L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 30 luglio 2019

NoTav - dopo trent'anni stiamo ancora qui aspettando un'opera inutile costosa e dannosa

La stessa cricca

di Notav
27 luglio 2019

Quanto accade intorno alla Tav in Val Susa conferma che i due Matteo, Salvini e Renzi, sono della stessa pasta, “amici del partito del tondino e del cemento – come scrivono i No Tav – foriero di voti e sostegno politico nelle loro scalate ai vertici del potere…”. Ma mostra anche ciò che per i media mainstream resta un mistero: malgrado mistificazioni e tentativi di indebolirli, i No Tav sono ancora lì, con un movimento intergenerazionale e in forte risonanza con molti altri movimenti territoriali. Il 25 luglio comincia il Festival ad Alta Felicità: saranno decine di migliaia le persone ad arrivare, dal nord al sud Italia

Sono della stessa pasta, appartengono alla stessa cricca, quella degli amici del partito del tondino e del cemento foriero di voti e sostegno politico nelle loro scalate ai vertici del potere. Questi due tweet recenti e ravvicinati di Matteo Salvini e Matteo Renzi (qualche riga qui sotto) ci restituiscono la sintesi degli ultimi decenni in salsa Si Tav, slogan e dichiarazioni di appartenenza alla classe dei potenti e ai loro interessi.

Da alcuni giorni i media mainstream rimbalzano notizie di denunce e provvedimenti, politicanti in cerca di visibilità e in perenne campagna elettorale auspicano arresti e punizioni esemplari per tutelare e premiare la polizia, la stessa che 18 anni fa uccise Carlo Giuliani e colorò di sangue Genova attraversata da una generazione ricca di speranze e promesse per il futuro.


Nulla cambia insomma. Ne abbiamo visti tanti in questi anni, premier, ministri, presidenti, segretari di partito, politici in cerca di notorietà, passare senza lasciare un segno particolare e percorrere sempre il solito solco, quello determinato da chi vede nelle grandi opere un bancomat inesauribile di denaro, alla faccia dei territori distrutti per sempre e dello spreco di risorse sottratte a scuola, sanità, ricerca, welfare.

Non sempre la verità sta in mezzo, in questo caso infatti sta tra chi questa terra la vive tutti i giorni, con le proprie famiglie e le proprie speranze condivise coi tanti No Tav di tutto il paese, tra chi ha resistito a uno degli attacchi più forti che lo stato italiano ha rivolto ad una popolazione sul suo territorio negli ultimi decenni.

In barba a tutte le mistificazioni e ai tentativi di indebolirci…siamo ancora qui, con un movimento intergenerazionale che in questi giorni ha accolto centinaia di studenti orgogliosi di sventolare la nostra bandiera e che il 25 luglio inaugurerà il Festival ad Alta Felicità dove saranno decine di migliaia le persone ad arrivare, dal nord al sud Italia.

In questi giorni in cui questura e scribacchini provano a giocare un ruolo da protagonista in una storia che li vede solo come delle anonime comparse, noi abbiamo continuato a camminare schiena dritta e testa alta per quei sentieri amici della lotta, in un territorio militarizzato con un sito strategico nazionale dove le ordinanze prefettizie allargano ogni volta “la zona rossa”, come se questo bastasse a far desistere qualcuno. È tutta carta straccia, lo sono le ordinanze, le denunce, i fogli di via, le misure di prevenzione perché noi, e questa verità è incisa su ogni pietra della Val susa, non molleremo mai.

Matteo Salvini dice che bisogna accelerare i lavori, ma la verità è che dal febbraio 2017, ossia da quando è stato concluso il tunnel esplorativo, lo scopo del cantiere della Maddalena si è esaurito con il termine dello scavo. La sua funzione successiva, quella del tunnel di base, non è stata mai avviata. Quando parliamo di un cantiere vuoto intendiamo proprio questo, un buco mangiasoldi e atto ostile nei confronti della valle dove gli unici a guadagnarci qualcosa sono i poliziotti che vi giocano a carte al suo interno e quelle piccole ditte impegnate nelle opere di mantenimento, affinché la natura non lo mangi e gli impianti di illuminazione e sicurezza continuino a funzionare.

Oggi Questura e Prefettura vegliano un’area militarizzata di fatto vuota e inutile, come l’opera che vorrebbero imporre con la forza. Qui sta la verità, non nelle stucchevoli dichiarazioni del Matteo del caso (Salvini o Renzi dicono da sempre le stesse cose) o nella propaganda Si Tav che viene venduta dai giornali e dalle televisioni a periodi alterni.

Dobbiamo anche sentire queste balle sugli incendi provocati dai No Tav (?!) in un territorio che solo l’estate scorsa è stato messo in ginocchio da uno dei più grandi incendi nell’arco alpino della storia, ignorato dai media, dovuto alla mancanza di messa in sicurezza del territorio come corollario inevitabile di una scelta scellerata nell’uso delle risorse pubbliche, che ha le sue priorità in faraoniche opere inutili invece che nella preservazione della risorsa più importante che abbiamo, l’habitat in cui viviamo e i suoi abitanti.

Ad ogni attacco che riceviamo rafforziamo unicamente la consapevolezza di essere dalla parte della ragione e rinnoviamo la nostra determinazione a cacciare tutti questi opportunisti dalla nostra valle. C’eravamo, ci siamo e ci saremo sempre.

Avanti No Tav!
Fonte: notav.info

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