L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 13 agosto 2019

Argentina - Le riforme (?!?!) liberali promesse da Macri al Fondo internazionale monetaria significano togliere soldi e diritti ai lavoratori svendere il pubblico regalandola ai privati già ricchi per conto loro che accumulano altre prebende. Il semplice segnale di inversione di tendenza dettato dal voto ha mandato nel panico il libero mercato che libero non è mai

Argentina, panico sui mercati: Borsa tracolla (-38%), peso affonda. Che succede?

13 Agosto 2019 - 07:54 

In Argentina i mercati finanziari sono letteralmente crollati dopo le elezioni primarie: dalla Borsa al peso, che sta succedendo?


I mercati finanziari in Argentina sono andati in crisi dopo le elezioni primarie del fine settimana.

L’esito della consultazione ha colto di sorpresa il mondo intero: il presidente Mauricio Macri è stato sconfitto duramente dalla coalizione di opposizione peronista guidata da Alberto Fernandez che ha potuto festeggiare in previsione delle presidenziali del prossimo 27 ottobre.

Le elezioni primarie in Argentina hanno avuto un impatto dirompente sui mercati finanziari che non si aspettavano la sconfitta di Macri. Il panico è stato immediato, la crisi tangibile: la Borsa è arrivata a bruciare quasi 40 punti percentuali in poche ore, mentre il peso è affondato. E non solo.
Crisi Argentina: mercati a picco

Come anticipato, tra i primi a risentire della crisi esplosa in Argentina dopo le elezioni c’è stata sicuramente la Borsa di Buenos Aires, che ieri ha inaugurato gli scambi in rosso del 9%.

Con il passare delle ore le cose sono lentamente peggiorate e il Merval(l’indice più importante dell’azionario) è arrivato a bruciare il 48% mettendo a segno la perdita peggiore (a livello globale) degli ultimi 70 anni. In piena crisi, la Borsa argentina ha poi chiuso a -37,93%.

Sempre sul fronte mercati, anche il peso ha reagito negativamente al risultato delle elezioni che ha messo con le spalle al muro il presidente Macri. Nell’arco di poche ore la valuta nazionale ha subito una maxi svalutazione (di oltre il 30%) e contro il dollaro USA è passata da quota 49 a quota 65.

Neanche i titoli di Stato sono stati esentati dalla crisi generalizzata che ha travolto ieri i mercati d’Argentina. A tenere con il fiato sospeso è stato soprattutto il bond a 100 anni che si è deprezzato tanto da raggiungere i minimi storici.
Perché i mercati sono affondati?

L’esito delle elezioni primarie non è riuscito a mascherare il vero sentimentdegli investitori. La sconfitta di Macri ha avuto conseguenze imponenti sulla Borsa, sul valutario e sull’obbligazionario poiché l’uomo è stato sempre visto come “l’amico dei mercati”.

Eppure durante la sua presidenza l’inflazione è schizzata oltre il 50% mentre l’Argentina non è riuscita ad uscire dalla recessione. Ma allora perché i mercati hanno reagito così male dopo le elezioni?

In primo luogo Macri ha avviato diverse riforme di stampo liberista che hanno poi garantito un accordo con il FMI e, di conseguenza, una maggiore stabilità per il peso. In secondo luogo, la sconfitta del presidente ha portato alla luce un nuovo pericolo: il peronismo, spesso considerato in opposizione ai mercati.

Per questi motivi la crisi e il caos esplosi in Argentina hanno messo a tappeto la Borsa, il peso e persino l’obbligazionario dopo le elezioni e dopo la batosta subita da Macri.

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