L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 10 agosto 2019

Distruggendo i diritti di chi lavora sale la produttività

Produttività, l’Italia supera Francia e Germania

scritto da Redazione 9 Agosto 2019

Dal 2015 al 2018, la produttività del lavoro nell’industria manifatturiera è cresciuta più degli altri Paesi maggiori della moneta unica in Europa


L’industria ha dato il maggior contribuito, per circa i tre quarti del totale, alla crescita della produttività aggregata del lavoro in Italia nel periodo 1995-2017. E’ quanto emerge in un report dell’Istat. Tuttavia, nonostante ciò, la nostra industria, rispetto alle altre economie europee, ha spesso evidenziato una dinamica della produttività inferiore o insoddisfacente. Ciò è sicuramente stato vero nel passato ma dalle statistiche di contabilità nazionale di Eurostat aggiornate al 2018 emergono miglioramenti molto significativi negli ultimi anni.

La crescita. Per la prima volta la produttività del lavoro italiana nell’industria manifatturiera (data dal rapporto tra il valore aggiunto lordo a valori concatenati 2010 e gli occupati) nell’ultimo quadriennio 2015-18 è cresciuta di più di quella degli altri tre maggiori Paesi della moneta unica (Germania, Francia, Spagna). Una novità legata alle prime riforme del mercato del lavoro (Jobs act, decontribuzioni) e del finanziamento dell’innovazione in beni capitali (super-ammortamento, Industria 4.0). Nel quadriennio 2015-18, la produttività media del lavoro dell’industria manifatturiera è così aumentata nel nostro Paese complessivamente del 9,3% in termini reali, contro una crescita del 7,5% in Francia, del 7,1% in Germania e del 3,4% in Spagna. Un risultato notevole, anche perché la nostra produttività manifatturiera non era mai cresciuta così tanto nei precedenti quattro quadrienni dell’era dell’euro.

In passato. Inizialmente, era sufficiente mettere le imprese nelle condizioni di lavorare al meglio, con riforme che rendessero più efficienti e incentivanti i mercati del lavoro e dei beni capitali. Ma questa strada, che era stata coraggiosamente imboccata soprattutto nel triennio 2015-17, sembra ora compromessa dalla marcia indietro politica e decisionale che ha paralizzato il Paese nell’ultimo anno, riportandolo a logiche elettorali di deficit spendinge di assistenzialismo che sono di per sé generalmente dannose, ma che lo sono ancora di più oggi considerando anche il rallentamento economico in corso che richiederebbe invece urgenti interventi pro crescita.

Altri dati significativi. Secondo le più recenti statistiche strutturali dettagliate di Eurostat, relative al 2016, è presente uno stato di salute della manifattura italiana post-crisi eccellente. A livello aggregato la produttività del lavoro italiana nella manifattura è la più alta tra i quattro maggiori Paesi euro nelle imprese piccole da 20 a 49 addetti e in quelle medie da 50 a 249 addetti. Inoltre, il nostro manifatturiero è secondo per produttività solo alle imprese francesi anche nella classe 10-19 addetti. Facendo un confronto con la Germania, la nostra produttività media manifatturiera complessiva (61.400 euro per occupato) è molto inferiore a quella tedesca (77.400 euro). Considerando i dati della produttività, sono i settori di specializzazione e solo dopo le dimensioni di azienda a fare la differenza.

La perdita. Senza automotive la produttività media manifatturiera tedesca è superiore a quella italiana esclusivamente nelle microimprese con meno di 10 addetti. Privandosi delle sue microimprese manifatturiere, l’Italia non soltanto perderebbe una rete nevralgica di relazioni e subforniture, soprattutto all’interno dei suoi distretti industriali, ma anche circa 25 miliardi di Pil e 900mila occupati delle sue stesse microimprese.

I settori tradizionali. Nel settore tessile, la Germania supera l’Italia per produttività aggregata (53mila euro per occupato contro i nostri 50mila). Se noi e i tedeschi “rinunciassimo” ad avere le microimprese tessili con meno di 10 occupati, la nostra produttività media statisticamente migliorerebbe e supererebbe quella tedesca (59mila euro contro 55mila). Inoltre, resteremmo comunque il primo Paese tessile dell’Ue, con un valore aggiunto di 1 miliardo e 200 milioni di euro più alto di quello tedesco.

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