L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 7 agosto 2019

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - se gli Stati Uniti pensano di spezzare la Cina aizzando le proteste di Hong Kong ha fatto male i suoi conti

Hong Kong, la Cina avverte i manifestanti: «Non giocate col fuoco»

6 AGOSTO 2019 - 21:00


«Non prendete la nostra moderazione per debolezza», ha avvertito il portavoce cinese

«I vostri tentativi di giocare con il fuoco si ritorceranno contro di voi»: la Cina si è espressa in modo netto nei confronti dei manifestanti di Hong Kong, che da settimane protestano contro le autorità locali.

Un portavoce delle autorità cinesi a Hong Kong ha affermato durante una conferenza stampa tenutasi il 6 agosto a Pechino che i manifestanti non dovrebbero «sottovalutare la risolutezza del governo centrale». Le proteste sono iniziate nove settimane fa, quando la governatrice Carrie Lam era in procinto di promulgare una legge che avrebbe consentito l’estradizione degli indagati verso la Cina.

Foto: Epa/Roman Pilipey Yang Guang durante la conferenza stampa a Pechino, il 6 agosto 2019

Un’iniziativa, accantonata in seguito alle proteste, che è diventata un pretesto per altre rivendicazioni. I manifestanti chiedono che venga effettuata un’inchiesta indipendente su quella che definiscono «brutalità poliziesca», il ritiro completo della legge sull’estradizione e le dimissioni della leader Carrie Lam.

Spesso le contestazioni sono sfociate in scontri con la polizia, e ora sono interpretate come un’affronto all’autorità cinese sull’isola. Lunedì 5 agosto, uno sciopero generale ha causato gravi danni, e più di 200 voli sono stati cancellati.

Yang Guang, un portavoce dell’Agenzia amministrativa cinese a Hong Kong ha avvertito i manifestanti di «non prendere la loro moderazione per debolezza», aggiungendo che i tentativi di ottenere le dimissioni di Lam «non porteranno da nessuna parte» e che le proteste stanno avendo un «impatto importante» sull’economia di Hong Kong.

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