L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 luglio 2019

Un ministro che non va in Commissione antimafia, che non va in Parlamento, che diserta le riunioni del Consiglio, che non va in Europa nelle riunioni specifiche dei ministeri degli interni dimostra completamente il suo essere fanfulla, un uomo da niente


Salvini ha mentito sul caso Russia-Lega? Le parole di Conte contraddicono il vicepremier

25 Luglio 2019 - 12:41 

Le parole dette da Giuseppe Conte in Parlamento sul caso Russia-Lega in qualche modo contraddicono quella che è stata da sempre la versione di Matteo Salvini: il vicepremier ha mentito sui rapporti con Gianluca Savoini?


Alla fine è stato Giuseppe Conte a riferire in Parlamento sul caso Russia-Lega con una informativa, in un Senato dove però facevano più notizie le assenze di Matteo Salvini e della quasi totalità dei senatori del Movimento 5 Stelle.

In una giornata più che caotica per la maggioranza gialloverde, considerando anche la questione della Tav e il voto sul decreto Sicurezza bis, alcune parole importanti pronunciate dal premier sono finite però un po’ in sordina vista anche la ormai cronica reticenza del leader del Carroccio a fornire spiegazioni a riguardo.

Nel suo discorso Conte ha dichiarato come lo scorso 16 luglio Savoini fosse a Mosca “su indicazione del protocollo del ministero dell’Interno, la delegazione ufficiale comprendeva anche il nominativo del signor Savoini”, smentendo di fatto la versione sempre fornita dal Viminale del “Gianluca Savoini non ha mai fatto parte delle delegazioni ufficiali in missione a Mosca con il ministro né a quella del 16 luglio 2018 né a quella del 17 e 18 ottobre dello stesso anno”.


Le contraddizioni di Salvini su Savoini

In una situazione quasi surreale, con Giuseppe Conte a dover riferire al posto di un Matteo Salvini assente e davanti ai banchi vuoti dei senatori 5 Stelle, si è svolta l’informativa del premier sul caso Russia-Lega.

Oltre alle solite frasi di circostanza e di rito, il passaggio più interessante è stato senza dubbio quello dove il premier ha detto che, in occasione del vertice bilaterale del 16 luglio a Mosca alla presenza di Salvini e del suo omologo russo, su indicazione del protocollo del ministero dell’Interno “la delegazione ufficiale comprendeva anche il nominativo del signor Savoini, pur non avendo incarichi ufficiali o rapporti di collaborazione formale con membri di governo”.

Più di questo però Conte non è a conoscenza visto che “non ho ricevuto informazioni dal ministro competente”. In sostanza l’unica cosa certa è che Gianluca Savoini lo scorso luglio era presente al delicato vertice in quantofacente parte della delegazione ufficiale del Viminale.

Quando invece alcune settimane fa è scoppiato il caso della registrazione avvenuta all’hotel Metropol, Matteo Salvini subito aveva preso le distanze dal suo ex portavoce affermando più volte come “Savoini non era invitatodal Ministero dell’Interno”.

In più quando La Repubblica sempre in quei giorni aveva chiesto conto della presenza di Savoini nella delegazione di Salvini, questa era stata la risposta di un portavoce del Ministero dell’Interno: “Gianluca Savoini non ha mai fatto parte delle delegazioni ufficiali in missione a Mosca con il ministro né a quella del 16 luglio 2018 né a quella del 17 e 18 ottobre dello stesso anno”.

Una contraddizione palese, con il Viminale che a stretto giro dopo l’informativa di Conte si è poi affrettato a precisare come “Savoini non era partito da Roma con lo staff ed era un semplice accompagnatore”. Una risposta che però non chiarisce minimamente la faccenda.

Intanto però la Procura di Milano, che sta indagando sul caso, si starebbe convincendo leggendo i documenti trovati nelle mail e nel telefono di Savoini, che il presidente dell’Associazione culturale Russia-Lombardia fosse al Metropol in qualità di uomo della Lega.

Matteo Salvini ha quindi mentito sul ruolo di Gianluca Savoini durante i suoi viaggi in Russia? Questo al momento nonostante le contraddizioni non è dato saperlo perché, finché il leader della Lega non si deciderà a dare in Parlamento la sua versione ufficiale dei fatti, difficilmente potrà essere fatta chiarezza su questa vicenda.

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