L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 14 agosto 2019

Da Siri al Tav il fanfulla e le sue giravolte sono miserevoli. Il Russiagate è stato un segnale preciso dei signori massoni della Lega Nord al fanfulla che ha registrato e si è adeguato ai voleri

«La propaganda leghista comincia a incepparsi» - 

Corriere della Calabria 
14 agosto 2019

Dopo la casa della “fottuta zingara” (così l’ha definita Salvini) rasa al suolo, è toccato all’incredulo Movimento 5 Stelle essere “eliminato” dalla scena governativa. Per la verità era un progetto datato che affonda le sue radici sin dai primi contatti tra Salvini e Di Maio come preludio all’accordo di spegnere i riflettori sulla politica lasciando accesi quelli sulla Lega e sui 5 Stelle. Un accordo capestro per come si è dimostrato, almeno per i pentastellati, sancito irritualmente da un cosiddetto “contratto di governo”. Accordo tra chi e con chi? Poi subentra il caso Russiagate, tutto ancora da chiarire. 

Partiamo da lontano: cosa sarebbe dovuto essere un contratto politico? Etimologicamente esso significa un accordo per costituire Privacy un rapporto giuridico fra due o più parti. Probabilmente quello tra Lega e 5 Stelle è stato più semplicemente una “intesa di legislatura” come tante altre volte è accaduto tra forze politiche diverse che hanno maturato un’intesa sulla base della condivisione di punti programmatici, come premessa vincolante di un’alleanza per governare insieme.
Se ne può dedurre che quello intercorso tra i 5 Stelle di Di Maio e la Lega di Salvini possa essere contenuto in un foglio rimasto molto bianco che, come si è visto, ha consentito agli eredi di Alberto da Giussano di fare a modo loro proprio quando in discussione era lo sviluppo del Nord, attualizzando e sostenendo la realizzazione del Tav nonostante nei tredici punti principali dell’accordo (al terzo, per l’esattezza) fosse detto: “stop al Tav Torino-Lione”

Stranamente, alla Lega ha dato una mano il Partito Democratico riattizzando il fuoco della discordia con il “Treno ad Alta Velocità” rivitalizzando “sentimenti” d’amor patrio mai sopiti, anche a costo di staccare la spina all’accordo con i Pentastellati.
Che cosa potrà accadere adesso? Quali potrebbero essere le conseguenze di quanto accaduto al Senato? I partiti, o meglio Salvini, lancia in resta, ha “decretato” la fine dell’”accordo di governo” augurandosi che, al di là delle parole, si concretizzasse una crisi istituzionale. La Lega è infatti convinta che gli “alleati” quanto prima alzeranno le braccia in segno di resa e che le reazioni (verbali) di questi giorni servono solo da paravento per gli elettori pentastellati. Come dire: la convinzione, impopolare e impolitica, dell’attaccamento alla poltrona, giustifica tutto! Se non lo dovessero fare, il tentativo della Lega è di sgretolarli fino a ridurli all’inconsistenza politica. E Salvini ha intenzione di fare presto perché tra le cose da fare in fretta, oltre alla “flat-tax”, c’è l’autonomia differenziata che la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna pretendono di attuare.
Ma c’è anche il Sud che potrebbe dire la sua. Lo sostiene Carmelo Petraglia, docente nell’Università della Basilicata di Economia Politica, Economia Regionale e di Macroeconomia, il quale sostiene che è un falso dire che il Sud non voglia l’autonomia. Concetto molto caro a Salvini, che sicuramente sfrutterà in occasione delle sue prossime esternazioni. 

Intanto c’è la crisi di Governo che tiene banco. Massimo Franco sul Corriere della Sera di alcuni giorni fa si chiedeva se la crisi sia stata una scelta di Salvini o se il segretario sia stato piegato a tanto dai notabili della Lega (russiagate). Una domanda che può sembrare persino pleonastica ma che invece contiene una sottile considerazione secondo la quale Salvini all’interno della Lega non è il “dittatore” che si sforza di apparire, ma semplicemente un “primus inter pares”. Infatti , sia che si condivida, sia che si osteggi, la Lega è una organizzazione il cui bulbo centrale è partecipato da dirigenti che determinano la linea politica alla quale anche il Segretario, anzi per primo lui, deve sottostare. Salvini, pertanto, può anche atteggiarsi a ducetto, può mettere, come solitamente fa, l’”io” davanti a tutto, ma non può assumere iniziative che non siano state concordate preventivamente. Insomma non può andare oltre certi limiti. E, infatti, le prime avvisaglie di una frattura nel Governo si erano avute a seguito dell’esclusione di Giancarlo Giorgetti da commissario europeo alla Concorrenza. Allora si parlò, con la complicità dei pentastellati, di “cordone sanitario antisovranista”. Comunque sia da quel momento l’”idillio” tra Lega e 5 Stelle cominciò a scricchiolare. 

