L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 agosto 2019

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - come farsi male da soli questo è Trump

Agricoltura Usa e dazi anti-cinesi, muscoli senza testa a farsi male

Niente bond, la Cina contro i dazi Usa, ritorsioni in campo agricolo. Esportazioni Usa in Cina -10 miliardi. Agricoltori del Middle-West in rivolta. Borse a picco.
L’immagine rozza ma efficace di certa amputazione maschile ‘per dispetto alla moglie’

Di Michele Marsonet 09 Agosto 2019


Muscoli senza testa

In molti temevano i bond, invece la Cina, come arma contro gli Usa, sfrutterà le ritorsioni in campo agricolo

I nuovi dazi anti-cinesi per un valore di 300 miliardi di dollari annunciati da Donald Trump (per settembre) stanno agitando anche gli Stati Uniti. Com’era facile prevedere, infatti, potrebbero avere ricadute notevoli anche in vasti settori dell’economia americana.

Una delle più colpite da tale mossa sarebbe l’agricoltura, ormai abituata a un flusso imponente di esportazioni verso la Cina. E si noti che proprio nel mondo agricolo, e in particolare in quello del Mid-West, Trump ha uno dei principali serbatoi del suo consenso elettorale.


Inciampo export

Le esportazioni agricole americane verso la Repubblica Popolare hanno avuto una diminuzione di 1,3 miliardi di dollari nell’anno in corso, mentre la perdita negli ultimi due anni ha raggiunto la ragguardevole cifra di 10 miliardi di dollari.

L’amministrazione Trump è già intervenuta con cospicui finanziamenti, senza però placare i timori dei farmers che, come tutti, saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente nel mese di novembre del 2020. Mette inoltre conto notare che l’agricoltura Usa è ricca e molto meccanizzata (a differenza di quella cinese).


Mid-West agricolo in rivolta

Non a caso autorevoli esponenti del mondo agricolo hanno notato che la decisione cinese di bloccare le importazioni rappresenta, per le migliaia di aziende e ranch in sofferenza, un vero “cazzotto”. E il capo del sindacato americano degli agricoltori ha aggiunto che la politica muscolare di Trump altro non fa che peggiorare le cose.

La preoccupazione elettorale nel campo repubblicano è a questo punto evidente, poiché gli agricoltori pesano molto non solo nel Mid-West ma anche in altri importanti Stati come la California. C’è insomma il timore che voltino le spalle ai repubblicani per sostenere invece i democratici, favorevoli a un approccio più morbido nei confronti della Repubblica Popolare.


Contromisure speculari

I cinesi, dal canto loro, per ora si limitano a reagire alle mosse trumpiane con contromosse speculari. Probabilmente sono convinti di poter resistere nell’immediato promuovendo l’espansione del mercato interno (che però ha dei limiti) e con leggere svalutazioni della moneta nazionale. E non occorre molta fantasia per ipotizzare che Pechino speri in un mutamento sostanziale alla Casa Bianca, puntando su un candidato più disposto a trattare.

Il problema vero è che questa guerra commerciale sta danneggiando seriamente tutti, come si evince anche dalle ripercussioni negative registrate ovunque nelle Borse mondiali. Un rallentamento congiunto delle economie americana e cinese provocherebbe una crisi globale difficilmente controllabile.


Certi tagli per dispetto alla moglie

Ritorna nel frattempo a galla l’idea che il vero intento di Trump sia quello di rallentare, o addirittura di bloccare, l’ascesa economica e politica della Repubblica Popolare avendo individuato in essa il vero competitor globale degli Stati Uniti. Non è chiaro, tuttavia, se il presidente Usa capisca veramente i pericoli che la sua strategia comporta, una strategia che in certi casi potrebbe addirittura danneggiare più gli Usa della Cina.

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