L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 28 luglio 2019

NoTav - un governo imbecille che non sa distinguere il loglio dal grano

No Tav, l’assedio al cantiere senza violenze: “Da 30 anni ci difendiamo e resistiamo”

di Pietro Barabino | 28 LUGLIO 2019
È iniziata alle 13.30 e finita alle 20 la marcia ‘No Tav‘ che ha visto oltre 10.000 persone attraversare insieme le strade e i sentieri che dal ‘Festival Alta Felicità’ di Venaus raggiungono il cantiere della Tav di Chiomonte. Due recinzioni con filo spinato a separare il cantiere dai manifestanti e 500 agenti delle forze dell’ordine schierati in tenuta anti-sommossa per impedire ai presenti di raggiungere il cantiere. Nonostante tutto, l’assedio pacifico del cantiere è proseguito per ore: “Sono 20 anni che politici e giornali provano a scrivere patetici coccodrilli – scrive in una nota il Movimento No Tav – pregando che si possa finalmente mettere la parola fine all’esercizio di coerenza e determinazione che ha preso corpo in questa valle. Tra lo stupore generale nei giorni scorsi, abbiamo reagito all’infame decisione del governo dicendo che per noi non è cambiato niente. La giornata di oggi ne è la prova”.

La prima barriera di ferro e filo spinato, fissata in mezzo al bosco, è stata abbattuta intorno alle 17 dai manifestanti, che sono poi avanzati fino alla seconda grata, di fronte alla quale si sono fermati, a pochi passi dal cantiere. Per oltre due ore il corteo, diviso in tre spezzoni, ha circondato il cantiere Telt della Maddalena e, nonostante le decine di lacrimogeni lanciati dalle forze dell’ordine, si è fermato lì.


Intorno alle 19.30, mentre gran parte del corteo defluiva c’è stato anche un lancio di petardi e bombe carta a ridosso del cantiere, con una frangia di manifestanti che hanno lanciato pietre nei confronti delle forze dell’ordine colpendo alla spalla un agente della Digos, rimasto leggermente ferito. Al netto di questo episodio, gli organizzatori dell’iniziativa si dichiarano soddisfatti: “La vera violenza io in questi 30 anni l’ho sempre vista da parte di chi militarizza il cantiere e non dai manifestanti – dichiara la storica attivista No Tav Nicoletta Dosio – Noi ci difendiamo e resistiamo. Pensiamo che la resistenza contro un potere ingiusto non sia solo un diritto ma un dovere di tutti, e noi lo pratichiamo”.

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