L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 24 luglio 2019

La 'ndrangheta fa da padrona anche il Liguria. Il Sistema massonico mafioso politico sempre più forte

'Ndrangheta in Liguria, l'allarme della Dia: incendi per ottenere gli appalti


Le indagini hanno evidenziato il ricorso ad atti intimidatori, che la Dia ha definito «strumentali al raggiungimento di obiettivi criminali, spesso coincidenti con i tentativi di "condizionamento" delle amministrazioni locali»

22 LUGLIO 2019

Genova - L'operatività delle cosche di 'ndrangheta nel territorio ligure non è rivolta solo al traffico di droga, ma «l'interesse criminale si è indirizzato anche verso l'infiltrazione degli ambiti politico-amministrativi e dell'imprenditoria»: così si legge nel rapporto della Dia sul secondo semestre del 2018 e relativo allo stato della criminalità organizzata in Liguria, illustrato nella sede genovese della Direzione investigativa Antimafia.

Le indagini svolte negli ultimi anni hanno evidenziato il ricorso ad atti intimidatori, in particolar modo incendi dolosi, che la Dia ha definito «strumentali al raggiungimento di obiettivi criminali, spesso coincidenti con i tentativi di "condizionamento" delle amministrazioni locali anche per l'accaparramento di appalti pubblici»; inevitabili, quindi, i riflessi negativi sull'economia del territorio «per gli effetti distorsivi della concorrenza, derivanti peraltro dal massiccio investimento di capitali mafiosi».

Un fenomeno in crescita in Liguria, come documentato negli anni anche dal Secolo XIX, con 47 incendi dolosi accertati nel 2018 contro i 15 del 2017. Un "investimento" imponente, come dimostrano i dati forniti dal rapporto: a oggi, sono in corso le procedure di legge per la gestione di 271 immobili confiscati, mentre altri 77 sono già stati destinati. Inoltre, sono in atto le procedure per la gestione di 18 aziende, mentre altre 8 sono già state destinate: alberghi, ristoranti, attività immobiliari, commercio all'ingrosso, costruzioni, attività manifatturiere ed edili, terreni agricoli, appartamenti, ville, fabbricati industriali e negozi, sono solo alcune tra le tipologie di beni sottratti alle mafie in Liguria, concentrati nelle province di Genova, Savona, Imperia e La Spezia.

Alta attenzione sui porti di Genova e Savona

Presentando il rapporto, il colonnello Mario Mettifogo ha spiegato fra l'altro che «l'attenzione sul porto di Genova dev'essere innalzata, perché lo scalo genovese, insieme in parte con quello di Savona, rappresenta il principale porti di ingresso degli stupefacenti nel nostro paese, come dimostrano gli ingenti sequestri di questi anni».

Mettifogo ha detto che «il ruolo del porto si fa ancora più cruciale, visto che quando si parla di droga ci troviamo ad affrontare una criminalità "liquida", difficile da inserire una categoria specifica e pronta a costruire ogni tipo di alleanze per ottenere i profitti».

Ponte Morandi, 3 "accessi" nel cantiere della ricostruzione

Infine, sempre il colonnello Mettifogo ha ricordato che all'inizio di quest'anno, anche in forza del ruolo assegnato dal protocollo firmato in Prefettura per evitare infiltrazioni della criminalità organizzata nei lavori di demolizione e ricostruzione del ponte Morandi, la Dia ha emesso un'interdittiva antimafia per un'azienda che aveva ottenuto un subappalto nell'ambito della demolizione, anche arrestando 2 persone.

«I controlli "ex post" - ha spiegato - consentono di segnalare le situazioni anomale. Nel caso di ponte Morandi, essendo la mole delle imprese coinvolte estremamente importante, è un lavoro complesso. Oltre all'interdittiva, in questi mesi rispetto al Morandi abbiamo effettuato anche 3 "accessi" al cantiere che consistono nel "fotografare" una situazione identificando cose, imprese e persone che si trovano in quel momento in cantiere. Il lavoro non finisce in quel momento, ma incomincia con l'analisi di tutto quanto è stato rinvenuto».

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