Poi è stata la volta dell’approvazione del “Decreto sicurezza bis” presentato dalla Lega. C’è da dire che il Presidente della Repubblica, pur avendolo firmato, ha posto due rilievi pesanti nella lettera di accompagnamento ai presidenti delle due Camere e al Capo del Governo. Mattarella ha infatti ricordato l’obbligo di rispettare i trattati internazionali che esigono che il comandante di una nave è tenuto a prestare soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo ed ha mosso rilievi al Decreto sull’ordine pubblico e sulle manifestazioni.

Una debacle per la Lega già duramente provata dai sospetti e dai dubbi ingenerati dall’inchiesta della magistratura per i fondi dalla Russia. Il caso politico, ancora tutto da chiarire, coinvolge la Lega; quello giudiziario per corruzione internazionale potrebbe investire anche Salvini il quale, ancora oggi, ritiene di non dover dire nulla soprattutto per i rapporti con Gianluca Savoini, descritto come “faccendiere della Lega”. Una cosa certa è che il comportamento di Salvini coincide con l’avvio dell’opera di sgretolamento dell’accordo di governo con i 5 Stelle che ha portato alla crisi e che ha lasciato il Paese nella peggiore delle condizioni politiche aggravate da un’economia comatosa.

Così come sono andate le cose, con la crisi aperta dalla Lega incantata dalle avances del duo Berlusconi-Meloni, Salvini spinge ora perché vengano fissate le elezioni. Cos’è questa se non una forma di filantropia all’incontrario? È credibile che una aggregazione di lombardi, che fino a poco tempo fa faceva le pulci agli italiani del Centro e del Sud definendoli con aggettivi pesanti e offensivi,
d’un colpo si sia rivolta ai “fratelli” che abitano le terre a sud del Po offrendo loro servigi quando solo pochi anni prima anelava persino di conquistare Roma, seppure “ladrona”? Qualche testa pensante sudista questo dubbio l’ha chiarito in questi termini: il mecenatismo leghista mira a mettere le mani sui territori per conquistare quanto più potere fosse possibile per poi utilizzarlo in favore della “Madre Padania”. Ci si era probabilmente dimenticati che molta acqua dovrà ancora passare sotto i ponti perché in Italia ci si possa scordare di cosa sia stato il fascismo per pensare di fare primeggiare un suo parente stretto, qual è appunto il sovranismo.

Salvini e il nugolo di “gerarchi” che gli stanno intorno dovrebbero sapere che la storia non si ripete! 

E, se mai lo avessero dimenticato, glielo rammenta Papa Francesco con la sua solita schiettezza: “Evitare che i venti che soffiano in Europa trasportino discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934”. Ed ha aggiunto: “Il sovranismo è una esagerazione che finisce sempre male: porta alla guerra”!

Qualcosa, insomma, comincia ad incepparsi circa la credibilità del leader leghista. Non solo per le contestazioni di cui è stato vittima a Soverato ed a Isola Capo Rizzuto, quanto per il tentativo di comporre un cartello in Parlamento su una proposta dell’ex presidente del Senato, Pietro Grasso, di Leu. L’ex magistrato sta lavorando per realizzare una alleanza e fare fallire la mozione della Lega contro il primo ministro Conte. L’iniziativa tende a lasciare da sola la Lega che può contare su 58 senatori, mentre i 5 Stelle dovrebbero sostenere Conte che, a sua volta, si dovrebbe dimettere evitando, in tal modo, il voto di sfiducia. Ciò consentirebbe l’avvio di un governo elettorale senza la regia di Salvini.

Una mia amica sabato scorso mi ha inviato una foto che reca una massima dell’accademico svizzero Carl Gustav Jung. La trascrivo: “Poco importa sapere dove l’altro sbaglia, perché lì non possiamo fare molto. È interessante sapere dove sbagliamo noi stessi, perché lì si può fare qualcosa”.

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