L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 luglio 2019

La Persia ha più di duemila anni di storia gli Stati Uniti sono un niente culturale

Iran e Trump sull’orlo dell’abisso

di Elijah J Magnier
26 luglio 2019

L’Iran sta spingendo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sull’orlo dell’abisso, elevando il livello delle tensioni in Medio Oriente a nuove vette. Dopo il sabotaggio [in inglese] di quattro petroliere ad al-Fujairah, l’attacco al gasdotto [in inglese] Aramco un mese fa, e l’attacco [in inglese] della scorsa settimana a due petroliere nel Golfo di Oman, il Corpo della Guardia Rivoluzionaria Iraniana (IRGC – ora classificato dagli USA come gruppo terrorista) ieri ha abbattuto un drone [in inglese] della US Navy, inviando due messaggi chiari. Il primo messaggio è che l’Iran è pronto per una guerra totale, indipendentemente dalle conseguenze. Il secondo messaggio è che l’Iran è consapevole che il Presidente degli Stati Uniti si è messo nell’angolo da solo; l’imbarazzante attacco è arrivato una settimana dopo che Trump aveva dato il via alla sua campagna elettorale.

Secondo fonti ben informate, l’Iran ha respinto [in inglese] una proposta dell’intelligence americana – fatta da una terza parte – che Trump potesse bombardare uno, due o tre obiettivi chiari, scelti dall’Iran, in modo che entrambi i paesi potessero apparire come i vincitori e Trump potesse salvare la faccia. L’Iran ha categoricamente respinto l’offerta, e ha inviato la sua risposta: persino un attacco contro una spiaggia vuota in Iran avrebbe innescato un lancio di missili contro gli obiettivi statunitensi nel Golfo.

L’Iran non è incline ad aiutare Trump a scendere dall’albero su cui ha deciso di salire: piuttosto lo lascerebbe lì stordito e alle corde. Inoltre, all’Iran piacerebbe vedere Trump fallire nell’aggiudicarsi un secondo mandato, e farà di tutto per aiutarlo ad uscire dalla Casa Bianca nel 2020.

Inoltre, l’Iran ha istituito una sala operativa comune per informare tutti i suoi alleati in Libano, Siria, Iraq, Yemen e Afghanistan di ogni passo che sta adottando per affrontare gli Stati Uniti in caso di guerra totale in Medio Oriente. Gli alleati dell’Iran hanno portato il loro livello di preparazione e di allarme al gradino più alto; parteciperanno alla guerra dal momento in cui inizia, se necessario. Secondo alcune fonti, gli alleati dell’Iran non esiteranno ad aprire il fuoco contro una serie di obiettivi già concordati in una risposta perfettamente organizzata, orchestrata, sincronizzata e ponderata, anticipando una guerra che potrebbe durare molti mesi.

Le fonti hanno confermato che, in caso di guerra, l’Iran mira a fermare completamente il flusso di petrolio dal Medio Oriente, non bersagliando le petroliere ma colpendo le fonti di petrolio in ogni singolo paese del Medio Oriente, sia che questi paesi siano considerati alleati o nemici. L’obiettivo sarà quello di interrompere tutte le esportazioni di petrolio dal Medio Oriente verso il resto del mondo.

Trump sta cercando di trovare una via d’uscita e di calmare le tensioni, senza arrivare a qualcosa che alleggerisca le sanzioni contro l’Iran. È stato il Presidente degli Stati Uniti a scatenare l’attuale crisi revocando l’accordo nucleare JCPOA su richiesta di Benjamin Netanyahu. Trump vuole vedere l’Iran soffrire per le severe sanzioni statunitensi per tutta la durata della sua campagna presidenziale. Tale status quo è congeniale a Trump, ma catastrofico per l’Iran. Questo è il motivo per cui l’Iran si è rifiutato di adottare uno scenario che avrebbe fatto sembrare Trump un vincitore, bombardando alcune località in Iran, affermando di aver distrutto le posizioni esatte da cui il missile era stato sparato contro il drone statunitense.

