezbollah e l’Iran nel settore nord. “Millecinquecento missili al giorno, per molte settimane. Molti riusciranno a saturare e quindi a superare le capacità di difesa missilistiche di Israele”.

Foto: The Times of Israel, FARS, Israeli Defence Forces e C-Span

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