L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 28 luglio 2019

Roma - la maggioranza della Camera non vuole ripristinare la legalità nella città

ROBERTO FICO (M5S) DISERTA L'AULA IN SEGNO DI DISSENSO AL PROVVEDIMENTO
Camera, la frattura si fa più profonda: caos tra ddl Sicurezza e Casapound

Il M5S vota a favore del decreto sicurezza e contrario allo sgombero della sede occupata abusivamente da Casapound. Solo qualche ora prima, il blitz della Raggi



Una giornata intensa quella di ieri a Roma, dove la Camera si spacca sempre più in due. Principale motivo di scontro, il sì del Movimento 5 Stelle al Decreto Sicurezza bis. Composto da diciotto articoli, il nuovo decreto di legge è composto di due parti: la prima relativa alle nuove norme sui migranti, la seconda sull’ordine pubblico, con una pesante stretta sulle manifestazioni pubbliche. I punti principali del ddl: limiti all’ingresso nelle acque territoriali, sanzioni alle navi ong e arresto del comandante, pene più severe per i manifestanti e oltraggio e resistenza al pubblico ufficiale durante le manifestazioni, danneggiamento beni mobili o immobili, aumento ore di straordinario per i vigili del fuoco e più tutele per gli arbitri.

Ha incassato 322 voti favorevoli e 90 contrari, di cui 17 una minoranza grillina. Il pentastellato e presidente della Camera Roberto Fico ha disertato l’aula come fece già a Novembre, spiegando successivamente che fu una scelta legata alla sua volontà di prendere le distanze dal provvedimento. La parlamentare Doriana Sarli (M5S) ha annunciato il dissenso alla Camera.

Altro motivo di scontro lo sgombero della sede romana di Casapound. Solo ieri mattina Virginia Raggi imponeva un ultimatum per rimuovere l’insegna dalla sede (occupata) di via Napoleone III a Roma. Poche ore dopo, a Montecitorio la maggioranza si è opposta allo sgombero di CasaPound, contrari anche Lega e M5S. L’atto era stato presentato ieri dal deputato Luciano Nobili nell’ambito della discussione del Dl Sicurezza: “Non si capisce perché il Governo della legalità e della sicurezza abbia espresso la sua contrarietà allo sgombero di un’associazione chiaramente neofascista”. 

«Purtroppo lo sgombero non dipende da noi altrimenti lo avremmo già fatto. Siamo i primi a intervenire sulla scritta che è abusiva quanto l’occupazione dello stabile», aveva scritto su Facebook il capogruppo M5s in Campidoglio Giuliano Pacetti. Da circa un anno la sindaca di Roma ha lanciato una campagna per lo sgombero dell’immobile, dicendosi pronta a offrire assistenza alloggiativa agli occupanti qualora ne avessero diritto: “Via il simbolo della prepotenza, ripristiniamo la legalità”, ha scritto la Raggi su Facebook. Solo qualche mese fa, la Procura di Bari ha disposto lo scioglimento della sede pugliese del partito di estrema destra, contestandole i reati di organizzazione del disciolto partito fascista e invitando Salvini a vigilare sul fenomeno nel resto d’Italia.

Questa mattina ultimo aut aut di Matteo Salvini. “O me o Tria”, avrebbe detto in merito alla flat tax: “Fino a quando penso di riuscire a tenere tranquilli i miei parlamentari della Lega che mi chiedono di andare a elezioni? Fino a quando le cose si fanno e se qualcuno la smette di insultare, attaccare e litigare quotidianamente”. Dopo aver incassato la tav, Salvini punta tutto sulla manovra economica evocando di nuovo le elezioni anticipate e la frattura con l’UE. I rapporti con i grillini, invece, sono ormai sul filo del rasoio. Tanto che Salvini ha incontrato privatamente Di Maio senza avvertire Conte. La tensione è così alta che un dirigente pentastellato ammette: “Non so se sia recuperabile il rapporto con la Lega”.

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