Trump vuole vincere la guerra delle apparenze, 
ma si trova di fronte ad un regime iraniano non accomodante, proprio come egli non lo è stato verso l’Iran. Trump sembra ignaro del fatto che l’embargo economico è un atto di guerra; bloccando unilateralmente l’esportazione del petrolio iraniano e paralizzando così l’economia iraniana, Trump ha già dichiarato guerra all’Iran.

In risposta agli ultimi incidenti, la scorsa settimana gli Stati Uniti hanno inviato [in inglese] solo rinforzi limitati in Medio Oriente. Secondo le fonti, queste forze erano composte da diversi gruppi di droni e da una forza d’attacco in grado di intervenire in caso di futuri attacchi alle petroliere. L’abbattimento del drone è stato il messaggio dell’Iran che nulla è vietato: i giochi sono aperti. Il messaggio iraniano, reso esplicito [in inglese] già lo scorso anno dal presidente iraniano Hassan Rouhani e da altri funzionari politici e militari [in inglese], è chiaro: se non possiamo esportare il nostro petrolio, nessuno può farlo. Ma questo messaggio sembra non aver raggiunto le orecchie di Trump.

I media statunitensi affermano [in inglese] che il presidente Trump ha approvato attacchi militari contro l’Iran ma ha revocato l’ordine alcune ore dopo. Quello che è realmente successo – secondo la fonte – è questo: L’Iran, via una terza parte, è stato informato in anticipo di una proposta dell’intelligence statunitense secondo la quale l’Iran avrebbe selezionato uno, due o tre luoghi vuoti affinché gli Stati Uniti li potessero bombardare. Questo era destinato a rendere tutti felici, salvando la faccia a tutti gli interessati. L’Iran ha rifiutato di giocare a questa farsa progettata, alla fin fine, per salvare la faccia di Trump. Nondimeno, l’Iran è stato rassicurato da questa offerta che gli Stati Uniti non hanno intenzione di entrare in guerra, e stanno cercando di trovare una soluzione al loro dilemma; 
Trump sta cercando una via d’uscita.

Anche l’Iran non vuole la guerra, ma non accetterà nemmeno il persistente embargo delle sue esportazioni di petrolio. Fintanto che l’Iran sarà bloccato dalla vendita del suo petrolio, l’Iran e Trump continueranno la loro danse macabre sull’orlo dell’abisso.

L’economia iraniana è sotto attacco dall’embargo di Trump sulle esportazioni di petrolio iraniano. Trump si rifiuta di togliere l’embargo e vuole prima negoziare. Trump, a differenza di Israele e dei falchi nella sua amministrazione, sta cercando di evitare uno scontro armato. Netanyahu ha ribadito[in inglese] la sua voglia di una guerra contro l’Iran – una guerra che gli Stati Uniti combatteranno – e si incontrerà con i suoi alleati arabi per aiutarlo a realizzarla. Come Ha’aretz ha descritto [in inglese] il mese scorso il dilemma dell’Iran 
per Netanyahu, l’obiettivo è portare Trump in guerra senza mettere Israele in prima linea.

È desiderio di Trump evitare una guerra che lo renda esposto alla pressione iraniana. Trump si troverebbe in una posizione ancora più critica sul piano nazionale se i missili iraniani prendessero di mira il petrolio del Medio Oriente. L’Iran sta offrendo solo due scelte al presidente degli Stati Uniti: porre fine all’embargo sul petrolio iraniano o andare in guerra. Le fonti riconoscono che il futuro è incerto e potenzialmente molto pericoloso per la regione e l’economia globale, dal momento che, sicuramente, l’Iran non si fermerà nei suoi piani di fermare la navigazione di petroliere se il suo petrolio non potrà essere esportato.

L’Iran e gli Stati Uniti sono, economicamente, già in guerra. 
Una via d’uscita da questa crisi potrebbe essere che Trump chiuda gli occhi e consenta all’Europa di lavorare per alleviare la pressione economica sull’Iran, senza sanzionare le compagnie europee interessate. Altrimenti, non ci può essere una via di fuga da una catastrofe regionale e globale.

Articolo di Elijah J Magnier apparso su EjMagnier.com il 21 giugno 2019
Traduzione in italiano di Diego per SakerItalia
[le note in questo formato sono del traduttore]

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